L’Osservatore. Chi è l’Osservatore? E a che serve? La Fisica Quantistica ha dimostrato che la persona che svolge un esperimento (ovvero l’osservatore che osserva) condiziona il risultato del medesimo. Allora può succedere anche nell’esperienza della persona che si siede vicino a noi in una seduta di Coaching? E’ possibile che se l’osservatore cambia il risultato dell’esperimento, il Coach, ascoltando, essendo presente mettendosi in rapporto con la persona che ha di fianco, cambia l’altra mente umana che sta macinando informazioni e pensieri? E’ possibile essere cosi tanto presente a se stesso come Coach a rendere (inteso come ri-dare) l’altro a se stesso?

Fritz Perls, il Papà della Terapia Gestaltica diceva questo: “Osserviamo l’identità tra struttura e funzione nella persona, nell’organismo e via dicendo che ci troviamo di fronte. I cambiamenti necessari non devono essere ottenuti con il condizionamento, il condizionamento porta solo ad un prodotto artificiale, i cambiamenti reali hanno sempre luogo da soli in modo diverso”.

Nel Coaching (e nella PNL) mettiamo molto l’accento sul contenuto e la struttura. Invece, dimentichiamo spesso la parola “osservare” che prendiamo erroneamente come parte integrante del processo del Coaching. Ma forse è proprio per via di quell’ Osservare che tante cose stanno già cambiando, per l’altra persona e per noi stessi….perché non dimenticare mai che la separazione fra le persone e il mondo è un altro inganno mentale. Forse il piu grande.

Be it!

Astrid Morganne

“Sentite questa teoria: dato un universo infinito e tempo infinito, tutto accadrà. Significa che tutti gli eventi sono inevitabili, compresi quelli ritenuti impossibili, e questa è una valida spiegazione per la mia storia..” – Interstate 60

5 Commenti

Lascia un commento
  • roby

    perchè dovremmo preoccuparci di scomodare o meno l’universo? parliamo di una realtà caotica che in fin dei conti è frutto solo di una percezione disordinata! ci illudiamo di vedere tutto e ci permettiamo di parlare di caos allo stesso modo di cui ne parleremmo se cercassimo di misurare una retta con un goniometro. l’uomo è un essere vivente decisamente fortunato per quanto stupido in quanto ha la potenzialità di percepire una vastissima quantità di stimoli; va da se che è dunque detentore di una vasta gamma di sensi nonostante utilizzi attivamente solo vista udito e tatto, quando ne esistono altri che agiscono ad un livello comunemente incosciente che comunicano direttamente con il “caos” se non ne prendono addirittura il sopravvento in determinate situazioni. ho la convinzione che l’universo sia una macchina e che noi siamo un ingranaggio più o meno consapevole; comprenderne le meccaniche è un percorso lungo, forse inarrivabile e non è certo da condannare chi preferisce affidare il cosmo nelle mani del caso (o caos) per quanto non ne condivida il pensiero; ma credo anche che il primo livello di consapevolezza, il primo passo verso una realtà pressochè illimitata è dato dall’abbandonare il ruolo di osservatore critico e proiettarsi nel “caos” stesso utilizzando se interamente se stessi dalle viscere come unico metro plausibile da applicare ad esso in quanto tutto ciò che siamo in grado di percepire non può che esistere per quanto lo faccia in una realtà non interamente conosciuta dove il possibile è relativo.
    ovviamente potrei aver scritto solo cazzate ;)

    Rispondi
    • astrid morganne

      Perché scomodare l’universo? perché l’universo è dentro di te. Quindi non puoi parlare di consapevolezza se per primo non sei consapevole di quello che muovi come energie e realtà.
      La convinzione che l’universo è una macchina equivale a dire che anche tu lo sei. E mi sta benissimo. Pero come ogni macchina….se si utilizza, sarebbe idoneo capirne il meccanismo prima. E visto che questa macchina cosi bella creata Uomo non può essere scisso dalla macchina che gli da la vita detto Universo, la vedo dura fare finta di niente ;) ps. anche il “caos” è organizzato ;)

  • maria

    …stamattina ho ricordato all’improvviso dove ho imparato la lezione, oltre ai corsi di meccanica razionale e statistica…doveroso riportare la citazione: “La vita non è né bella né brutta, ma è originale”, Italo Svevo, La coscienza di Zeno.

    Rispondi
  • maria

    necessario scomodare tutto l’universo? le opportunità della nostra vita sono microstati di un sistema definito “ergodico”: sono tutte equiprobabili, in un tempo sufficientemente lungo, probabilmente molto più della nostra vita, se tutto è lasciato al caso, tutto può accadere. siamo noi con le nostre scelte, grandi o piccole, consapevoli o inconsapevoli, che ne facciamo accadere alcune, rinunciando ad altre. Se ci rendiamo conto di questo, possiamo scegliere consapevolmente quali istanti vogliamo che accadano e quali no. Come tutti i sistemi statistici, ci sono tuttavia delle variabili caotiche, incontrollabili, ma che, per loro stessa natura, sono destinate ad influenzare la traiettoria che scegliamo solo per tempi limitati. Certo, dopo questi interventi, possiamo trovarci sballottati in un altro punto del nostro sistema ergodico, spaesati, senza continuità, anche smarriti e doloranti, ma intorno a quel punto, c’è comunque un insieme ovunque denso di occasioni equiprobabili tra cui poter scegliere l’inizio di una nuova traiettoria…E’ riduttivo dire che la vita sia bella o sia brutta: direi che per chi la sa vivere è però certamente emozionante.

    Rispondi
    • astrid morganne

      Ah meglio scomodare l’Universo che sia l’Universo a scomodare noi, non trovi? Comunque mi trovo perfettamente ragione con te: il bene e il male (come il giusto e sbagliato) sono solo punti di vista (generalmente creati dai nostri propri significati soggettivi) e dunque…..molto meglio dire “emozionante”. Oggi dicevo ad un amico: alla fine dei conti siamo tutti a li a giocare al Luna Park, chi ha piu gettoni chi ne ha di meno, chi ne ha e non sa di averle, e chi ne prende a prestito. Ma alla fine, capiterà a tutti finire i gettoni e rientrare finalmente a casa. Noi ci focalizziamo troppo sui gettoni: invece dovremo solo godercela…nel Qui e Ora ( il transfert è un gioco bellissimo che si può vivere in eterno: basta pensare che tu sia reale. Fritz Perls – Gestalt)

Lascia il tuo commento

Lascia un commento