Nessuna persona merita le tue lacrime e chi le merita di certo non ti farà piangere. Gabriel Garzia Marquez
“Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo”sbagliato” che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci.
Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse per poter costruire un rapporto gratificante e sereno con un nomo giusto per noi.” Robin norwood”.
Quand’è che si ama troppo?
Quand’è che l’amore si trasforma in qualcosa di malsano, di pericoloso per la nostra salute fisica e mentale?
Quando essere innamorate significa soffrire tutto il tempo ,stiamo amando troppo, quando giustifichiamo tutti i malumori, il cattivo carattere,l’indifferenza, i tradimenti del partner stiamo amando troppo, quando siamo offese dal suo comportamento ma pensiamo sia colpa nostra, stiamo amando troppo.
Ma in realtà non stiamo amando affatto perché siamo dominate dalla paura: paura di restare sole, paura di non essere degne d’amore, paura di essere ignorate e abbandonate, e amare con paura significa attaccarsi morbosamente a qualcuno che riteniamo indispensabile per la nostra esistenza.
Amare con paura significa mettere in atto una serie di meccanismi di controllo per tenere l’altro nell’area del proprio possesso.
Ma da cosa nasce questa paura?
Guardiamo indietro verso l’infanzia: rapporti con figure genitoriali, esperienze di violenza sessuale, TERRORE DELL’ABBANDONO.
All’origine dell’eccesso d’amore c’è sempre un trauma infantile.
Es.: se una bambina è stata trascurata o abbandonata dal padre, tenderà da grande a cercare un uomo che la trascuri e l’abbandoni, se ha subito una violenza farà in modo di ripetere ciò finchè non avrà l’impressione di aver superato quell’esperienza La sfiducia nel proprio valore, il senso d‘inadeguatezza porta la donna ad accettare qualsiasi cosa dall’uomo perché la rassicuri.
Così facendo diventa dipendente,dal giudizio di lui, dalla sua affettuosità , dai suoi umori.
L’indifferenza, o tradimento saranno vissuti come veri attentati alla propria esistenza.
Più si cercherà di essere rassicurate da lui e più lui tenderà a fuggire per cui, per evitare questa fuga si adatterà a fare da infermiera, da serva, da madre, da sorella, da confidente, da consolatrice, da aiutante.
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perché quando nel nostro vuoto, andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo vuoto.
Vuoto che se non lo riempiamo d’amore per noi stesse attrarrà partner pericolosi e incapaci d’amore .
Questa dipendenza può assumere le sembianze di una DROGA: perché è così che ci si sente in una relazione del genere :
Inizialmente c’è l’euforia, l’emozioni forti ” sembra di essere sulle montagne russe” diceva una donna del gruppo, poi man mano arriva l’ossessione , la dipendenza se lui accenna minimamente a fuggire, tanto più il rapporto ci fa soffrire tanto più riesce a stordirci, con conseguenti crisi di astinenza ,vere e proprie e molti dei sintomi fisici del drogato :nausea brividi, tremori, febbre, dolori articolari,pensieri ossessivi,depressione, insonnia, panico e attacchi di ansia.
Con il terrore di alleviare questi sintomi si farà qualsiasi cosa per impedire che la relazione si sciolga.
Amare troppo non significa amare molti uomini o innamorarsi troppo spesso, o amare qualcuno in modo molto intenso a profondo, ma significa un attaccamento ossessivo a un uomo e la pretesa di chiamare amore questa ossessione, che finisce per dominare sentimenti e azioni e, pur riconoscendo che sta influendo negativamente la salute e l’equilibrio , non si riesce a liberarsene.
Se si è vissute in un ambiente familiare malsano dove nessuno si curava dei vostri bisogni, si tenderà a cercare quell’ambiente per ricreare l’antica situazione, per un vano tentativo di vincere quella antica battaglia., inoltre si è attratte da pericoli, dagli intrighi,quello che attrae è una replica del vissuto infantile .
L’autostima di queste donne è pericolosamente bassa e nel loro profondo c’è la convinzione di non meritare di essere felici., si tende a credere di doversi guadagnare questo diritto. In alcune c’è la tendenza alla depressione che si cerca di prevenire buttandosi in rapporti eccitanti, infatti i bravi ragazzi si vivono come noiosi .
Se , per es. abbiamo desiderato l’affetto di un genitore che non corrispondeva al nostro affetto, da adulte,spesso,ci innamoriamo di un uomo che gli somiglia, nel tentativo di vincere quell’antica battaglia per essere amate.
Le donne che vengono da famiglie disturbate scelgono lavori come infermiere, psicologhe, assistenti sociali, sono attratte da chi è in un situazione di bisogno, cercando di lenire la sofferenza altrui, si cerca in qualche modo di lenire la propria .
Proiettiamo sull’uomo il nostro stesso bisogno di essere amate e soccorse.
Le donne che amano troppo sono attratte da uomini che le fanno rivivere il tormento che hanno sopportato con i loro genitori, quando cercavano di essere abbastanza brave,abbastanza amabili, abbastanza soccorrevoli, abbastanza brillanti da riuscire a conquistare l’amore.
Essere terrorizzate dall’idea dell’abbandono:
Abbandono è una parola molto forte, implica essere lasciate sole, forse morire.
L’abbandono affettivo fa riemergere l’antico abbandono( genitori), con tutto il terrore e il vuoto che comporta, per questo si fa di tutto per evitare di provare di nuovo quell’indicibile sofferenza .
Altre persone con una diversa storia familiare chiuderebbero subito il rapporto invece una donna affettivo dipendente pensa di non aver fatto ancora abbastanza. Se i nostri genitori non ci trovavano degne del loro amore e della loro attenzione come possiamo credere di valere come persone? (Bassa autostima).
Alcune donne usano come arma di seduzione il sesso convinte che essere” le più brave a letto” sia un mezzo sicuro per legare a se per sempre un uomo, e quando escono con un uomo a posto si sentono a disagio ,non suonano campane,non esplodono razzi,non cadono stelle dal cielo, in mancanza di eccitazione si sentono inutili, perché il tormento e la sofferenza che dà una relazione malata le fa sentire vive, il prezzo che si paga per la passione è l’angoscia, il prezzo che si paga per una relazione stabile e tranquilla è la noia.
Se dramma e caos sono stati presenti nella nostra vita e se nell’età della crescita siamo state costrette a negare i nostri bisogni e i nostri sentimenti, da adulte ci occorre l’eccitazione dell’incertezza tutto il dolore la frustrazione e lo struggimento solo per sentirci vive.
Per tenere a bada la depressione proveniente da un’infanzia in una famiglia disturbata,si sviluppa la tendenza ad amare troppo,per cui un partner crudele, indifferente, disonesto o comunque difficile diventa l’equivalente di una droga con tutte la caratteristiche che comporta.
Essere senza relazione significa essere sole con se stesse e può essere vissuto come la peggiore sofferenza che la relazione comporta, perché essere sole vuol dire riaccendere le grandi sofferenze del passato e mescolarle a quelle del presente.
Più l’infanzia è stata infelice, più è forte la spinta a rivivere le stesse sofferenze da adulti, nel tentativo di riuscire a superarle.
Perché è così difficile per una donna che ama troppo interrompere queste relazioni distruttive?
Se si cerca di interrompere una relazione del genere , si prova una scossa tremenda,come se una corrente di migliaia di volts viaggiasse lungo tutto il corpo, risorge l’antico senso di vuoto, spingendola in fondo al pozzo dove vive ancora il suo terrore infantile di essere sola, e dove sonnecchia una sofferenza che minaccia di risvegliarsi .L’eccitante prospettive di raddrizzare vecchi torti di conquistare l’amore perduto, di ottenere l’approvazione negata è la chimica inconscia dell’innamoramento di queste donne .
Un uomo sano e che ci ama davvero non può avere un ruolo importante nella nostra vita finchè non avremo imparato a liberarci dal bisogno di rivivere ancora la vecchia lotta.
Questo articolo è stato scritto , inizialmente per le donne, ma anche gli uomini possono cadere nella trappola della dipendenza.
Amare è come una droga: all’inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e pensi di tenerla sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentiche per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei per ogni cosa. Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti. Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la dose, A quel punto come i drogati rubano e s’umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore.
Paolo Coelho
Segnala agli amici
5 luglio 2009 alle 15:11
e come si supera? come si interrompe questo “gioco”?
24 luglio 2009 alle 16:16
Ciao Rossella,
complimenti per il tuo articolo, molto interessante veramente, riconosco in ciò che hai scritto le caratteristiche di una mia amica che da piccola è stata abbandonata dai genitori ma con una grande differenza, questa ragazza ha bisogno sì di un uomo vicino ma non di uno “sbagliato” che la faccia soffrire, la trascuri e la abbandoni, bensì di un uomo che la tratti bene e che la rispetti, che gli voglia bene e gli dia sicurezza.
Non penso che il suo inconscio desideri il contrario. Cos ane pensi, grazie.
Matteo
27 luglio 2009 alle 08:20
Salve, penso che la sua amica non sia vittima di una dipendenza ma che, nonostante l’abbandono vissuto, abbia saputo trovato dentro di sè l’amore e il rispetto per se stessa.
In questo articolo si parla di persone che purtroppo non riescono d amarsi e non hanno la forza di uscire da rapporti distruttivi.
Saluti a lei e alla sua amica. Rossella
27 luglio 2009 alle 16:19
Grazie Rossella, saluti anche a lei.
Matteo
29 luglio 2009 alle 11:54
Buongiorno Rossella,
ho appena letto il suo articolo e son rimasta devo dire estremamente stupita da quanto le sue parole riproducano perfettaemente la mia situazione. Da un lato provo sollievo perche’ ho letto in bianco e nero cosa mi ha portato alla mia situazione attuale.
Sono in una relazione con un compagno che realmente e’ molto simile a mio padre. All’inizio non mi sono accorta o forse meglio detto non volevo accorgermene..ora che sto soffrendo e molto inizio giorno dopo giorno a rendermi conto.
Il mio passato familiare e’ stato molto burrascoso…genitori separati..mio padre violento e sono concentrato su se’ stesso. Non ho mai visto affetto tra i miei genitori e tanto meno da mio padre nei miei confronti. Per dimostrarmi il bene chemi voleva mi dava al massimo una botta sulle spalle.
Non c’e’ mai stato un vero abbraccio..un parola dolce..un pensiero gentile..niente…mia madre ha sofferto ed e’ stata dipendente da lui per molti anni e ora sfortunatemente credo di vedere riprodotto tutto quello in me’.
Il mio ragazzo ha avuto una vita familiare simile alla mia.. il padre non era violento ma estremamente freddo…genitori separati…con il padre non ha mai avuto un rapporto e quando si vedono ..cosa che capitera’ una massimo due volte l’anno il padre lo saluta con una stretta di mano.
Sembra piu’ un rapporto tra due colleghi di lavoro..o tra due conoscenti.
Da questa situazione ne e’ uscito il suo carattere…molto distaccato, con paura di affezzionarsi a qualcuno… vive la sua vita come in un gioco ha deciso di lasciare chiusi in un cassetto tutti i suoi problemi e mi ha detto che vuole vivere una vita felice , senza problemi e fatta di superficialita’ (non parola che ha usato lui ma praticamente il senso era quello).
E’ circondato da persone , amici..nessuno realmente sa com’e’ lui dentro perche’ da fuori dimostra la persona sempre contenta..a cui va bene tutto. Una sola cosa lo fa soffrire..e cioe’ non piacere alla gente..e per questo non esprime le sue idee ma cerca di fare in modo che tutti vadano d’accordo con lui.
Sembra insensibile a qualsiasi cosa..se discutiamo scappa o si chiude e non parla….. tende a circondarsi di gente superficiale a cui interessa uscire e divertirsi e basta.
Mi sento in una trappola dove da un lato mi vedo estremamente dipendente da lui psicologicamente e dall’altro non riesco ad uscirne…a farmi forza e prendere delle decisioni.
Chiedo un consiglio per come gestire la mia situazione….uno dei terrori piu’ grandi e’ vero e’ la solitudine che mi tortura al solo pensiero.
Grazie
12 febbraio 2010 alle 15:07
La dottoressa ha definito il problema in modo perfetto, ve lo dice uno che è stato amato troppo.
Sono stato innamoratissimo della mia ex e ancora oggi le voglio un mondo di bene, purtroppo non ho saputo affrontare la situazione malsana che si era creata e la nostra storia è finita. Fortunatamente per lei e per me, ad un certo punto ha capito che non poteva continuare e si è decisa a lasciarmi. Chi non ha vissuto sulla propria pelle di cosa si stà parlando non può capire cosa vuol dire amare troppo o essere amato troppo, pensa che il troppo in amore non può stonare, non è così, ve lo assicuro, non è più amore e qualcos’altro.
8 giugno 2010 alle 12:52
ciao a tutti,anche io da piccola ho subito un abbandono da parte di mio padre,al tempo non potevo capire i danni che mi erano stati creati credevo fosse normale non ho sentito per niente alcun tipo di disagio nell età infantile e adolescenziale,poi crescendo allora si che ho capito e ho iniziato ad avere i primi problemi,l’ansia la paura di non essere all’altezza,ogni cosa che faccevo mi sembrava brutta insomma io non valevo nulla,un giorno inizia a studiare per diventare assistente sociale volevo aiutare gli altri per capire me,ancora oggi soffro tanto e piango credo che la vita sia ingiusta è triste …spero di farcela
8 settembre 2010 alle 12:12
X Nick: se sei stato “amato troppo”, quindi hai attratto l’attenzione della tua ex che come altre donne dipendenti si innamorano di uomini “sbagliati”, cioè che a loro volta sono incapaci di dare affetto in maniera sana e consentono il manifestarsi delle ossessioni. Non hai saputo affrontare “la situazione malsana che si era creata” o non hai voluto indagare se la “situazione malsana” è anche dentro di te e ha attratto una donna con questa dipendenza?
31 dicembre 2010 alle 17:43
…..tante belle parole,che ogni persona,anche inconsciamente riesce a capire.ma credo che le persone come me che leggono questi articoli per cercare di uscirne fuori, vogliano delle soluzioni, vogliano essere guidati verso la fine del tunnel nero e vedere un pò di luce. cercano aiuto perchè da soli non c’è la fanno. Ripeto belle parole, sane e giuste, ma a che fine? L’obiettivo, dov?è?
3 gennaio 2011 alle 17:45
Bella e giusta domanda Ines! Vedi, l’articolo non è la soluzione, è solo un modo per permettere a ognuno di noi , di guardarsi dentro e di ritrovare alcune parti di noi che non ci piacciono eche vogliamo sanare. L’obbiettivo è il chiedere aiuto! Un aiuto concreto. Ci sono tantissimi professionisti veramente in gamba che possono guidare verso la luce e far uscire dal tunnel nero che inghiotte e divora. Basta informarsi. Se hai bisogno di suggerimenti io ci sono. Un abbraccio. Rossella
23 febbraio 2011 alle 01:47
[...] Amare, non dipendere. [...]