Il termine comunicazione deriva dal latino communis, che indica comune. Da tale premessa possiamo sicuramente dedurre il carattere tipicamente relazionale della comunicazione stessa, e la necessita’ di coinvolgere almeno due o piu’ interlocutori. Dunque, la comunicazione e le relazioni sociali tendenzialmente si accompagnano. In questo articolo, in particolare ci occuperemo della comunicazione nei bambini, ed in particolare nei bambini affetti da sindrome autistica, valutando alcuni dei piu’ recenti studi in materia.

Scopri l’importanza della comunicazione nella vita quotidiana.

La comunicazione nei bambini affetti da patologie cognitive 

la comunicazione nei bambiniL’autismo infantile, consiste in un disturbo sia relazionale che comunicativo. Le difficolta’ che i soggetti autistici mostrano, rappresentano proprio la capacita’ di questi ultimi nel riuscire a relazionarsi al mondo esterno e appunto comunicare.

Gli studi piu’ recenti, tendono a delineare dei particolari comportamenti definiti anomali e caratterizzati da nessuna condivisibilta’ da un punto di vista sociale. La sfida consiste nel riuscire ad analizzare qualitativamente, classificare e decodificare proprio tali comportamenti.

Uno degli elementi sicuramente universale nei soggetti autistici e’ dato da una notevolissima difficolta’ nel riuscire a comprendere alcuni simboli, nella capacita’ di astrazione dei pensieri, e non riescono ad instaurare comportamenti e gesti universamente riconosciuti dalla società.

Ci si trova in altre parole ad avere una percezione semantica delle argomentazioni in qualche maniera simile a quella di un elaboratore elettronico.

Un esempio pratico si puo’ avere nel caso in cui si ponga una richiesta del tipo: puoi la matita ?, il soggetto autistico puo’ rispondere verbalmente in modo affermativo (si), ma nella maggior parte dei casi non sara’ in grado di decodificare il senso letterale e pratico della richiesta, non riuscendo quindi a eseguire quanto gli e’ stato chiesto.  Il bambino pertanto rimarra’ legato al concetto letterale della parola non a quello sottinteso.

Relazionarsi e comprendere l’ autismo

 

L’ esempio prima citato, permette di capire le problematiche relazionali con i bambini autistici.  In questi casi, per. es. risulta utile formulare al bambino una richiesta che possa essere diretta ed esplicita, tralasciando le normali convenzioni della buona educazione. Il punto fondamentale e’ infatti,  quello di stabilire una comprensione da parte del bambino.

i bambini e la comunicazioneAltro aspetto che riguarda i soggetti autistici, puo’ essere riassunto nel termine egocentrismo, non certamente legato al concetto di  vanita’ o narcisismo.

Il soggetto autistico non e’ in grado di individuare cio’ che fa parte della propria mente da quella altrui, pertanto non riuscira’ mai a stabilire una certa empatia con altri soggetti, oppure a provare a percepire quanto possono provare emotivamente gli altri.

Un riscontro pratico di tale affermazione e’ dato ad esempio dalla confutazione nell’ uso dei pronomi “io” e “tu”, che sovente vengono invertiti nel loro utilizzo.

Infine, e importante ricordare alcuni aspetti che riguardano propriamente l’ argomentazione del soggetto autistico, caratteristica che rimarra’ spesso inalterata anche nell’ eta’ adulta.

Il primo aspetto riguarda l’ ecolalia, cioe’ la ripetizione continua di parole, suoni, ascoltati sul momento o in altri contesti.  A quest’ ultima spesso si accompagnano comportamenti ossessivi, quali ad esempio il rimanere in un certo angolo, oscillare e muovere la testa in un certo modo, gridare, oppure fissare oggetti in modo ripetitivo e continuo.

Il secondo aspetto, invece riguarda l’ idiosincrasia, cioe’ un argomentazione non immediatamente decodificabile, che puo’ apparire spesso bizzarra ad un estraneo. Secondo alcune ipotesi tale argomentazione viene appositamente utilizzata dal bambino proprio per timore di soggetti estranei, e che quindi rappresenta una sorta di fortezza linguistica difficilmente espugnabile.  

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