Hai seguito le indicazioni della prima lezione? Com’è andata?

Mi auguro bene, se hai messo in pratica gli esercizi a fine articolo della scorsa settimana!

Dopo aver parlato della prima nobile verità, ossia le varie forme di sofferenza, passiamo alle altre tre di quattro verità poste alla base degli insegnamenti del Buddha, così come descritti e commentati dal XIV Dalai Lama nello speciale libro “La strada che porta al vero” (ediz. Oscar Mondadori, 2009).

Un testo che mi sta accompagnando in questo inizio 2011 con gentilezza e senza grossi stravolgimenti emotivi, anche se qualcosa nel profondo della mia anima si sta muovendo e presto aprirà ancor di più le porta della mia consapevolezza.

Voglio sincerarmi che tu, caro lettore di questo portale, possa comprendere le mie parole (che spesso coincidono con quelle riportate dall’autore del libro) secondo la tua ottica, il tuo punto di vista spirituale!

Semplicemente perché gli insegnamenti del Buddha, attraverso lo spirito illuminato del Dalai Lama, sono universali e vanno al di là del credo religioso e delle convinzioni di ogni essere umano.

Essi sono impliciti in un percorso di crescita interiore, sviluppo personale, miglioramento in corpo-mente-spirito (chiamalo come vuoi ma intendiamo sempre la stessa cosa :-), un percorso che può essere intrapreso in qualsiasi fase della vita, da chiunque!

Attraverso questi articoli il mio obiettivo NON è di insegnare (e rinnovo il mio dispiacere nel non aver chiarito prima questo passaggio) quanto di condividere e invitare le persone alla riflessione, all’autoanalisi, all’approfondimento di un tema così “scottante” ma troppo spesso così invadente nella nostra esistenza: la SOFFERENZA.

In questa seconda lezione veniamo quindi alle altre 3 verità, allo scopo di capire come porre fine a questa “malattia” che è in grado di scuoterci da capo a piedi e non solo… la vera scossa è nelle nostre viscere, nel nostro cuore, nelle profondità della nostra mente.

Seconda nobile verità: origini della sofferenza

Le origini possono essere di tue tipi:

  • emozioni afflittive
  • karma contaminati

Mi soffermerò in quelle del primo tipo, poiché ritengo utile al lettore maggiormente “buddhico” di addentrarsi nella conoscenza del puro significato di “karma” tramite un insegnante (non tutti credono alla reincarnazione e non mi sembra opportuno approfondire tale credenza in questa sede).

Le emozioni afflittive (che contaminano i karma, traducibili grossolanamente con “azioni”) vengono classificate in due tipologie:

  1. emozioni che è bene esprimere (ad esempio paure e disagi del passato)
  2. emozioni che non è bene esprimere (odio, bramosia, inimicizia, gelosia, aggressività)

Emozioni del primo tipo vanno espresse il prima possibile, per evitare di portarsi a lungo sulle spalle il “pesante fardello” ; meglio quindi parlarne con qualcuno di fidato ed esperto in materia (tutti quei casi tipici che possono trovare nella figura del terapeuti o del coach un valido aiuto).

Io ritengo, per esperienza vissuta (e per risultati positivi ottenuti :-) che scrivere le proprie paure, disagi o problemi, sia già un buon auto-rimedio e spesso è già sufficiente a superare tutte le emozioni afflittive che ci portiamo appresso.

Emozioni del secondo tipo sono invece controproducenti e dannose sia per la persona a cui vengono rivolte sia per noi stessi; è bene quindi sostituirle con altre ben più gradevoli: l’amore, la soddisfazione, la felicità, ecc.

Ciò non è affatto facile, specie in quelle persone che restano in balìa dell’impulsività e tendono a re-agire lasciandosi trasportare dalle emozioni, il più delle volte (ahimé) negative! Alla base di queste re-azioni si colloca l’ignoranza, ovvero il non-essere consapevoli di quali effetti collaterali provocano queste azioni, proprio nell’anima…

Terza nobile verità: cessazione della sofferenza

Esiste forse un modo per dire basta sofferenza ?!?

Innanzitutto dobbiamo sradicare l’ignoranza che sta alla base della sofferenza  e, attraverso la meditazione, possiamo poi trovare un modo per eliminare le emozioni negative dettate proprio dall’ignoranza.

Con la pratica costante e duratura della meditazione (nella prossima serie di articoli te ne illustrerò varie forme) ci si sposta verso la saggezza e la spiritualità, lungo un sentiero in cui la cessazione della sofferenza è solo l’inizio…

Quarta nobile verità: i veri sentieri

La pratica spirituale lungo i sentieri dell’etica, della meditazione e della saggezza, conduce alla cessazione della sofferenza, culminante nel “nirvana” e infine nella buddhità. Tutti vogliono fuggire dalla sofferenza abbracciando la felicità (interiore) e tutti ne hanno il sacrosanto diritto.

Dobbiamo quindi liberarci dalle vere sofferenze (quelle profonde, dell’anima) e delle cause (le origini), solo così potremo aspirare alla vera cessazione della sofferenza e trovare i veri sentieri che ci conducono a una felicità assoluta.

Per la pratica quotidiana:

  1. Identifica nell’ignoranza della natura delle persone e delle cose l’origine della sofferenza
  2. Renditi consapevole del fatto che la sofferenza può essere eliminata dalla tua realtà
  3. Rifletti sul fatto che la pratica dell’etica, della meditazione e della saggezza ti portano alla vera cessazione della sofferenza

Buona riflessione, alla prossima settimana!

Shikin Haramitsu Daikomyo,
Stefano

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