terzo occhio chiaroveggenzaL’apertura del Terzo Occhio, come descritta da alcuni testi, sembra garantisca l’accesso alle facoltà ESP, tra cui la chiaroveggenza.

Quanto c’è di vero in quest’affermazione? E soprattutto, come sarebbe possibile “attivare” tali facoltà e aprire quindi il terzo occhio?

Se non sei interessato a questo argomento, allora scopri come raggiungere il benessere con chakra e meditazione.

Il Terzo Occhio porta della Chiaroveggenza

In un suo recente singolo, Inneres Auge, così canta Franco Battiato:

con le palpebre chiuse
s’intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore

Battiato fa riferimento allo sguardo interiore (ecco cosa significa in tedesco inneres auge), ossia uno sguardo non propriamente fisico, ma la capacità di penetrare i recessi della propria interiorità, di raccogliersi in se stessi, osservando le cose con nuovi occhi.

Quando gli indiani e i tibetani parlavano di Terzo Occhio non indicavano un occhio propriamente fisico, o almeno non sempre. Questa facoltà, infatti, avrebbe un corrispettivo anche sul piano fisico, collegandosi all’attività della ghiandola pituitaria e dell’epifisi. Ma cosa c’entra in tutto questo la chiaroveggenza?

Per capire cos’è il terzo occhio, possiamo leggere il testo romanzato di “Il Terzo Occhio” di Tuesday Lobsang Rampa, pseudonimo dell’inglese Cyril Henry Hoskin. In questo libro, forse un racconto di fantasia, Rampa impara ad usare il terzo occhio per vedere l’aura delle persone e leggerne la “qualità” energetica, lasciando trapelare molte nozioni sulla cultura tibetana e le pratiche relative al terzo occhio.

Negli antichi monasteri tibetani esisteva ad esempio un rituale molto particolare, durante il quale si praticava la perforazione del cranio. L’intervento, descritto da Rampa, pare rendesse i monaci in grado di vedere l’aura, sviluppando così la “vista interiore” subito dopo l’operazione.

Il Terzo Occhio: per uno sguardo non convenzionale

 

terzo occhio e chiaroveggenzaCome attivare il terzo occhio oggi? Di quest’occhio interiore si dicono molte cose. Si suppone ad esempio che, aperto, ci consenta di vedere attraverso le cose, guardare il macroscopico ed il microscopico, osservare  i chakra e vedere entità spirituali che si aggirano attorno a noi.

Altri parlano addirittura di vite passate, di lettura del pensiero e voli astrali. Ma è davvero questo che conta? E’ legittimo dedicarsi ad una pratica spirituale solo per ottenere dei “poteri” o delle facoltà speciali da utilizzare nel mondo “materiale”?

Molti saggi indiani ed occidentali ci avvertono: per sviluppare la vera chiaroveggenza è necessaria una vera spiritualità, frutto di anni di lavoro interiore e disciplina spirituale. Nessuna ricetta facile, dunque. Anzi, i salti nel vuoto espongono solo a rischi.

Del resto gli indiani erano i primi a diffidare delle siddhi, i “superpoteri” che si otterrebbero negli stadi più avanzati della pratica yoga. Il pericolo principale? Essere accecati dal narcisismo e dalle gratificazioni derivanti dal proprio potere, e così perdere di vista la vera evoluzione spirituale.

0 Commenti

Lascia un commento

Lascia il tuo commento

Lascia un commento