Ciao e bentornato/a a questa serie di lezioni estratte dal libro del XIV Dalai Lama “La strada che porta al vero” a cura di Jeffrey Hopkins (ediz. Oscar Mondadori, 2009)

Dopo aver passato in rassegna le quattro nobili verità alla base del pensiero buddhista (applicabile in qualsiasi credo religioso… a proposito hai applicato gli esercizi delle prime due lezioni ?), oggi vediamo insieme un aspetto cruciale dell’esistenza umana, strettamente collegato alla sofferenza: fare del male.

O meglio COME ASTENERSI dal fare del male.

L’essenza dell’insegnamento del Buddha è riassunta in due principi: se puoi, aiuta gli altri (e scopriremo come nella prossima lezione); se non puoi, almeno non fare loro del male (e lo scopriremo oggi).

Astenersi dal fare del male è il primo passo sulla strada degli insegnamenti etici, per vivere in pace con se stessi e con gli altri.

Esistono vari livelli di etica della liberazione individuale, sostanzialmente sono:

  • chi vive una vita diciamo normale in casa e non in un monastero
  • chi diventa suora, sacerdote o monaco

I benefici di una pratica costante dell’etica, laica o monastica che sia, sono notevoli e si ottengono grazie al principio di accontentarsi, in particolare:

  1. accontentarsi del cibo (non significa diventare per forza vegetariani, quanto non fare danni o farsi violenza fisica con alcool o eccessi di cibo)
  2. accontentarsi dell’abbigliamento (preferire la semplicità evitando spreco di beni materiali, evitando di comprare abiti costosi solo per sentirsi meglio!)
  3. accontentarsi dell’abitazione (evitando di sperperare denaro per sfarzosità tra le mura domestiche)

Ricordo con gioia velata in certi punti da tristezza il film “The Family Man“, uno dei migliori che ho visto sul tema dell’amore e delle scelte che tracciano il nostro destino, ma anche sul sottile confine che separa il nostro ego dalla capacità di accontentarsi.

In una scena il protagonista Jack (Nicholas Cage) venditore di gomme e padre di due bambini vede un  bellissimo abito. Se lo prova, si specchia, si gongola davanti al commesso e alla moglie e dice ” bello vero, ora sì che mi sento un vero uomo!” La moglie guarda l’etichetta dell’abito (mi pare 2.400 $), dice di smetterla con gli scherzi ma innesca una scenata molto realistica… è una lunga storia e ti consiglio di guardare il film, davvero “illuminante” (e commuovente).

Un addestramento nella difficile arte dell’accontentarsi può non solo limitare i danni al nostro stato d’animo spesso incline a frustrazione o invidia (“guarda quello che casa s’è comprato!” oppure “che bell’abito ma non posso permettermelo, se solo lavorassi di più...”), ma può soprattutto incrementare le nostre riserve di energia, che possono tramutarsi in ore dedicate alla meditazione, all’auto-osservazione, al cercare di porre fine alla sofferenza più profonda e non a quella superficiale…

Riflettici un attimo: meglio avere i soldi per comprarsi “quell’abito così costoso” e lenire in parte la frustrazione materiale o trovare un modo efficace per meditare per porre fine a ben altre sofferenze?

Il bello stà nel riuscire ad accontentarsi dei beni materiali, che hanno pur sempre dei limiti (immagina di possedere tutto il pianeta Terra… dopo un po’ non cercheresti di comprarti la Luna?) mentre nel campo spirituale non esistono limiti, perché è estendibile all’infinito.

Spesso purtroppo (per loro!) le persone tendono ad accontentarsi di poca pratica spirituale (magari vanno in Chiesa la domenica, o visitano i defunti nella ricorrenza annuale, oppure accendono un cero, pregano il loro santo il giorno prima degli esami o quando mettono al superenalotto :-) 

Sotto il profilo materiale le persone, invece, vogliono sempre di più (e non gli BASTA MAI!)… ma secondo te, non dovrebbe essere il contrario?

“Chi si accontenta gode”

Nella pratica dell’etica della liberazione individuale vengono menzionate inoltre la pazienza e la tolleranza. Buddha disse che la pazienza è la forma più alta di ascetismo e che mediante essa è possibile raggiungere l’ambito “Nirvana”.

Alcuni esempi per la pratica sono:

  • se qualcuno mostra di essere arrabbiato con te, non reagire allo stesso modo
  • se qualcuno ti colpisce, non devi restituire il colpo
  • se qualcuno ti mette in difficoltà e ti insulta, non devi replicare

Facile, no?

No! scommetto che stai pensando o dicendo in questo istante :-) Lo so benissimo non è affatto facile, ma proprio per questo ti serve allenamento, pratica costante, per diventare bravo!!! Quante ore di pratica hai fatto prima di prendere la patente, quanti anni ti ci sono voluti per diventare veramente bravo/a a guidare? Così è per qualsiasi altra cosa.

Mettere in pratica gli insegnamenti del Buddha richiede innanzitutto una scelta: voler modificare i propri atteggiamenti.

Le parole aggressione, violenza, vendetta, insulto, devono sparire dal tuo vocabolario se vuoi seriamente astenerti dal fare del male agli altri (e a allla tua anima). E per fare ciò devi armarti di una buona dose di pazienza, senza aspettarsi troppo da te stesso/a, almeno all’inizio.

Mi ci sono voluti anni per coltivare una virtù che ritengo ora un punto di forza della mia personalità, dal ragazzino timido e impulsivo di prima all’uomo calmo, sereno e pacato che sono oggi. Non sono io a dirlo, anche se ne sono pienamente consapevole, ma lo dice chi mi sta accanto, chi si arricchisce del mio modo di fare anche tramite parole scritte nel web, chi lavora per me o con me, chi mi ama e  talvolta mi invita ad arrabbiarmi, poiché alle persone spesso serve!!! (purtroppo è così, devo ammetterlo)

Ormai me ne sono fatta una ragione, le cose spesso non vanno nel verso giusto e tutti i miei sforzi talvolta sembrano vani :-(

Ma io insisto, continuo imperterrito e paziente sulla via della liberazione, abbracciando una filosofia che si sposa con la pratica cristiana che sta maturando in me una GRANDE e forte convinzione. La convinzione che non esista una religione perfetta, un unico credo, se non quello che coltiviamo dentro ognuno di noi.

VIVA la divinità che è DENTRO DI TE!
Stefano

P.S.: buona pratica, con gli esercizi per i prossimi 7 giorni:

  1. prendi coscienza del tuo attaccamento al cibo, ai vestiti e alla casa e inizia ad accontentarti, a ritenerti soddisfatto/a di ciò che hai. Usa il tempo libero che hai per pregare o meditare.
  2. coltiva un forte desiderio di astenerti dal fare del male agli altri, fisicamente e verbalmente, anche quando vieni messo/a in difficoltà (so che non è facile ma almeno provaci, vedile come opportunità per migliorare la tua pazienza :-)

9 Commenti

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  • lucia

    Ciao Stefano! Ti faccio davvero i complimenti…leggere il tuo pensiero mi ha un pò rasserenata :-) . Ho 24 anni e non mi sono ancora laureata (tra l’altro non è nemmeno una facoltà particolarmente ricca di sbocchi lavorativi, Scienze Politiche) …la vera violenza che pratico è quella su di me…sono molto frustrata per questo mio ritardo negli studi,la cui causa è da ricercarsi nel percorso di studi stesso, che scelsi anni fa perché fortemente condizionata dal mio ex fidanzato (un vero fallimento)…Mi ritrovo a non riuscire a studiare, ho crisi di panico, piango molto spesso, sento un profondo senso di inadeguatezza e malessere…vorrei tanto trovare la mia pace e la voglia di studiare che al liceo mi contraddistingueva…un abbraccio..

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    • stefano bresciani

      Ciao Lucia, grazie dei complimenti fanno sempre piacere! ma soprattutto fa piacere l’aver portato un po’ di serenità in chi legge le mie parole :-) Cerca di vivere il presente, esame dopo esame, senza pre-occuparti troppo del futuro: quando finirai, se troverai lavoro, ecc. ecc. se posso permettermi un augurio è di accettare al più presto ciò che sei ora, cosa ami veramente fare senza pensare a com’eri in passato, quello di certo non aiuta.. siamo in continua evoluzione e il bello è anche quello, non credi? Ricambio l’abbraccio “virtuale”!

  • sonia

    Grazie per le cose che scrivi,anch’io sto cercando di fare lo stesso percorso anche se cado varie volte e purtroppo,non è facile quando c’ èla famiglia(genitori) che non capiscono e rimangono allo stesso stadio per sempre senza tentare di evolvere ed è spiacevole questo perkè sono le persone piu vicine e allo stesso tempo piu lontane.perchè non puoi condividere.
    Grazie,vorrei un tuo consiglio!

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    • stefano bresciani

      Con piacere Sonia, anche se più che un consiglio vorrei dirti come ho fatto io con la mia famiglia (solo i miei genitori, come tutti un po’ all’antica :-), che spesso non capiva pienamente le mie “evoluzioni”
      Quindi ti capisco, ci sono passato e a volte mi devo confrontare tutt’oggi, semplicemente faccio ciò che mi riesce più naturale con loro, evitando di entrare nei dettagli di questa o quell’altra esperienza, modo di pensare o di agire. Purtroppo non abbiamo il potere magico di far evolvere le persone come vorremmo noi… ed è meglio così perché ognuno ha il diritto di vedere la realtà con i propri occhi; è altresì importante che le persone crescano (se ne sentono la necessità ovviamente) quando e come lo desiderano. Se non sentono questo impulso è inutile insistere più tanto, credimi!

      un caro saluto,
      Stefano

  • cinzia

    Caro Stefano,
    leggo sempre con molto piacere i tuoi bellissimi e profondi pensieri, ti stimo molto e penso che sei una risorsa meravigliosa per chi vive con te e ti conosce di persona.Ciò che esprimi in questo articolo è sempre stato un mio sentire, mi riconosco perfettamente in quello che dici sia per quanto riguarda la sobrietà di vita, sia per l’atteggiamento non-violento.Per questo sono spesso accusata di essere ‘debole’, di non avere ambizioni, di accontentarmi insomma. Per questo mio atteggiamento ho rinunciato spesso ad avere di più, anche se penso che comunque la vita mi abbia dato molto e non in termini materiali. Vedo persone ambiziose mai contente,che anche quando raggiungono posizioni ragguardevoli sono sempre pronte a lamentarsi di qualcosa.Allora mi chiedo se poi è veramente appagante questa folle corsa che ci porta a vivere sempre sotto pressione, senza la possibilità di soffermarsi più di tanto a considerare quali sono le cose per cui vale la pena vivere veramente.Un abbraccio Cinzia

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    • stefano bresciani

      Carissima Cinzia, sono lusingato dal tuo commento ;)
      Mi fa piacere condividere questi pensieri con persone come te, grate alla vita in termini più profondi.
      Quanto sia appagante la corsa sfrenata al volere sempre di più (in termini materiali) lo fai capire citando le classiche persone ambiziose che non si accontentano mai… e concordo con te! Ritengo che nel percorso spirituale della vita l’avere pazienza, godersi attimo per attimo e dire no alla violenza siano qualità assai difficili da coltivare ma così preziose e inestimabili che alla lunga danno enormi soddisfazioni. Lo sto provando strada facendo e auguro anche a te di proseguire così perché il tuo modo di essere è tutt’altro che debole!
      I miei sinceri complimenti e ricambio volentieri l’abbraccio,
      Stefano

  • Umberto

    Non so perché non è stata inserita la frase, vabbè la riscrivo qui sotto.

    Meglio essere violenti se c’è violenza nel nostro cuore, che mettersi il mantello della non violenza per mascherare la debolezza. (Gandhi)

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  • Umberto

    Ciao Stefano e complimenti davvero per questo meraviglioso articolo.
    Volevo chiederti però se ti andava di commentare una frase del Mahatma Gandhi, sicuramente una delle persone che meglio ha rappresentato ciò di cui parli in questo post.
    <>
    Secondo me queste parole hanno una profonda verità e bisognerebbe approfondirle maggiormente.
    Non sono esperto in materia, ma credo che lui abbia voluto spronare le persone a essere semplicemente se stesse, senza snaturarsi più di tanto: questo non significa che non bisogna cercare di migliorarsi, assolutamente, ma nemmeno vestire i panni di un estraneo forzandosi a diventare qualcuno che in realtà non si è.
    Tu hai citato il film “The family man”, a me viene in mente “American Gangstar” dove il protagonista Frank Lucas – interpretato da uno strepitoso Denzel Washington – nasce e cresce nel quartiere più malfamato di Manhattan (Harlem), fa l’autista ad un boss mafioso, vede violenza, droga e male in ogni angolo di strada che gira: ecco io mi chiedo come può una persona che nasce in un ambiente simile tenere fede ai buoni e validi propositi che enunci tu in questo articolo.
    Cosa ne pensi Stefano?

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    • stefano bresciani

      Gent.mo Umberto, grazie a te del meraviglioso commento, costruttivo e ricco di spunti di riflessione.
      Ritengo il Mahatma Gandhi uno dei più grandi maestri di saggezza del nostro tempo, e nutro in lui profonda stima e ammirazione. Ritengo altresì che la maggior parte dei suoi aforismi vanno letti tra le righe come qualsiasi altro pensiero filosofico… quindi posso solo dirti cosa ne penso io.

      Credo fortemente nel concetto di essere ed esprimere se stessi al 100%, però credo che se ciò debba comportare un danno al prossimo allora mi permetto di obiettare chiunque: una mia libertà (come l’esprimere violenza) non può limitare quella altrui! Questo a mio avviso è fare del male, poi se uno vuole farlo a se stesso è ovviamente libero di farlo (anche se causa sofferenza alle persone vicine)… non credi?

      Per quanto riguarda il film che hai citato si potrebbe parlare per delle ore, ma il succo è: il condizionamento. Se fossi nato anch’io in un quartiere malfamato di certo sarei stato molto condizionato, molto più incline alla violenza che alla pace ma credo che nel profondo sarei rimasto me stesso e che col tempo sarebbe cambiata la mia inclinazione. Certo è difficile, quasi impossibile quando ci sono appunto certe “condizioni” sfavorevoli (altro classico esempio è il padre di famiglia violento) ma confido nel potere divino che è in ognuno di noi, nel potere di voler cambiare le cose quando non vanno, di migliorare quando lo vogliamo (e non solo quando è possibile!) e, come ultima spiaggia, cambiare città o Paese quando non ce la facciamo più.

      Chiudo con l’aforisma che più condivido di Gandhi, che ha ben poco spiegare: “sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”

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