Il public speaking è una vera e propria arte che coinvolge tutto il corpo. La “presenza” scenica svolge un ruolo cardinale durante l’attività del parlare in pubblico. Sguardo, postura, tono della voce, gestione dello spazio sono solo alcune delle espressioni esteriori di quella che è la disposizione interiore. Proprio quest’ultima rappresenta l’aspetto di gran lunga più importante nell’approccio con il pubblico! La nostra “messa in scena” è strettamente correlata al “linguaggio non verbale” (o “comunicazione non verbale”) che si esprime mediante tre canali principali.

Anzitutto la Cinesica.

La cinesica è l’insieme dei movimenti prodotti dal corpo. Molti di questi sono assolutamente involontari e dipendenti dalle emozioni che in quel momento si provano, come per esempio le movenze del collo, del busto, gli arricciamenti del naso, le smorfie della bocca, i vari movimenti dei piedi (roteazione delle caviglie, piegamento delle dita, sollevamento dei talloni…), delle gambe, degli occhi eccetera.. Altri, invece, sono volontari e complementari all’esposizione: agitare le mani per indicare movimento, fare il segno dell’ok per esprimere apprezzamento o condivisione, indicare un oggetto e chi più ne ha più ne metta.

Il secondo canale è quello della Prossemica.

Lo studioso che ha inventato questo termine, l’antropologo Edward Hall, ha definito questa disciplina come “lo studio di come l’uomo struttura inconsciamente i microspazi – le distanze tra gli uomini mentre conducono le transazioni quotidiane, l’organizzazione dello spazio nella propria casa e negli altri edifici e infine la struttura delle sue città”.

Ognuno di noi ha un territorio di riferimento, anzi ne ha diversi. Uno per ogni luogo in cui si trova. Pensiamo a quello di casa nostra, che è diverso da quello del nostro luogo di lavoro (o di studio), che a sua volta è diverso dal sedile della corriera o del comparto del treno o ancora del tavolo al ristorante. Tutti diversi, quindi, ma tutti nostri territori di riferimento con i quali ci rapportiamo.

La prossemica rappresenta quindi il modo in cui gestiamo la distanza interpersonale e i rapporti spaziali tra noi, le altre persone e l’ambiente. E’, in altre parole, il nostro comportamento nei riguardi dello spazio, della distanza e dell’orientamento spaziale verso il pubblico.

Il terzo canale è invece il Paraverbale.

Per Paraverbale intendiamo l’insieme dei segnali e le sfumature emozionali della voce e la sua qualità (la tonalità, il timbro, il volume, la ritmica e le pause). Il Paraverbale è il canale del corretto utilizzo della propria voce. Pensiamo al nostro timbro, cioè al colore della nostra voce. Questo può essere più gutturale, piuttosto che nasale o soffocato eccetera. Ciò dipende delle parti del corpo che fungono da cassa armonica, cioè amplificano e dirigono il suono che produciamo. Il nostro timbro della voce ha effetti formidabili sugli altri ma soprattutto su noi stessi. Può risultare più o meno simpatico, esprimere consenso o dissenso, amicizia o ostilità, interesse o noia. Qualcosa di simile accade con il volume, definito come l’intensità sonora, che si può rimodulare sia in virtù  della distanza dall’interlocutore, che in base all’importanza dell’argomento o del singolo concetto che stiamo presentando. Il timing del discorso pubblico è altrettanto importante: le pause, la velocità e il ritmo servono a dare diverso peso alle parole. Il Paraverbale è quindi utilissimo alla conversazione, perché aiuta il nostro pubblico a comprendere il significato del nostro discorso e, specularmente, aiuta noi a esprimerlo meglio.

Secondo la celeberrima ricerca di Albert Mehrabian condotta nel 1972, queste sono le proporzioni degli aspetti percepiti di un messaggio: movimenti del corpo 55%, parte vocale 38%, aspetto verbale (parole) 7%. La Comunicazione Non Verbale veicola periò la stragrande quantità delle informazioni.

La comunicazione tutta, ma soprattutto quella non verbale visto il suo ruolo preponderante, per esser vincente dev’essere il frutto di specifiche disposizioni interiori.

Ecco allora il più grande segreto per comunicare efficacemente: ASCOLTARE.

L’approccio all’ascolto trasforma anche fisicamente l’oratore. Lo rende rassicurante, sicuro di sé ma anche disponibile e amico di chi lo ascolta. E il pubblico se ne accorge, ricambiandolo.

Ma come si fa ad “ascoltare”? Anzitutto mediante l’empatia, cioè la capacità di immedesimarsi negli altri. Non serve fare chissà quale sforzo. E sapete perché? Perché sia noi che il nostro pubblico abbiamo qualcosa che ci accomuna, cioè l’interesse all’argomento che andremo a esporre. E non è poco! Partiamo quindi con un vantaggio notevole. Se prendiamo consapevolezza di questo aspetto la nostra mente si sgombrerà da eventuali preoccupazioni sulla nostra capacità espositiva, che diversamente sarebbero immediatamente percepite dall’uditorio.

Ecco, vedete, è un circolo virtuoso che fa maturare benevolenza tra il pubblico e che a sua volta ci rende ancora più sicuri delle nostre performance. Con un atteggiamento di attenzione, di cordialità e di disponibilità – frutto appunto della nostra propensione all’ascolto – creiamo un ambiente positivo e confortante tanto per chi ci ascolta che per noi stessi.

Inoltre, quando ascoltiamo guardiamo (ovviamente!) i nostri interlocutori. E infatti il contatto oculare è prezioso per infondere quella vicinanza emotiva che ci pone ulteriormente in sintonia con gli astanti. Qualora la platea fosse numerosa, un utile consiglio è quello di guardare le ultime file, così da dare l’impressione di rivolgersi a tutti i presenti. Con questa disposizione all’ascolto, quindi, tutta la gestualità di cui parlavamo prima e che serve a descrivere meglio il nostro argomento e a coinvolgere il pubblico, trasmetterà entusiasmo, convinzione, passione e – perché no – umorismo.

Comunicazione – public speaking

5 Commenti

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  • maria grazia

    salve
    quello che scrive e’ interessante ma per avere quelle capacita’ forse la prima cosa da fare e’avere fiducia in se stessi o per lo meno essere poco emotivi…parlo di me che non riesco a parlare nelle conferenze..forse prprio per la mia emotivita..e quindi rimango sempre nell’ombra.mentre glialtri mifanno le scarpe

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  • ivan buttignon

    Gentile Cristina,
    grazie a te per l’indicazione.
    Ciao!
    Ivan

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  • Cristina Turconi

    Gentile Ivan,
    grazie per l’interessante articolo, anche se la celeberrima ricerca di Albert Mehrabian, viene citata erroneamente… ti invito a visitare il seguente link su youtube, per ulteriori dettagli: http://www.youtube.com/watch?v=7dboA8cag1M
    BUSTING THE MEHRABIAN MYTH.
    Saluti.
    Cristina

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  • ivan buttignon

    Buongiorno Lux! Affermativo.

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  • Lux

    Non è che per caso tieni corsi di public speaking?

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