Basta passare una giornata a Milano per commissioni, che si avverte subito, in modo invadente, una totale e generale mancanza di rispetto per il prossimo.

Oggi è una giornata come tutte le altre, senza impegni o problemi particolari. Decido di spenderla cercando di portare a termine alcune commissioni banali, come ad esempio andare in banca, in posta, dall’amministrazione del condominio, richiedere l’attivazione del cellulare, ecc. Sembra proprio la giornata ideale per fare un po’ di cose: piccole incombenze, comuni a molti, che non si riesce mai a concludere, forse per mancanza di tempo o di buona volontà.

E’ sufficiente una tranquilla giornata di commissioni per essere catapultati in un altro mondo, dove tutto diventa difficile, un percorso a ostacoli, dove gli abitanti di questo “mondo” non sono le persone “normali” che ho sempre visto nella mia città, ma diventano “i cattivi” di un brutto film. Parlo della mia città, Milano, dove certamente ci sono anche cittadini gentili e cassieri disponibili e professionali. E’ sempre sbagliato generalizzare e fare “di tutta l’erba un fascio”, ma dove sono finiti tutti quelli gentili e pazienti?

Persone frenetiche, rabbuiate, che non salutano, non ringraziano e non ti guardano nemmeno in faccia, pronte a tutto per un parcheggio, per un posto in fila alle poste. E che dire poi di quelli che dovrebbero lavorare per noi, ad esempio in banca o alla cassa di un supermercato? Chiacchierano tra loro, degnando il povero cliente di sguardi che dicono tutto sulla loro intenzione di offrire un servizio!

Cosa succede? Si avverte, nel linguaggio non verbale del comune passante, e di tutte le persone che si incontrano nella routine quotidiana, un certo fastidio verso il prossimo, chiunque esso sia, quasi volerlo negare, solo per il fatto che incroci il nostro cammino oppure ci ostacoli mentre cerchiamo di “fare i fatti nostri”.

Proviamo a focalizzare su questo “non riconoscere nell’altro la persona” generalizzato, visibile ovunque nelle nostre strade, negli uffici, nei luoghi pubblici, ecc., almeno nelle grandi città indaffarate del Nord. Forse nelle provincie si riesce ancora ad avere un contatto umano con gli altri.

Possiamo identificare due aspetti:

a) un terribile individualismo spinto all’eccesso

b) il ricalco, cioè l’influenza della società che ci porta a comportarci nello stesso modo degli altri, a seguire lo stereotipo di costumi comuni.

Individualismo

Apriamo una finestra di osservazione sulla società italiana che ci circonda oggi. Vediamo subito come il disinteresse dello Stato italiano verso il cittadino porti tutti a rimboccarsi le maniche e a “fare da sé”, certi di non ricevere alcun aiuto pubblico.

Uno sbaglio? Dipende dai punti di vista, certo è che se oggi l’italiano medio non si arrangia un po’ da solo, e aspetta che ci pensi lo Stato, non riesce nemmeno a ottenere una visita medica in un ospedale pubblico!

Gli italiani oggi sono “rassegnati” dell’inefficienza delle strutture pubbliche. Vivere normalmente è diventato un percorso a ostacoli: anche riuscire a pagare le tasse correttamente è difficile, bisogna farsi assistere da un professionista. Siamo circondati da tasse e balzelli fantasiosi (di cui troppo spesso non si vede alcun ritorno), da multe di ogni genere, da divieti scritti ovunque (talmente tanti che non li leggiamo nemmeno più), da servizi pubblici inefficienti, ecc. Chi più ne ha ne metta!

Ci troviamo a spendere gran parte del nostro tempo a cercare di rincorrere le multe, di ottenere i servizi che ci spettano, in una parola a difenderci dallo Stato… paradossale se ci pensate! Non è forse lo Stato che dovrebbe preoccuparsi del nostro benessere, salvaguardare e proteggere noi cittadini? Cittadini che pagano le tasse, ma non addentriamoci in questo argomento…

Tutto ciò ha trasformato noi tutti in “guerrieri”, che escono di casa la mattina armati di tutto punto di marche da bollo, documenti, fotocopie, fotografie e quant’altro, per cercare di ottenere quanto di diritto, un posto per il figlio nell’asilo di zona o il bollino per il parcheggio. Non solo, ma ognuno di noi deve anche dimostrare di avere un figlio dell’età giusta e di essere residente nel tal quartiere, tutte cose che gli uffici pubblici dovrebbero ben sapere!

Eppure, quando si tratta di farci pagare le tasse, lo Stato sa tutto di noi, e con gran precisione, infatti ai lavoratori dipendenti le imposte sono prelevate direttamente dallo stipendio, ancor prima di riceverlo, forse ha paura che scappiamo?

Ne consegue che il maltrattato cittadino, solo contro tutti, percepisce “l’altro” non come un compagno di sventura, ma come un “rivale” nell’ottenere quanto di diritto. La lotta per cercare di cavarsela non lascia spazio a cura e rispetto del prossimo, impegnato proprio in quello che stiamo facendo noi, come ad esempio accaparrarsi un posto nella stessa coda alle poste, un parcheggio, oppure l’ultima prenotazione rimasta agli sportelli del comune!

Di fatto, la gente che abbiamo attorno è diventata un po’ nemica, o comunque un intralcio nella nostra lotta quotidiana per quanto di diritto… Come si fa a trovare spazio nel nostro cuore inaridito per un po’ di amore per il prossimo? Tanto più che siamo consapevoli che disorganizzazione e inefficienza, causa di tutto il nostro stress, non dipendono dal “prossimo”, ma dallo Stato.

Questo individualismo generalizzato fa si che, ad esempio, quando passiamo dalla porta del supermercato, nessuno si gira più per vedere se c’è qualcuno che deve entrare. In coda, i nuovi avventori non sopportano di dover aspettare le faccende altrui, e cercano una scorciatoia per evitare l’attesa. Usare l’auto (a Milano) assomiglia sempre di più a una “legge marziale di tutti contro tutti”, dove tutti hanno torto e tutti hanno ragione, e per opportunismo si interpreta il codice della strada secondo il proprio comodo.

Ricalco

E’ noto a qualsiasi sociologo, psicologo o studioso del comportamento umano, che sin dall’infanzia, una delle tecniche più naturali per imparare è “copiare” quello che si vede. Il bambino copia quello che fanno gli adulti, copia i propri genitori, impara le leggi non scritte del comportamento e dalla comunicazione non verbale.

E’ facile chiedersi allora: da chi può aver imparato a comportarsi la gran massa degli italiani? Ognuno di noi non può che emulare quello che vede! Ci ritroviamo tutti a fare agli altri quello che hanno fatto a noi, quello che abbiamo visto fare in famiglia. Ognuno di noi, riserva al suo prossimo lo stesso trattamento subito. A sua volta, questi replicherà lo stesso comportamento con un’altra persona, e così via.

E i bambini? Sin da piccoli imparano da una società malata nel cuore e nello spirito. Avete provato a sgridare un bambino che si comporta male per strada? Come minimo vi risponde male, e i suoi genitori gli danno ragione, poi prendono la targa della vostra macchina e vi mandano l’avvocato, se non finite prima sui giornali nella parte della vittima…

Siamo purtroppo tutti colpevoli di questa disfatta collettiva, di questa mancanza di educazione e coscienza sociale. Il senso civico in Italia è pressoché nullo. Se vi è capitato di circolare per le strade all’estero, avrete certamente notato come, appena passata la frontiera, si avverta da subito un atteggiamento collettivo molto più civile e rispettoso.

Nessuno osa superare il limite di velocità, uscire dalle righe, urlare o schiamazzare, ma non per paura di essere multati, semplicemente per una cultura del rispetto degli altri e del luogo comune. All’estero c’è sensibilità civile, ci si rispetta a vicenda. Se esiste una regola, tutti la osservano, nessuno escluso, a tal punto che, se siamo noi a non rispettarla, ci sentiamo subito così “fuori dalla norma” e dal comune pudore, che i primi a provare imbarazzo saremmo proprio noi!

Conclusione

Potremmo dire tante cose per concludere questa finestra aperta sulla società italiana, e rapidamente chiusa per un senso di fastidio e dispiacere. Sarebbe altrettanto facile fare del buonismo e raccomandare a tutti di fare i bravi e di comportarsi bene, offrire l’altra guancia e via dicendo.

Possiamo solo guardarci dentro, ciascuno di noi, e riconoscere quanto siamo tutti colpevoli di una triste disfatta del comune senso civico, evidente nelle azioni di tutti i giorni.

Basta pochissimo per far mente locale e chiedersi se il nostro comportamento è davvero etico. Attenzione verso il prossimo e immedesimarsi nell’altra persona, dare e pretendere sempre un po’ di buona educazione… costano pochissimo e sono alla portata di tutti, ogni giorno, in qualsiasi momento. E’ un sorriso che ha un valore grandissimo, per noi stessi e per gli altri.

 

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