II giusto rapporto tra sport e autostima In questo articolo ci occuperemo di valutare l’ autostima nello sport, ovvero la capacita’ di rendersi sicuri di sé e competitivi.  Lo sport, rappresenta sicuramente uno degli elementi, attraverso i quali e’ possibile migliorare la propria autostima, essendo quest’ ultimo un percorso ad obiettivi. Tuttavia occorre capire bene come individualmente si vive lo sport.

Se quest’ ultimo infatti, rappresenta un’ utile occasione per socializzare e scaricare le tensioni accumulate e lo stress, mantenendosi in forma, allora possiamo dire di essere sulla giusta strada.  Spesso lo sport invece viene vissuto esclusivamente come la possibilita’ di misurarsi, mettersi in gioco, estremizzare la competitivita’, ma anche dimostrare agli altri le proprie potenzialita’, attraverso incredibili gesta.

In tal caso la relazione tra autostima e sport risulta essere deformata, da un meccanismo di eccessivo protagonismo o dalla necessita’ continua di forti sollecitazioni psicologiche date dall’ adrenalina.

Autostima e sport: le adeguate correlazioni

I casi prima descritti, rappresentano situazioni sicuramente deleterie, perche’ tendono ad estremizzare la percezione di sè stessi, con un inevitabile crollo psicologico, che puo’ essere dato nel tempo, in coincidenza di una serie di cause, tra cui ad esempio alcuni risultati non ottimali nello sport agonistico, il decremento delle proprie prestazioni fisiche negli anni, una serie di motivazioni collaterali date dal contesto sociale e personale, etc.

Possiamo affermare con sicurezza, che il continuo chiodo fisso, di dimostrare a sè stessi o agli altri le proprie potenzialita’, in modo eccessivo e distorto e’ grave sintomo di una patologia: la mancanza di carattere !  Vuoi aumentare l’autostima? Ecco gli esercizi veramente utili.

Travestirsi da Super eroe

 

I supereroi falsi nello sport e autostima Dobbiamo fare necessariamente una considerazione di fondo: i risultati sportivi di un atleta, (in contesti quali ad esempio gare nazionali, internazionali o alle olimpiadi), dipendono da 2 fattori, il primo riguarda le potenzialita’ fisiche dell’ individuo, che sono ottenute mediante anni di allenamenti specifici e sacrifici immensi.

Molti, specialmente in ambito dilettantistico, cercano visibilita’, attraverso delle discipline, che io chiamerei “pseudo sport”, nella quali il requisito delle prestazioni e’ ottenuto semplicemente attraverso delle nocive preparazioni a base di stimolanti, anabolizzanti, etc.

Il risultato finale e’ quello di vincere la gara di paese, ma di avvelenarsi il fisico caricandosi tra l’ altro di aspettative emotive incredibili. Il tutto per dimostrare ad altri simili la propria forza fisica. La partecipazione alla competizione rappresenta gia’ per loro una vittoria.

Oltre ai pericoli di natura fisiologica, appare anche lo spettro della mancata vincita, per cui l’ autostima inevitabilmente nell’ ambito di quello sport, crolla in modo immediato.

Allora, e’ bene ricordare che la preparazione dell’ atleta mira sempre a valutare l’ elemento emotivo, che e’ di primaria importanza prima ancora della coppa o della medaglia, per evitare di rischiare una caduta nel baratro della depressione.

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