La comunicazione non verbale e le menzogneNel campo della comunicazione non verbale, si definisce la menzogna, come una forma di alterazione del vero.  Le motivazioni alla base di quest’ ultima sono essenzialmente di tipo utilitaristico a beneficio personale. Si può mentire agli altri ma anche a sè stessi, per motivazioni legate al concetto dell’ autostima. Raramente si mente a fin di bene, al fine di salvare qualcuno.

La costruzione delle affermazioni non vere, rappresenta un impegno cognitivo non indifferente, atto a non tralasciare una serie di elementi verbali, tali da rendere plausibile le proprie affermazioni. Tuttavia, l’ elemento che viene normalmente trascurato, riguarda le incongruenze nel piano della comunicazione non verbale.

La comunicazione in generale rappresenta un aspetto importante e imprescindibile della nostra vita, e negli ultimi anni ha visto radicali cambiamenti nella sua attuazione per merito del web; ma come funziona la comunicazione in internet?

La comunicazione non verbale e le menzogne

I segnali incongruenti tipicamente rilevabili, legati alla menzogna possono essere di 2 tipi, ed in particolare si possono avere segnali di tensione, ovvero segnali che rappresentano la condizione di tensione emotiva dell’ individuo, oppure segnali di asincronia,  ovvero un insieme di gesti, poco allineati alla comunicazione verbale.  In sostanza, l’ attività cognitiva di un soggetto che mente, è di per sè molto attiva, sia per l’ ansia di farsi scoprire che forse per il rimorso.

I segnali di tensione, quindi sono facilmente individuabili dal colore del viso, dilatazione della pupilla, eloquio veloce ed alle volte poco comprensibile, etc. Un’ altra importante considerazione e’ data dai segnali di incongruenza, ovvero una serie di espressioni del volto, che in modo opposto si associano a delle affermazioni nel campo del verbale.

La comunicazione non verbale e le menzogne: conclusioni

 

La comunicazione non verbale e le menzogne: conclusioni Ulteriori elementi che possono creare delle perplessità, riguardano ad esempio il timing, ovvero l’ intervallo temporale, necessario alla comunicazione verbale.

Il soggetto che produce argomentazione falsata, tende ad impiegare più tempo nel rispondere, poichè deve riuscire in breve tempo a costruire una risposta teoricamente plausibile, ed inoltre si avrà una perdita dell’ effetto sincrono tra i suoi gesti e i contenuti delle sue affermazioni.

Altro aspetto, tipico dell’ eloquio falsato, consiste nell’ utilizzo di un certo “intercalare”, ovvero la possibilità di poter guadagnare tempo, facendo ricorso ad un eloquio ricco, desueto, e carico di espressioni varie, prive di contenuti.

Queste ultime, insieme ad un atteggiamento che tende a coprire l’ interlocutore rappresentano elementi distintivi nell’ argomentazione falsata, i quali difficilmente possono dare adito a dubbi o perplessità.

L’ insieme di questi elementi, a sostegno della comunicazione verbale e non verbale, hanno il compito di creare i presupposti, al fine di poter avere dei segnali plausibili per smascherare l’ interlocutore falso.

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