Come si fa ad aprire i chakra? Dietro questa domanda apparentemente ingenua si nasconde un mondo, più ricco e meno semplicistico di quel che si pensi.

I chakras, “vortici” o centri di forza situati nel nostro campo energetico, appartengono al piano delle energie sottili, e non si aprono come si aprirebbe una mela o una scatola di tonno. Stiamo infatti parlando di “apertura” in senso sottile, puramente spirituale, anche se con evidenti ripercussioni sul piano fisico, perchè ogni chakra è connesso con una specifica area del corpo; primo chakra, scopri di cosa si tratta.

l'apertura dei chakraGli induisti rappresentano i chakra come fiori di loto, disegnandone anche i petali. E come fiori di loto, i chakra possono aprirsi o chiudersi, ovvero essere pienamente in risonanza con il sistema-organismo oppure funzionare in modo disarmonico, non equilibrato.

In sanscrito esiste un termine per indicare l’apertura dei chakra. E’ shatchakrabedhashatchakra – bedha, di cui si parla nel Tantra della Grande Liberazione. Aprire i chakra, secondo questo testo, significa consentire a kundalini, l’energia serpentina che dimora alla base della colonna vertebrale, di risalire lungo il corpo fino al samadhi o all’unione suprema con il Divino.

In questo caso, dunque, lo schiudimento dei chakra ha una funzione specifica, ma stiamo parlando di livelli molto elevati di consapevolezza ed esperienze non accessibili a tutti.

Aprire i chakra, ovvero?

Qualcuno potrà chiedersi se i chakra normalmente sono chiusi, oppure come e da quali segni “ascoltare” l’attività dei propri chakra. Per non cadere in fantasiose supposizioni, è bene restare con i piedi per terra, e dedicarsi ad un lavoro su di sé che aiuti, lentamente, ad acquisire più sensibilità rispetto ai corpi sottili.

Una lettura in chiave psicologistica, ma pur sempre valida, è stata fornita da Carl Gustav Jung, famoso psichiatra svizzero e teorico dell’inconscio collettivo. Secondo Jung l’apertura dei chakra è un processo legato all’individuazione ed alla realizzazione, lungo la via che conduce dall’ego al sé impersonale.

In pratica, per Jung, lavorare sui chakra significa accedere alle potenze dell’inconscio, risvegliando quel potenziale sopito che senza una guida spirituale può anche distruggerci.

Non è un caso se chakra vyuha indica una formazione circolare creata dai guerrieri in battaglia, mentre chakra è anche il termine con cui si identifica in sanscrito lo scudo da guerra.

L’apertura dei chakra, dunque, è un lavoro che si svolge con energie sottili, che hanno una risonanza sulla nostra fisiologia e ne condizionano i processi.

Da dove cominciare?

Esercizi per aprire i chakra

 

Basta una comune libreria per scoprire decine di testi dove si parla di chakra o di aprire i chakra. Autori di diversa estrazione propongono esercizi e tecniche in grado di lavorare su aspetti legati ai singoli chakra, per armonizzare il nostro campo energetico e ritrovare un maggior benessere globale.

loto e apertura chakraUn chakra può essere chiuso perchè “indurito” da anni di condizionamenti, abitudini, esperienze negative o limitazioni, ma il processo è comunque reversibile. Il malfunzionamento di alcune ghiandole endocrine, problemi di salute o emotivi possono essere collegati all’attività dei chakra corrispondenti, evidenziando quei piani sui quali è più opportuno lavorare per ritrovare un equilibrio psicofisico.

Come farlo?

Tecniche, suggerimenti e strumenti sono molteplici, ma vanno maneggiati con cura.

Lo scienziato argentino Livio Vinardi, ad esempio, sottolinea l’importanza della musica per lavorare sui chakra, sfruttando le risonanze tra le frequenze vibrazionali dei vortici e le note musicali. Lo stesso lavoro ha portato il tedesco Arnold Keyserling a sviluppare delle musiche speciali per l’armonizzazione dei 7 chakras.

Altre tecniche, come l’EFT (Emotional Freedom Tecnique) propongono una serie di esercizi e posizioni specifiche per “sbloccare” i chakra intasati. Lo stesso fa il Reiki, che si richiama però alla tradizione giapponese, o la pranoterapia.

Praticanti, naturopati o specialisti del settore sottolineano anche l’importanza di discipline come la cromoterapia, la cristalloterapia e l’aromaterapia, trovando numerose corrispondenze tra chakras, colori, odori, pietre e suoni.

Sbarcato di recente alle nostre latitudini, anche lo NgalSo di lama Gangchen Rinpoche fa un lavoro di pulizia molto accurato sui chakra, sfruttando le conoscenze degli antichi lignaggi tantrici.

Importante: sconsigliamo vivamente di praticare visualizzazioni, tecniche yoga o di respirazione senza l’assistenza di un maestro qualificato. I saggi indù ci ricordano che la potenza di kundalini, quando mal utilizzata, può generare effetti controproducenti e devastanti sulla psiche.

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