Oggi ti racconto del mio primo orologio che ho costruito. E del grosso errore che ho commesso. Siamo nel 1992. Nella mia scuola non c’erano santi ne madonne: tutti i pezzi andavano fatti a mano. Tutti, compresi le viti. Gli unici pezzi che non si potevano fare per ovvie difficoltà costruttive erano i rubini: erano i solo 18 pezzi che compravamo da un fornitore.

Dunque dal 1992 al 1996, in media prendevo ogni due settimana una striscia di metallo nuova, e limavo, foravo, levigavo, smussavo, uno dei 100 pezzi del mio orologio. Calcolavo, pensavo, misuravo, contavo, progettavo, ideavo con infinita pazienza i miei prossimi passi. Creare un orologio a mano è un impresa di precisione pari ad un operazione chirurgica: solo che l’orologio ti richiede molto più tempo. Un solo pezzo mi poteva portare via fino a 80 ore di lavoro. Senza bere un caffè o fumare una sigaretta. Tremare voleva dire sbagliare. E sbagliare voleva dire ricominciare il pezzo da zero.

Nel 1995, ero arrivato ad un pezzo molto importante. Si chiama “Spina della Racchetta”: un nome, un programma.  Ormai la mia preparazione tecnica e professionale mi garantivano già una forte abilita, ma quel pezzo era davvero tosto. Su quel pezzo si basa la velocità degli ingranaggi: farlo di troppo grande spessore avrebbe fatto accelerare l’orologio, farlo troppo sottile avrebbe fatto rallentare l’orologio. La difficoltà si trovava in questo: trovare un giusto equilibrio. Finito il pezzo lo provai: il mio orologio andava troppo veloce: dovevo assottigliare il pezzo. Credetemi, non è una cosa facile. Si tratta di un gioco da un micromillimetro. A mano. E si tratta sopratutto di una sfida psicologica: ogni volta che toccavo il pezzo, poteva essere l’ultima: in effetti, ogni volta che lo assottigliavo, diventava molto fragile, e tanti componenti entravano ad incastrarci: e se mi muovesse? E se il metallo era troppo duro….e se….? E….? Ecco….rotto. Ricominciò il pezzo 5 volte, e con quello un mese di lavoro. Ma niente da fare: il mio orologio andava sempre troppo veloce. Avevo due soluzioni: o lo lasciavo cosi, o non lo avrei mai più finito. Io lo lascai cosi. Anche se il mio orologio segnava 1 minuto in più ogni giorno.

A volte capita che qualcuno mi chiede di vedere i miei orologi. Sono molto fiera di esibire la mia doppia complicazione Gerald Genta che costruì nel 1999. E’ un bel pezzo di collezione, e ne esistono solo 10 al mondo. Di cui il mio che porta il numero uno e che ha un quadrante personalizzato con sul retro mio nome inciso. Pero il MIO orologio fatto tutto a mano, quello UNICO:  io non lo mostro mai. Perché non è perfetto. Perché va troppo veloce.

L’altro giorno pero, un amico in svizzera di lunga data mi chiese di vederlo. “Degli orologi come questi, non se ne fa più, e non se ne farà mai più” mi disse. Io non volevo mostrarlo, ma insisteva cosi tanto, che solo con titubanza gli presentò “il mio orologio che va veloce”. E’ rimasto senza voce, stupido, stregato. “E’ stupendo, favoloso, straordinario” mi disse. Io ero sorpresa. Secondo me aveva dimenticato che avevo fatto un errore, che il mio pezzo era sbagliato e che andava troppo veloce! Gli disse questo con il tono di chi ha assaporato fin troppo il fallimento. Lui mi sorrise dolcemente e mi disse “tu pero hai dimenticato che hai costruito altri 99 altri pezzi in maniera perfetta”. Rimasi ammutolita. Per la prima volta in tutti questi anni riuscivo a vedere tutti gli altri pezzi dall’unico pezzo imperfetto. Inoltre, quelli perfetti erano molto piu belli, ma io in tutti questi anni, guardavo solo quel pezzo imperfetto che non ero riuscita a fare “perfettamente”! Fino a d’ora i miei occhi si erano concentrati solo su quell’unico errore, e non poteva supportare di guardare quell’orologio.

Ora pensavo a tutte le volte che avevo portato l’attenzione sul “pezzo sbagliato” nella mia vita, su questi “errori“, nei miei progetti, nelle mie relazioni e su di me. Tralasciando i pezzi perfetti che avevo costruito o che avevo. Quanti cadono in depressione o pensano addirittura al suicidio perche l’unica cosa che riescono a vedere è “il pezzo imperfetto” in loro e nella loro vita? Quanti smettono di sognare, di provare, di continuare a volere raggiungere i loro obbiettivo proprio perché trovano sul loro cammino un “pezzo imperfetto”?

In verità ci sono molti piu pezzi perfetti, sopra, sotto, a sinistra o a destra, ma a volte non riusciamo semplicemente a vederli. Al contrario. Ogni volta che guardiamo, i nostri occhi si concentrano esclusivamente sugli errori, sugli sbagli e sugli fallimenti.

Il mio amico geometra m’insegno una grande lezione in quel giorno. Quando se ne andò, si fermo sulla soglia della porta e mi disse : sai, noi tutti facciamo degli errori. Anch’io ne faccio quando creo una casa, ma io dico ai miei clienti che si tratta di un “particolare originale”, che nessun’altra casa nei dintorni possiede. E per questo, io la faccio anche pagare più cara.”

Ora penso a Monet quando diceva “Ho voluto la perfezione e ho rovinato quello che andava bene.” Ora mi godo della totale imperfezione della perfezione. Fallo anche tu!

Ogni Benedizioni!

Astrid Morganne

Ps. Come sempre il mio articolo è pieno di errori: ma vuoi mettere tutte le parole giuste che ho azzeccato? ;)

4 Commenti

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  • marcello

    ci sono delle volte nella vita, che per capire le cose puoi leggere decine di pagine e consigli ma non entrano mai in te. poi molto raramente “sbucano” articoli del genere e rimani folgorato….. complimenti!!!

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  • Carlo

    Bello !!!…… sono rimasto senza parole.
    Il mio cervello si è risvegliato e sono molto felice di averti incontrato. A volte, poche parole usate nel modo e nei tempi giusti, possono trasformarti e cambiarti la vita. Grazie

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  • Gianni

    Gran bella morale: ho le lacrime agli occhi.
    Manderò il link di questa pagina ad una mia carissima amica… ne ha proprio bisogno.

    Saluti e Grazie.

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  • Umberto

    Meraviglioso articolo Astrid, grandissimo insegnamento.
    Gli errori si fanno di continuo ma l’errore più grande che si possa fare è quello di focalizzarsi esclusivamente su di essi, ignorando tutte le cose buone fatte in passato.
    Un altro errore grave che spesso la gente commette è quello di evitare di commettere errori, per paura di giudizi altrui o per paura di peggiorare una situazione; è ovvio che se non fai nulla non sbagli, ma è altrettanto ovvio che così facendo non vai da nessuna parte.
    L’errore fa parte del gioco, è normale sbagliare, l’importante è non farsi condizionare dagli errori che facciamo, è quella la parte più difficile del gioco.
    Anche Edison avrebbe potuto rinunciare dopo 10.000 fallimenti, eppure lui non li vide come tali, ma semplicemente come 10.000 modi per non far funzionare la lampadina.
    Gli bastava trovarne solo 1 per farla funzionare, e lo trovò.

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