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Luoghi che comunicano. Comunicare con i luoghi

Ebbene sì, anche i luoghi comunicano. L’ambiente influenza l’umore, basti pensare alla struttura fisica dell’azienda, che ha indubbiamente un valore fondamentale nella strategia comunicativa. Come ricorda l’esperto di comunicazione aziendale Gabriele Qualizza (G. Qualizza, Transparent factory. Quando gli spazi del lavoro fanno comunicazione, FrancoAngeli, Milano, 2010), il luogo fisico dell’impresa non è solo semplice packaging, non è solo lo specchio dell’immagine aziendale.

Lo spazio del lavoro è ben di più di un’arena neutrale rispetto alle attività e alle azioni che si svolgono al suo interno. Coinvolge i dipendenti e li agevola nel raggiungimento degli obiettivi aziendali, sostiene le interazioni tra il personale e tra questo e gli interlocutori esterni. Inoltre, interpreta i significati e i valori del brand e indica i tratti distintivi dell’azienda. Ancora, funge da connettore sul piano organizzativo, si propone cioè come simbolo comune che unisce tutti i portatori di interesse dell’azienda, sia quelli interni che quelli esterni. E’ immagine integrata e coordinata, come si usa dire in ambiente aziendalista.

Ora, senza entrare nei particolari specifici, esistono due grandi tipologie di “luoghi che comunicano”: la Casa Bianca e Camp David. La dicotomia è pensata da Joe Navarro, esperto di comunicazione non verbale e per venticinque anni “la macchina della verità” dell’FBI (J. Navarro, Ti faccio vedere io, Mondadori, Milano, 2011, pp. 190-193 e 200).

Mentre la Casa Bianca è la dimora ufficiale del presidente, Camp David è il luogo di ritiro presidenziale. La prima è associata a protocollo, potere, privilegio e formalità; la seconda a privacy, intimità e riposo. Bene, proprio a Camp David sono nate diverse delle più illuminanti idee di politica estera, come per esempio gli Accordi sulla questione arabo-israeliana che portano il nome del luogo (Camp David appunto) dove sono stati sottoscritti.

“Un bell’ambiente privato e rilassato come quello di Camp David – spiega Joe Navarro – favorisce un’atmosfera amichevole, invita alla comunicazione tranquilla e a un atteggiamento adatto a risolvere i problemi”.

Quindi, luogo anche come problem solving. E com’è possibile ciò?

E’ possibile grazie alla scena informale che Camp David permette di creare. Anzitutto, gli ospiti siedono normalmente uno accanto all’altro o in posizione angolare, non di fronte che è il modo peggiore per raggiungere un obiettivo di comunicazione. I presenti si rispecchiano meglio (mirroring, rapport) e per via della sincronia e dell’effetto imitativo porta a parlare in modo più schietto; possono inoltre camminare fianco a fianco (è un processo, questo, che favorisce la comunicazione: alcuni degli incontri più produttivi conclusi da Navarro si sono svolti in questo modo nel patio di un caffè o al parco), partecipare ad attività ricreative e pranzare insieme, tutte condizioni che rendono la comunicazione più distesa e ragionevole. Non si può immaginare atmosfera migliore.
Sono due paradigmi, quelli della Casa Bianca e di Camp David, che vanno scelti sulla base dello specifico obiettivo di comunicazione (cosa vogliamo ottenere dall’incontro?). Il primo caso, sterile e concreto, è adatto per incontri rapidi e decisionali. Il secondo, invece, è necessario quando sentiamo il bisogno di allontanarci per pensare “fuori dagli schemi”, liberi da pressioni temporali, telefonate, e-mail, questioni urgenti e dal nostro ambiente “solito”.

Il luogo, insomma, oltre che l’umore, influenza la produttività e la creatività. Una riunione fatta con questi criteri può favorire l’armonia e i rapporti interpersonali. Facciamo allora comunicare i luoghi. E comunicheremo meglio e di più proprio grazie a loro.




3 commenti /

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  • I luoghi dicono molto. Basta guardare dove viviamo e influenzano molto il nostro corpo e la nostra mente. Ottimo articolo

  • E’ vero!
    Personalmente ho provato benessere “produttivo” trovandomi in luoghi favorevoli, viceversa, malessere o “non sentirmi a mio agio” in luoghi o circostanze fisiche non favorevoli né accomodanti. Grazie per l’articolo :-)
    Claudio

  • Carissimi Giovanni e Claudio, grazie per i Vostri interventi. Se lavorate nel campo aziendale Vi segnalo l’ottimo lavoro di Gabriele Qualizza Gabriele Qualizza “Transparent factory. Quando gli spazi del lavoro fanno comunicazione”.
    Grazie ancora! Vi saluto caramente,
    Ivan

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