Aprire i chakra: cosa significa davvero?

Sin dall’antichità questi centri energetici, collocati lungo il corpo sottile, sono simboleggiati ciascuno da un fiore di loto, che conta un numero definito di petali.

Se l’ultimo chakra (muladhara) ha solo 4 petali, il 7° (sahasrāra) è invece il chakra dai 1000 petali, l’ultimo gradino di un percorso ascensivo di realizzazione spirituale.

Ecco i colori, significati e nomi dei sette chakra!

Aprire chakra: perchè si ricorre alla simbologia del fiore?

aprire i chakra, ecco come fareL’aspetto dei chakra, secondo alcune fonti, può essere visto da individui dotati di chiaroveggenza, ossia da quegli individui in grado di vedere ad occhio nudo l’aura ed i campi energetici dell’uomo.

Alcuni di questi individui avrebbero descritto i chakra come “vortici” o appunto piccoli coni, che dall’apparenza ricordano la forma di un fiore.

Ma il simbolismo del fiore è più eloquente se pensiamo all’obiettivo dei mistici indù. I chakra, infatti, andrebbero “aperti” risvegliando kundalini, l’energia serpentina che dimora alla base della colonna vertebrale.

Ecco perchè la tradizione immagina i chakra come fiori, in grado di schiudersi al passaggio di questa potentissimo flusso.

Una tecnica per aprire i chakra?

 

Quali sono le tecniche più efficaci per aprire i chakra? Ma soprattutto, come capire se un chakra è chiuso o aperto?

In questa sede vorremmo evitare le descrizioni semplicistiche, ed invitare ad un minimo di prudenza. Prima di pensare di aprire i chakra, infatti, dovremmo essere in grado di “ascoltare” queste energie sottili, di automonitorarci e quindi vedere chiaramente quegli ambiti della nostra vita che si mostrano problematici.

La vera apertura dei chakra è concessa solo ai praticanti di lunga data, o a coloro che approfondiscono le tecniche relative al risveglio di kundalini.

Cosa possiamo fare noi, comuni bipedi metropolitani? Lavorare sui “nodi”, ossia occuparci di quei blocchi energetici il cui effetto si riverbera nella nostra vita.

Il concetto di blocco energetico è passato di recente anche al mondo scientifico: basti pensare agli studi di W.Reich, allievo di Freud, o del suo pupillo A. Lowen, che con la bioenergetica ha individuato le correlazioni tra soma, emozioni e psiche.

Le tecniche efficaci per lavorare sui blocchi sono numerose, dall’EFT alla bioenergetica, dallo yoga alla meditazione, dalle visualizzazioni all’utilizzo di macchinari di recente realizzazione.

apertura chakraUna tecnica molto potente prevede l’uso combinato di visualizzazioni, oli essenziali, fiori di bach, pietre e vibrazioni musicali, accompagnate se necessario da una postura fisica specifica.

Altra tecnica che alcuni ritengono infallibile è lo NgalSo o Ngal So, di origine tibetana. La insegna il Lama Gangchen, lama tibetano di antico lignaggio, che ha portato in Occidente questo metodo tantrico per la purificazione dei chakra.

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