Il governo propone novità che potrebbero far felici molte famiglie italiane. Nel prossimo decreto per lo sviluppo che il consiglio dei ministri approverà il 6 maggio infatti, è prevista un importante innovazione sulla situazione dei tassi variabili per i mutui casa. Da sempre scelta problematica quella di chi apre un mutuo, scegliere se farlo a tasso variabile seguendo così tutte le incognite del mercato, o farlo a tasso fisso. Di fatto, la maggior parte delle persone che accende un mutuo sceglie di farlo a tasso variabile. Anche se recentemente si è assistito a un cambiamento di tendenza. Nel secondo semestre del 2010 la scelta dei consumatori era ricaduta sul tasso variabile nel 47% dei casi, a fronte di un 24% che aveva optato per il tasso fisso, un 26,5% per il variabile con il tetto e un 2,5% per il misto. Qualche mese prima, a gennaio del 2010, i mutui a tasso variabile erano stati scelti da ben l’80% dei nuovi contraenti. Adesso, con gli aumenti decisi dalla banca centrale europea, è previsto un nuovo aumento dei tassi variabili. Che cosa succederà con il nuovo decreto? Al lavoro c’è lo staff del ministro dell’economia Tremonti, in contatto con il presciente dell’Associazione dei banchieri Mussari. Aiutare le famiglie in vista delle nuove difficoltà in arrivo. Per fare questo sarebbero state prese in esame due proposte. La prima di queste potrebbe essere una nuova moratoria sui mutui. Secondo Paolo Landi, segretario generale dell’associazione dei consumatori, questa misura però rischierebbe solo di rinviare il problema e alla fine graverebbe su tutti coloro che hanno acceso un mutuo. La seconda ipotesi invece sarebbe di agevolare la conversione del prestito da variabile in fisso. In questo modo concgenlandolo all’attuale livello dei tassi. Questo vorrebbe dire, per un mutuo di dieci anni, prendere come base di calcolo un Irs (Interest Rate Swap), cioè un tasso di riferimento per i mutui a tasso fisso, tra il 3,5% e il 3,6%, maggiorato dello spread (il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base quale proprio ricavo) praticato da ciascuna banca in modo differente.

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