Quando pensiamo a una foto famosa di Angeli ci vengono in mente tante immagini che ci sono rimaste inconsciamente impresse fin da bambini. Una delle più celebri tra le differenti foto di Angeli e quella dei famosi angioletti dall’aria pensosa dipinti nel Rinascimento da Raffaello Sanzio; ma quale è la loro funzione?

Ecco la più celebre foto di angeli

Foto degli angeli: ecco quelli di Raffaello

Pochi sanno però che in realtà questa immagine, che molti ritengono sia un quadro a sè stante, è in realtà un particolare di un’opera artistica più grande: “La Madonna Sistina”, un grande quadro realizzato dal celebre artista su commissione di papa Giulio II  nel 1512 e custodita in origine nella chiesa di San Sisto a Piacenza e adesso  nella Gemaldegalerie di Dresda. E’ una delle opere più rappresentative del Rinascimento.

La tela, che simula una finestra, un sorta di apertura illusoria nel muro, raffigura al centro la Madonna con in braccio il Bambino; a sinistra è rappresentato San Sisto papa e a destra la figura di Santa Barbara mentre in basso i due angioletti appoggiati al davanzale che separa lo spazio divino da quello dove si trova lo spettatore.

Il tutto rappresentato tra due tendaggi scostati, quelli della finestra appunto, che ingannano l’occhio e danno profondita alle figure centrali.

I due Angeli sono rappresentati in maniera insolita poichè hanno l’aria pensosa (del resto anche il volto di Maria, che è diretto verso lo spettatore, sembra preoccupato come se fosse partecipe della sofferenza umana); questi, affacciati al davanzale di questa immaginaria finestra, sono stati spesso utilizzati, per l’appunto, come immagine a sé stante  e sono più famosi loro che l’intero quadro.

Quadro intero della "Madonna Sistina"

La loro presenza ha una duplice funzione: quella di dare ulteriore profondità prospettica al quadro, essendo posti in uno spazio intermedio tra lo spettatore (lo spazio umano) e lo spazio divino dove ci sono la Madonna e i Santi, e quella di sdrammatizzare la seriosità del dipinto con una scena quasi spiritosa.

Amorini come rappresentazione ideale di Angelo

 

E’ molto frequente, cercando immagini di angeli sulla Rete, trovare raffigurazioni di angioletti e amorini, spesso a indicare la figura di Angelo Custode.  Nel corso dei secoli gli Angeli sono stati rappresentati nella maniera più libera e interpretativa.

Dai tempi antichi i “putti”, ovvero bambini nudi rappresentati quasi sempre con ali, sono stati utilizzati per rappresentare la figura di Eros, il dio dell’amore, conosciuto anche come cupido o amorino (raffigurazioni che troviamo anche nelle antiche sculture greche e in quelle romane).

In epoca paelocristiana, invece, i putti vengono utilizzati per raffigurare gli angeli; nel Rinascimento gli angeli in forma infantile aumentano di numero nelle opere d’arte e nelle iconografie, per poi avere una ulteriore diffusione in epoca barocca come motivo decorativo nelle chiese, altari, organi, affreschi e sculture.

La raffigurazione di angelo come un bambino grazioso e paffutello ha sempre avuto molto successo probabilmente perchè ispiratore di innocenza (l’innocenza e la purezza dei bambini appunto) che rientra perfettamente nell’idea di angelo come “Essere celeste dall’animo dolce e purissimo“.

Il successo degli angioletti raffigurati nel sopracitato quadro di Raffaello sta proprio nel fatto che queste figure, a differenza del classico angelo in genere rappresentato come adulto o in età adolescenziale,  sembrano quasi “fuori dagli schemi” come se fossero complici dello spettatore, quasi provocatori con il loro ambiguo atteggiamento, spiritoso, annoiato, pensieroso.

Ecco perchè quest’immagine in particolare, e non l’intero quadro, è stata anche utilizzata in contesti non necessariamente religiosi, ed ecco il perchè del suo grande successo tra le foto di angeli.

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