Nella tradizione cattolico-cristiana l’Angelo custode è la figura celeste preposta dalla Divina Volontà per salvaguardarci dai pericoli e per illuminare le nostre menti in modo da seguire la “volontà” del Signore. L’Angelo di Dio (in latino, Angele Dei) è una preghiera cristiana di Preghiera per l'angelo tradizione cattolica creata per  invocare il nostro Angelo custode e ricercare la sua protettività, da non confondersi con l’angelo del signore, ecco la differenza.

Angelo di Dio: l’importanza della preghiera in latino

L’attuale traduzione dell’ Angelo di Dio proviene dalla versione latina:

Testo in latino:

Ángele Dei,
qui custos es mei,
me, tibi commissum pietáte supérna,
illúmina, custódi,
rege et gubérna.
Amen.

Testo in italiano:

Angelo di Dio,
che sei il mio custode,
illumina, custodisci,
reggi e governa me
che ti fui affidato/a dalla Pietà Celeste.
Amen.

Ma perchè per la Chiesa è ancora importante recitare le preghiere in latino, una lingua non più parlata da secoli e la cui comprensione è oscura alla maggior parte delle persone? E soprattutto perchè utilizzarla per invocare le Potenze Celesti che di certo sono superiori al concetto stesso di lingua?

Non credo che Dio faccia differenze di lingue, non ha importanza se si prega in latino o in un’altra lingua:  l’importante è quello che dice il “cuore”, e Dio lo capisce sempre. E questo chiaramente la Chiesa lo sa. Ma allora perchè pregare in latino?

Lingua sacra. Lingua di Dio

Qui incontriamo il concetto di lingua sacra. La lingua sacra può essere concepita come mezzo per esprimere e quindi partecipare ad un “mistero”, cioè ad una azione che trascende l’agire comune, banale, “profano”;  oppure come strumento di una azione magica.

perchè pregare in latino?Da una parte espressione di fede, dall’altra di tecnica e di potere.

Il Cristianesimo non dispone propriamente di una “lingua sacra”. In ciò si differenzia dal Giudaismo, dall’Islam e dall’Induismo. Le parole di Gesù sono tradotte in greco nel testo canonico del Nuovo Testamento e anche l’Antico Testamento.

Ciò non toglie che anche il Cristianesimo conosca delle “antiche lingue”: le lingue liturgiche. Le grandi tradizioni apostoliche dell’antichità cristiana si cristallizzano attorno a delle lingue liturgiche e alla lingua in cui è tradotta la Bibbia.

la Chiesa in tutte le sue tradizioni ammette come plausibile pregare in una lingua che non tutti conoscono. La lingua “antica” e sconosciuta diventa cioè un simbolo liturgico.

Un “oggetto” liturgico che si affianca agli altri: altare, vesti, vasi, ecc. Come la traduzione è un dispositivo al servizio della comprensione, la lingua un po’ “sconosciuta” diventa un dispositivo al servizio del mistero.

Una lingua “antica”, quindi non più correntemente parlata, è sottratta all’inevitabile mobilità della vita e garantisce quindi una certa fissità del linguaggio. Una fissità chenon guasta quando l’argomento riguarda ciò che è eterno.

Come disse San Paolo ai Corinzi:

«Le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne»

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