Comunicazione non verbale: gesti Nell’ ambito della comunicazione non verbale, cioe’ la comunicazione non parlata tra persone ( i gesti, le espressioni del volto, l’aspetto fisico, la postura, l’orientamento e le distanze nello spazio, l’abbigliamento, i cinque sensi ecc.), sono state create diverse classificazioni dei segnali usati sommariamente:

Segnali prosodici e paralinguistici : si trasmettono con la voce e comprendono tutti quegli elementi che creano una sorta di melodia e musicalità del parlato, come la forza vocale, il ritmo, l’intonazione, la velocità di eloquio, l’enfasi cioè la sottolineatura di una parola o di parte di essa. Riguardo ai segnali paralinguistici, sono componenti vocali della comunicazione verbale non dotati di musicalità, come le pause, le esitazioni, i borbottii, i colpi di tosse, i sospiri.

Segnali prossemici: coincidono con l’uso (consapevole o meno) dello spazio nella comunicazione. Si pensi alla distanza interpersonale, all’orientazione dei corpi, alla disposizione e ai movimenti degli interlocutori nell’ambiente.

Segnali posturali: comprendono tutte le posizioni assunte dal corpo durante la comunicazione, ad esempio rigida, tesa, rilassata, con il busto proteso in avanti, con le braccia conserte, frontale, di tre quarti.

Espressioni del viso: comprendono tutti i tratti della mimica facciale utilizzabili a fini comunicativi, dal riso al sorriso, alle smorfie di disgusto, al broncio, all’alzata di sopracciglia.

Segnali gestuali o gesti: si ottengono con movimenti delle mani e del capo. Una qualche forma di gestualità accompagna sempre la comunicazione, ma con intensità e frequenza che tendenzialmente sono legate all’ ambito socio-culturale di appartenenza.

Contatti: sono tutti quei segnali che si avvalgono del canale motorio-tattile come la stretta di mano, l’abbraccio, il bacio di saluto, il braccio intorno alla vita, il gesto di “dare il 5” (diffuso tra gli sportivi) o il grooming (cioè la pulizia reciproca di pelle e capelli, che alcune popolazioni praticano per rilassarsi e rinsaldare i rapporti sociali).

Esistono molti altri tipi di comunicazione anche nell’ambito aziendale, come la comunicazione aziendale interna.

Cosa sono i gesti nella comunicazione non verbale?

I gesti, rappresentano qualsiasi movimento fatto con le mani, le braccia o le spalle che compiamo al fine di toccare altre persone o afferrare oggetti, o per comunicare. Ogni gesto esprime la risposta di un corpo a un mondo che lo impegna, è una rappresentazione della stessa vita.” La gestualità quindi rappresenta le intenzioni individuali sul mondo degli oggetti e degli altri, quindi è possibile definire il gesto come qualunque azione che rende visibile la mia presenza agli altri.

Il gesto svolge essenzialmente due tipi di funzione: una funzione di tipo psicologico ed una di tipo comunicativo.

La funzione psicologica e’ intesa quando il gesto è diretto ad esprimere stati d’animo, emozioni, rappresentazioni interne dell’emittente in modo non intenzionale.

La funzione comunicativa e’ intesa quando il gesto risulta un atto intenzionalmente prodotto per informare e convincere il destinatario di qualcosa. Lo stesso gesto comunque può svolgere entrambe le funzioni ed è il destinatario che, di volta in volta spesso in modo soggettivo, indipendentemente dalle intenzioni dell’emittente, gli attribuisce un significato.

La funzione autonoma e sostitutiva, e’ intesa quando il gesto, ponendosi in sostituzione del verbale (come ad esempio il saluto), si rivela come un mezzo per completare o rafforzativo del contenuto semantico e dell’ argomentazione. Parleremo allora di vere e proprie “frasi gestuali” che anticipano e accompagnano ciò che viene espresso con le parole, le quali possono essere meglio comprese se si presta maggiore attenzione a quanto il corpo esprime attraverso la gestualità.

I gesti hanno anche dei significati simbolici e per ogni gesto simbolico vi è una formulazione verbale che lo accompagna e come succede per la parola, anche un gesto ha contesti socio culturali in cui più tipicamente e’ usato. Si pensi ad esempio ai gesti di tipo apotropaico (scaramantici) oppure alla lingua dei segni usata tra i non udenti.

Un gesto trasmette informazioni ad esempio, sull’ identità di chi parla, o anche e’ in grado di “veicolare” diverse figure retoriche (metafora, ironia, iperbole), nel senso che, come per la parola, anche il gesto può avere un uso retorico, diverso cioè da quello letterale: un gesto metaforico ad esempio è quello di battersi la mano sul petto, con il palmo in giù e le dita che si toccano, vuole dire: ”non lo digerisco”, ma che non si riguarda il cibo ma una persona e che significa, metaforicamente, “non lo sopporto”.

L’uso del linguaggio gestuale è una caratteristica di tutti i popoli mediterranei e certamente una delle immagini oleografiche più note (ed imitate) all’ estero degli italiani, sopratutto nel campo della recitazione.

La scuola di Palo Alto

I gesti nella comunicazione verbale Gli studiosi P. Ekman e W. Friesen appartenenti alla scuola di Palo Alto, gia’ impegnati nello studio del sistema cinesico (che comprende tutti gli atti comunicativi espressi dai movimenti del corpo), hanno classificato le caratteristiche dei gesti all’ interno di una situazione comunicativa.

I gesti sono distinti in:

1. Emblemi: gesti intenzionali codificati attraverso significati specifici che possono essere tradotti con il linguaggio. Un esempio è fare “no” muovendo il dito indice della mano.

2. Illustratori: gesti che hanno la funzione di accompagnare le parole.

3. Indicatori emozionali: gesti correlati con uno stato emozionale.

4. Regolatori: regolano i turni del parlare e dell’ascoltare.

5. Adattatori: movimenti che hanno lo scopo di riequilibrare uno stato di tensione manifestato a livello somatico.

 

0 Commenti

Lascia un commento

Lascia il tuo commento

Lascia un commento