11 Marzo 2011. La terra trema ancora… questa volta è quella giapponese, o meglio la parte del globo più prossima agli amici del Sol Levante, una terra che amo e rispetto profondamente e che, nonostante le migliaia di chilometri che ci separano, mai come in questi giorni sento così vicina.

Ai giapponesi va il mio pensiero non tanto di solidarietà, quanto di ammirazione e di energia positiva che nel mio piccolo voglio rivolgergli.

Tanto si è parlato, tantissimo si sta ancora parlando, mostrando, discutendo attraverso i mass-media che saltuariamente osservo in sprazzi di telegiornale (che da tempo non guardo), tramite i potenzi mezzi del web che riescono a farmi scorgere aspetti (a mio avviso più importanti) celati dietro disastri naturali di tale portata.

Veniamo alla domanda iniziale di quest’articolo: “Chi fa tremare i giapponesi?”

Nessuno, nulla ritengo io e la maggior parte del popolo di quella terra. I giapponesi sono così, per loro questi eventi fanno parte della vita ordinaria, non si piangono addosso, non si fermano un istante e ogni volta ripartono con maggior energia, si rialzano dopo ogni caduta (basta pensare a ciò che hanno ri-costruito dopo le ben più gravi bombe atomiche!)

I giapponesi non tremano, restano lì… e riprendono le redini della loro vita con naturalezza.

Non servono altre immagini, non serve commentare ciò che è stato ampiamente commentato, io però voglio spendere alcuni minuti e parole per una cultura che da sempre mi ha affascinato e dato grande carica emotiva.

Dalla filosofia del buddhismo Zen alla calligrafia con ideogrammi (“shodo”), dalla cerimonia del té (“sado”) alla visione culinaria (non solo “sushi”), dalla meditazione all’energia universale e amorevole del Reiki (scuola del maesto Usui che seguo da diversi anni), il ponte che unisce la mia vita tra oriente e occidente è ora più che mai nitido, solido, perfetto.

Grazie soprattutto alle arti marziali (il Karate prima, l’Aikido e lo Iaido ora) ho migliorato l’autostima, rafforzato il carattere e in genere ottenuto ben-essere a livello psico-fisico.

Meravigliose discipline che affondano le loro radici nella celebre figura del Samurai, vissuto per servire, per cercare attimi di perfezione volti a trovare pace interiore, grazie a codici comportamentali incentrati sull’onore e la dignità umana (“bushido”).

Il Giappone è un Paese ricco di contraddizioni e armoniosi contrasti: la tecnologia più avanzata si sposa con le millenarie tradizioni.

Il frenetico giapponese si commuove puntualmente ogni inizio primavera, in scalpitante attesa della tradizionale fioritura dei ciliegi. Ogni anno si celebra, proprio a Marzo, la “festa dei ciliegi” e il popolo si riversa in ogni parco cittadino per ammirarne la meravigliosa fioritura.

Sotto gli alberi in fiore, riuniti con familiari o amici, i giapponesi cantano, ballano, mangiano e bevono; festeggiano i giorni in cui la fioritura è al massimo splendore. Il fiore di ciliegio rappresenta anche lo spirito del Giappone.

Lungo i secoli ha ispirato artisti, tramite la delicatezza e soprattutto tramite la brevità della sua esistenza che per i giapponesi è simbolo di fragilità, ma anche della bellezza della vita.

Una vita in cui morale, filosofia e religione s’intrecciano tra loro, creando uno stile inattaccabile da ogni sorta di crisi economica, disastro naturale, conflitto o semplice critica.

Una vita che vuol rimanere pura e incondizionata, caratterizzata da uno spirito atto a far scorrere i giorni seguenti con accettazione, senza rabbia, senza timore.

1000, 5000, 10000 o forse più persone hanno lasciato il corpo su una terra in cui hanno riversato il loro sudore, in cui hanno trascorso la loro breve ma pur bellissima esistenza.

E per chi rimane? Non è affatto facile ma lo spirito del giapponese è così forte che presto vorrà riprendersi quella vita di tutti i giorni, con le azioni quotidiane che anche noi ripetiamo: alzarci, lavarci, mangiare, dedicare ore al lavoro e alla famiglia.

Tra i principi essenziali dello zen viene annoverata la comprensione, nel capire la propria esistenza come fatto concreto: in questo consiste il risveglio, la viva vita del sé. La vita che va al di là di ogni evento, di ogni capacità cognitiva, dei limiti che essa ha e di cui dobbiamo essere consapevoli. Senza paura, senza esserne schiavi.

Angosciati, disorientati, squilibrati, gli uomini fuggono nei piaceri (e dispiaceri) momentanei e nella distrazione, allontanandosi dall’essenza spirituale e dal vero senso dell’umanità. Le contraddizioni, le insoddisfazioni (e i dolori) sono molte, ma l’equilibrio naturale degli uomini è rotto perché non sanno più vivere nelle condizioni normali del corpo e dello spirito” (Taisen Deshimaru, maestro Zen).

Propongo un momento di riflessione, magari un minuto di silenzio, per chi come come me ha migliorato molto la sua esistenza attingendo ricchezza spirituale ed energia da un Paese così lontano dal corpo, ma così vicino al cuore.

Arigatoo,
Stefano

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