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Lo ZEN e l'arte della percezione emotiva

La Verità è una! Ma le strade che conducono ad essa possono essere infinite.
Vi mostro il mio sentiero.

* Per sapere ciò che si vuole è facile: basta chiederselo.

** Sapere perché lo si vuole può essere semplice: basta convincersi che ci occorra quello che desideriamo.

*** Procurarci esattamente ciò che ci serve, invece, potrebbe anche essere impossibile.

Per quanto riguarda la musica il problema è realmente... semiserio!
Molto spesso persone diverse mi rivolgono la stessa domanda: “ hey Skanf (è il mio nomignolo), consigliami un buon disco”. Puntualmente io rispondo: “o.k.: in LP, CD, DVD-A o SACD?” ebbene, lo ammetto, sono un sadico!
Io adoro osservare come le fronti dei miei interlocutori si aggrottino frustrate e confuse. Qualcuno di essi ignora siano “ancora” in vendita i miei amati vinili, altri non sanno cosa sia il SACD.
Stabilito che il formato loro utile è l’ormai obsoleto CD chiedo, infine, quale stile di Jazz gradiscono. Alcuni scappano via a gambe levate (baciando il crocifisso, facendo le corna o grattandosi i “cosiddetti”), altri si affannano ad ostentare la propria ignoranza volendone parlare a tutti i costi, sicché: il Free viene scambiato con l’Hard Bop, il Be Bop con il Mainstream, lo Swing con il Ragtime e quest’ultimo con il Country.
Talvolta incontro gente attenta solo alla qualità delle registrazioni. Infatti, di fronte a capolavori come: A love supreme di John Coltrane, ogni tanto mi sento dire: “ il disco è bello ma non si sente molto bene ”. “ Allora chiama un dottore! ” gli rispondo subito lasciandolo nel dubbio che il medico non serva a lui piuttosto che al disco.
La questione assume connotati davvero grotteschi quando qualcuno afferma che i cantautori Zucchero Fornaciari e Pino Daniele “fanno” del Blues...
Non sono qui ad attribuire colpe o additare qualcuno se non la scuola e gli organi di comunicazione di massa. Conclusione: diamoci da fare noi stessi!
La cosa migliore in questi casi, secondo me, è fissare degli obiettivi.

* Interroghiamoci, dunque, su cosa ci si propone; ad es.: voglio conoscere il Jazz o la musica Classica.
Qualunque sia la vostra preparazione in materia lo Zen suggerisce di cominciare, se non lo avete già fatto, ad ascoltare qualcosa che vi piaccia, che soddisfi il vostro gusto, che alla fine vi lasci contenti.
Un mio conoscente cominciò ad interessarsi al Jazz dopo aver ascoltato The pink panther theme suonata da una piccola band di “liscio, folk e Napoli”, alla festa del suo paese.
Io mi appassionai alla Classica grazie al film Fantasia di Walt Disney, ricordo che il penultimo brano: Una notte su monte Calvo di Modest Mussorgsky fece di me una persona diversa.
Avevo solo dieci anni.
Se non avete amici in grado di consigliarvi (siete senza cuore! Cosa siamo allora noi di Audiophile Sound?) provate ad acquistare un buon libro.

Ve ne sono alcuni che consigliano anche degli ottimi dischi. La cultura musicale è sempre utile, specialmente quando si vuole investire bene il proprio budget. Ma la cultura senza la sensibilità somiglia ad un ramo senza fiori. Come potrà dare i suoi frutti? Beh, chiunque ami la musica e l’arte non può essere un cialtrone e per questo metà del lavoro è già svolto. Lo Zen suggerisce il pluralismo. Ovvero: se vi piace il Jazz non fossilizzatevi solo con i “soliti” noti (Davis, Coltrane, Ellington... ) ma allargate i vostri orizzonti ed ascoltate anche il nuovo ed il vecchissimo; il noto e lo sconosciuto. Se invece prediligete le composizioni Classiche il lavoro si complica: leggermente se siete degli inguaribili ottimisti; inverosimilmente se siete pessimisti perfezionisti. Mi spiego: se dei grandi del Jazz (ad es.: Sonny Rollins) ci rimangono numerosissime testimonianze dirette... di Beethoven non ci restano che le sue misere quattro ossa. Dobbiamo fidarci, ahimè, degli interpreti sperando che non ci imbroglino, che siano capaci, ma soprattutto che siano musicali. Lo Zen in questo caso suggerisce di ascoltare molte versioni di una stessa opera. De Al chiaro di luna (ad es.) converrebbe ascoltare le versioni passate e presenti, eseguite dai più grandi maestri, se si vuole avere un’idea di cosa abbia realmente concepito quel geniaccio sordo di Ludwig. Confrontate a memoria e traete le vostre giuste conclusioni. Non è vero che non esiste la memoria auditiva, essa esiste eccome! Io riconoscerei una Fender Stratocaster, un piatto Zildjian, un sassofono Selmer o un pianoforte Bosendorfer anche con un orecchio legato dietro la schiena.

**Se l’audiofilo o il melomane è arrivato a questo stadio vuol dire che... è quasi cotto!
Purtroppo però ne conosco alcuni che si sforzano di ascoltare cose che non gradiscono e che quindi non capiscono, ma che fanno suonare divinamente l’impianto.
Francamente non condivido questo approccio animista tutto “audiofilo” della musica.
Ritengo sia un peccato spendere moltissimi soldi per uno stereo e farci suonare solo ed esclusivamente musica di “gran marca”.
Per contro c’è gente che ascolta il meglio che Euterpe possa ispirare, attraverso baracche giapponesi anni ’80 e addirittura ’70. Non so quale dei due casi mi fa più rabbia. Ma noi, che, non per nulla, siamo lettori di Audiophile Sound e per questo siamo persone assennate, equilibrate e dai gusti raffinati ci apprestiamo all’ascolto nel modo che più si conviene.

***Ecco, ora abbiamo acceso le elettroniche. Durante il “warm up” sfrattiamo i conviventi, abbassiamo le luci... un goccio di buon whisky! Relax e ottima musica: la nostra preferita.
Lentamente i pensieri più cupi si dissolvono come nebbie al sole. Inspirare profondamente acuisce la percezione. E intanto che la mente si sgombera dai quotidiani assilli sentiamo di entrare in consonanza col ritmo.
Le melodie e le armonie penetrano direttamente nel nostro corpo dando vita ad un caleidoscopio sensazioni positive.
ATTENZIONE!!! Questo è il momento giusto per comunicare con la musica.
È il momento, cioè, in cui la musica crea uno spazio privato in cui vivere con noi le stesse emozioni. È il momento magico in cui l’artista rivela la sua anima a chi è in grado di leggerla.
Capisco che a qualcuno le cose appena scritte possono sembrare stravaganti, ma, secondo me è uno dei tanti modi di godere del bello della vita.
Io sono arciconvinto che ognuno di noi, se vuole (solo e soltanto in questo caso) può riuscire ad aprirsi, a lasciarsi andare fino a farsi toccare il cuore da quest’arte ch’è sicuramente la più difficile da apprezzare.
Naturalmente non sto cercando di lanciare una nuova religione mangiasoldi, o fondare un’oscura setta mistica.
Voglio solo dire che l’arte in generale, ma la musica più di tutti, senza quel momento di totale astrazione e divina follia, senza quell’istante di rabbia, di dolore, di gioia da gridare al mondo, sicuramente non esisterebbe (pensate al Jazz)!
Se Mozart, o il più austero Bruckner fossero stati condizionati dal proprio senso del pudore nel comporre le loro musiche, quanto noi ne abbiamo nell’ascoltarle... beh, oggi non avremmo neanche un tam tam con cui fare bum bum. Noi dobbiamo ringraziare questi “spudorati” per averci messo a parte delle loro sensazioni ed emozioni più intime e profonde aprendoci alle loro opere, lasciandoci guidare dai suoni che loro, benché per puro egocentrismo, hanno composto per noi. Pensate che alcuni capolavori continuano a farci sognare attraverso i secoli. La mia sensibilità alla musica, devo ammettere, è supportata anche da una forte dose di suggestione frammista ad una robusta infantile ingenuità. Poggiare il disco sul piatto, pulirlo e calargli giù la testina è un rito che risveglia in me sentimenti ancestrali.
Ma dietro tutto questo c’è la mia voglia di vivere le sensazioni attraverso la percezione dell’intimo linguaggio che il musicista usa per attirare l’attenzione su di sé, attraverso i suoi discorsi fatti di note che espandono e comprimono l’aria intorno a noi.
Più l’artista affina la sua tecnica più è vasto il suo lessico e la sua capacità espressiva. Ma non basta.
Il miracolo dell’opera d’arte si compie quando in unione ad una grande abilità tecnica vi partecipa il coinvolgimento emotivo.
Maggiormente in profondità scaverà l’artista dentro sé stesso durante la sua creazione e più noi verremo rapiti dai suoi “argomenti”. Il segreto, spero di non sbagliarmi, del saper cogliere queste gemme credo risieda nell’amore e nella passione per la musica e molto, moltissimo ascolto.
La percezione emotiva della musica è un’arte equivalente alla creazione dell’arte stessa.
Ma non è una pratica impossibile. È come imparare ad andare in bicicletta o a nuotare, solo che in questo caso è più bello: SI VOLA!
E a chi volesse chiedermi quale sia il modo per raggiungere il nirvana auditivo rispondo: “non lo so! Ognuno ha la sua strada. Da ovunque tu venga ed ovunque tu vada... “Lei” devi avercela in testa, nel cuore oppure in tasca, ma innanzitutto negli orecchi”!”
I compositori, gli interpreti, i musicisti, gli apparati elettronici, i progettisti, i rivelatori del suono (massimamente i tecnici) e noi audiofili tutti dobbiamo farci da parte per lasciare, finalmente, il posto d’onore a lei: l’Arte fra le Arti la più immaginifica: la nostra amata Musica.

Antonio Scanferlato
antonioscanferlato@piuchepuoi.it



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