Ah, oggi parliamo del comunicare con la pancia!

Era due anni fa, e una mia amica mi ha chiesto di fare parte di un progetto nazionale sulla Pet-Therapy.

Mi chiedeva di diventare il Coach della sua equipe multi-professionale nel suo Centro sperimentale di formazione e di ricerca sulle terapie assistite con gli animali. In questo centro, usano una metodologia che ritengo molto utile e bella per l’aiuto ai bambini: la pet-therapy con l’Asino.

Concorderai con me che gli animali sono bellissimi, e che possono condividere con noi un Amore Incondizionato. Questo stesso Amore può anche aiutare certi bambini e anche persone che hanno in questo momento delle difficoltà fisiche ed/ o emozionali. Gli animali non giudicano, non criticano, non pongono ne condizioni ne limiti. Ancora meno aspettative. Semplicemente sono.

E che dire degli asini? Ah, l’asino con i suoi occhioni grandi, la sua dolcezza innata, la sua calma e tranquillità….sono ottimi trasduttore di Emozioni e di Amore!!!!

Allora ho detto di si al progetto. Senza pensarci un attimo. La mia amica era molto contenta, ma mi ha posto una condizione: che io stessa facesse la mia formazione come Operatore di interventi assistiti con l’Asino. L’operatore si trova sul campo, nella seduta di co-terapia. Questa sua condizione era ovviamente sensata: non puoi lavorare dietro le quinte, se non sai cosa succede sul palcoscenico. Quindi ho seguito la formazione. Mi è piaciuto molto, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione con la pancia….

Nel metodo formativo della Città degli Asini, non esiste l’addestramento dell’animale. Nemmeno la doma dolce. C’è solo co-relazione. Questo vuole dire semplicemente che si entra in relazione con l’asino come si entra in relazione con qualsiasi sconosciuto: ci si avvicina, e si cerca di essere accettato. La cosa difficile con l’Asino (o con l’animale) è che non parla. Infatti ho guardato il mio formatore (con occhi imploranti tipo il gatto con gli stivali in Shrek) chiedendo come potrei fare….e con naturalezza  mi ha risposto “non devi parlare con la bocca, ma parlare con la pancia”. Nonostante che la mia pancia si porta bene, la vedevo dura! Il mio sistema rappresentazionale più importante è per me auditivo-digitale, e comunicare senza utilizzare PAROLE mi è al quanto DIFFICILE (va beh….impossibile).

Allora ho fatto di testa mia! Mi sono messa davanti all’asino e gli ho parlato. Gli ho detto molte parole dolce e gentili. L’ho lusingato, pregato, implorato, ordinato, ho utilizzato toni di voce diversa, velocità e lentezza nelle uso delle parole, gli ho parlato in francese, in italiano, in inglese…..el’ho anche supplicato (molto supplicato)….. ma niente da fare. Nessuna reazione. Nessuna risposta. Calmo piatto. Indifferenza totale.

Il mio formatore invece, si è semplicemente messo davanti all’asino, e senza una parole o un gesto….il splendido animale è venuto strusciarsi a lui. Con molta felicità tra l’altro. Incredibile! Ah c’era qualcosa da capire in queato linguaggio della pancia che non capivo! Dovevo riprovare!

Mi sono rimessa davanti all’asino. Ho implorato il mio formatore con gli occhi da gatto con i stivali, e mi ha semplicemente detto “quello che prova a dirgli con le parole, provale emozionalmente con la pancia. Se tu provi affetto per questo asino, cerca di trasmettere questa informazione sotto forma di emozione che parte della tua pancia. “

Ho provato.

E ha funzionato. Funziona sempre. Con qualsiasi animale. Semplicemente parlo con loro con la mia pancia (cosi anche lei si sente meno in colpa quando non entra più nei miei pantaloni dopo le feste). Le guardo, e provo l’emozione che voglio trasmettergli nella mia pancia.

Noi possiamo comunicare con gli animali tramite le emozioni! Senza una parola!

Ed è proprio in quel momento che ho capito una cosa importante sulla comunicazione: se funziona con gli animali, funzionerà anche con gli altri animali chiamati “essere umani”?

A voi di scoprirlo….

Buone emozioni!

Astrid Morganne

6 Commenti

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  • francesco

    Ciao Astrid,
    grazie per il tuo articolo, ritendo che gli asini siano degli animali fantastici. I miei cani, sopratutto il piu’ piccolo, riconoscono se una persona gli è ostile, anche se credo che ricevano delle risposte dai gesti o dall’odore che quella persona emana. E’ bello il tuo concetto di pancia e di energia, ricordo un film “waitress” in cui la cameriera faceva i suoi pudding mettendoci amore e tutti andavano pazzi per i suoi pudding. Mettendoci amore in ciò che si fa lo si trasmette nelle azioni, persone o cose con cui relazioniamo. Felice giornata!

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  • giacomo

    ma scusa come riesci a comunicare con la tua pancia e dalla pancia all’asino??

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  • giacomo

    ciao Astrid,
    interessante il tuo articolo, e visto che sto scrivendo un saggio sulle energie sottili mi capita di considerare la pnl e la prossemica (umana); tuttavia credo che gli effeti ancestrali che valgono per gli animali possano valere almeno a livello subliminare anche per le persone (che sempre al regno animale appartengono).
    Provero’ quindi la tua stessa esperienza….ma vorrei chiederti come di fatto riesci a comunicare con la tua pancia e come poi la tua pancia possa comunicare con l’asino???
    grazie

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    • astrid morganne

      caro Giacomo,
      cerco di risponderti al livello scientifico (ma semplifico molto ma molto molto): prima di tutto, l’uomo è un mammifero (dato accertato), e fa parte del regno animale (non esiste il regno umano). L’unica distinzione che c’è fra un altro mammifero e l’essere umano è che l’essere umano è dotato della neo-corteccia (detto anche “cervelo neomammifero o neomammaliano – gli altri animali no)detto fra di noi “il terzo cervello”, quello che non hanno gli altri animali. Abbiamo entrami il cervello rettile (o tronco encefalico o primo cervello – il nostro piu vecchio cervello!!!!) e abbiamo entrambi il cervello paleommamifero (o paleommamaliano o secondo cervello o sistema limbico).
      Per quanto riguarda le emozioni, è il sistema limbico che se ne occupa, quindi, possiamo dedurre che sia l’uomo che gli animali provano emozioni (il che non penso che le vivono in maniera uguale, proprio perché l’uomo ha una neo-corteccia che ci frega parecchio al livello cognitivo, in realtà, temo che il significato che diamo alle cose altera la nostra percezione delle emozioni). A proposito ti consiglio di leggere ‘L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali” di Darwin, un capolavoro!!!!
      Appurato la storia dei tre cervelli, potrei anche sottolineare l’importanza dei Neuroni Specchi: si è potuto constatare che i medesimi neuroni attivati dall’esecutore durante l’azione, vengono attivati anche nell’osservatore della medesima azione. E lo stesso vale per le emozioni. Ovvero che se tu provi intensamente un emozione, senza parlare, puoi trasmetterla al tuo interlocutore. Il Prof. Dott. Giuseppe Calligaris l’aveva gia intuito nel 1876….questo è ben altro! (al meno quelle dei neuroni specchi è stata riconnosciuta, non dimenticare che i suoi scritti erano vietato dal Vaticano fino a pocchi anni da questa parte…..) Ma non stiamo qua a pettinare le giraffe.
      Perché allora chiedo di parlare con la pancia?
      Perché gli animali non hanno la neo-corteccia per decodificare cognitivamente le parole. E dunque, quale dei cervelli rimasti serve a decodificare l’emozione?
      Il Sistema limbico.
      Sbagliato.
      In realtà abbiamo tutti un quarto cervello.
      Anche un quinto.
      Anche un sesto.
      Un infinita di cervelli: pressoché il numero esatto che abbiamo di cellule.
      Pero no parlo di questi per ora, ma si un cervello antico: il cervello enterico. Fin dall’antichità si afferma che la pancia (intestino) è la sede secondaria delle emozioni e principale dell’ inconscio; ma per potere avere queste funzioni, occorre che la pancia abbia un “cervello” che possa elaborare i dati autonomamente da quello superiore, recenti scoperte (studi di neurogastroenterologia) hanno confermato che il cervello enterico esiste, eccome e che esso funziona autonomamente da quello superiore.
      Ecco svelato l’arcano!!!!!!
      Un abbraccio
      Astrid

  • ivan buttignon

    Bellissimo articolo, Astrid! Tra l’altro, come ben sai, adoro le vicende professionali interessanti come le tue.

    Umberto condivido sul fatto che si parli troppo e approfitto per rinviare al mio articolo “Comunicazione efficace con l’ascolto”, visto che giustamente hai accennato all’empatia ;-)

    Ciao ragazzi!

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  • Umberto

    Oh che carino questo articolo, però mi riesce difficile pensare di comunicare con le persone senza usare le parole, anche se pensandoci bene qualche volta lo facciamo già….ad esempio quando si dice che c’è intesa o che basta un’occhiata per capirsi al volo.
    Oddio non so se comunicare con la pancia sia la stessa cosa, ma sicuramente è qualcosa del genere ed è sempre un tipo di comunicazione decisamente piacevole.
    Secondo me Astrid oggi giorno si parla troppo, si ascolta troppo poco e si comunica ancora meno; non conosciamo nemmeno il significato della parola empatia e relazionarsi con il mondo non è mai facile.

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