
Enrico Pieranunzi ha un passato artistico invidiabile:
Art Farmer, Jim Hall, Chet Baker, Joey Baron,
Paul Motian hanno goduto dei suoi pianistici servigi.
Nel 1997, in Francia, ricevette il prestigioso premio Django D'Or come miglior
musicista europeo (nemo propheta in patria?).
Anche Marc Johnson può ostentare una carriera davvero importante.
A soli 24 anni suonò nell’orchestra di Woody Herman; l’anno successivo entrò
a far parte del trio di Bill Evans e, dopo la morte di quest’ultimo,
prestò la sua opera al fianco di Big quali: Stan Getz, Bill
Frisell e Pat Metheny.
L’apporto di Marc alla eccellente riuscita di quest’opera è determinante.
Il Contrabbasso di Johnson non solo è complementare al pianoforte in quanto
ne particolareggia le armonie, chiaroscurando o sostenendo gli accordi,
ma proprio attraverso l’interplay, appreso dal maestro Evans, perfeziona
il concetto ideato da Pieranunzi, aggiungendo un pizzico della propria personalità
e fantasia al tema e all’improvvisazione.
Sono bastate solo le prime note di Trasnoche per spegnere la mia insana
passione per l’audio zapping quando alle prese con un nuovo disco. E da
un remoto angolo del mio animo si è destato il desiderio di alimentarmi
da quella nuova fonte di poesia e di dolcezza.
Così il disco è finito ed io sono rimasto ad ascoltare il suo ricordo, nel
silenzio, con la stessa intensità emotiva che Enrico e Marc hanno provocato
in me poco prima con i loro suoni.
È stato come volare.
A questo punto non me la sento di cominciare a scomporre in atomi lo stile
musicale di Pieranunzi perché ritengo non abbia molto senso, nel suo caso.
Volendo a tutti i costi definire il genere da lui suonato diremmo sia Jazz,
ma non precisamente.
Nelle dita di Enrico c’è tutta la capacità di esprimere, reinterpretandola,
l’arte pianistica mondiale dell’ottocento e del novecento e si ode la melodia
del bel canto italiano, ma: al sevizio dell’emozione.
Voglio dire che ogni singola nota: nel tocco, nella scansione, nel colore,
nell’accostamento alle altre sorelle note nasce in funzione di una emozione
che la evoca e la fa vivere.
Questo significa anche essere padroni della tecnica pianistica. Trasnoche
è un disco rilassante al di là di ogni coinvolgimento emotivo, è musica
notturna ma non buia né cupa, è solo calma nel ritmo ed intima nell’approccio.
Trasnoche è voce sussurrata, che parla di poesia, con saggezza e soavità.
Questo CD ha colmato un mio vuoto personale.
Consigliatissimo. giudizio tecnico: ECCEZIONALE
Ben poche volte ho avuto il piacere di avere: “la stanza riempita dal suono”
di un pianoforte, questa è una di quelle poche.
I microfoni non hanno catturato solo gli strumenti ma anche l’ambiente:
il meraviglioso Auditorium di S. Cecilia in Perugia.
Si percepisce chiaramente la presenza del piano che occupa lo spazio che
va da sinistra fino al centro e del basso a destra.
Ma il bello è che il suono proviene da qualunque direzione, proprio come
dal vivo.
Questa è sicuramente la scelta più idonea per esaltare questo tipo di repertorio,
dove ogni nota ha un valore importante da esprimere ed è vitale che venga
udita più a lungo.
Le abbondanti armoniche galleggiano a lungo in aria.
Il bello è che anche la dinamica non fa difetto, manifestandosi in modo
gradevole e naturale.
Le riflessioni ambientali non disturbano l’esecuzione, né l’ascolto.
Soprattutto non inficiano la resa timbrica finale.
È altresì ovvio che il micro dettaglio è virtualmente assente: non si è
voluto stupire l’audiofilo medio incidendo anche i colpi di martelletto
sulle corde del piano, cosa che spesso neanche il pianista ode, ma solo
le note ben distinte l’una dall’altra.
Veramente eccellente il contrabbasso che risulta essere corposo, fluido
e, allo stesso tempo, perfettamente intelligibile.
Antonio Scanferlato
antonioscanferlato@piuchepuoi.it