La comunicazione strategica è la capacità di impiegare il linguaggio verbale, non verbale e paraverbale in un meccanismo comunicativo mirato sia a far comprendere razionalmente il messaggio, sia a farlo sentire emozionalmente, come talvolta succede anche nell’ambito della comunicazione politica.

La tecnica di comunicazione strategica è stata estrapolata dalla terapia strategica, studiata e codificata dagli psicologi Paul Watzlawick e da Giorgio Nardone che nel 1987 hanno fondato il Centro di Terapia Strategica di Arezzo.

Con questo progetto i due studiosi della mente umana diedero origine al progetto di ricerca che mirava a risolvere con un atteggiamento positivo e costruttivo, tutti i problemi dell’essere umano.

L’approccio del tutto nuovo, tramite cui i due psicologi volevano dare una svolta alla psicoterapia si basa sull’applicazione dei principi della logica tradizionale, della filosofia, dell’antropologia e della comunicazione, all’analisi del comportamento umano.comunicazione strategica

Watzlawick e Nardone ebbero il merito di comprendere l’ascendente che la comunicazione può avere sulla realtà degli esseri umani, della loro realizzazione privata e professionale e del loro benessere in generale.

Per questo quando si parla di comunicazione strategica ci si può riferire a qualsiasi ambito della vita, intendendo però sempre, una strategia comunicativa mirata ad ottenere qualcosa.

Comunicazione strategica: l’atto verbale corrisponde a un’azione

La comunicazione strategica non intende la lingua solo come sistema di segni, ma come mezzo per raggiungere determinati scopi.

La pragmatica della comunicazione – nell’orbita della quale rientrano i principi della comunicazione strategica – studia e analizza i contesti dei dialoghi e lascia emergere quanto questi influiscano sull’interpretazione del messaggio e sul suo stesso significato.

Per “contesto” si intendono tutti i fattori extralinguistici che contribuiscono a creare lo scenario, l’ambiente, la situazione in cui avviene la comunicazione.

Il filosofo e linguista inglese John Langshaw Austin, tra il 1951 e il 1955, focalizza il concetto di enunciato performativo – contrapposto all’enunciato constativo (ovvero descrittivo): egli sostiene che ogni espressione linguistica corrisponde ad una vera e propria azione.

comunicazione strategicaPossiamo affermare che la comunicazione strategica avviene quando il dialogo ha fini persuasivi e non solo didascalici: la comunicazione strategica innesca dei meccanismi, crea delle conseguenze e non termina con la fine dell’atto comunicativo, ma i suoi effetti si ripercuotono nel tempo e nella mente dell’interlocutore.

Comunicazione strategica: dal contatto alla persuasione

La comunicazione strategica parte dal presupposto che ogni atto comunicativo inizia col linguaggio non verbale.

Ciò significa che il meccanismo di persuasione, la strategia appunto, comincia prima delle parole: chi conosce tecniche comunicative non verbali è in grado di modificare la percezione dell’interlocutore e di influenzare così opinioni e credenze altrui.

Le modalità di persuasione avvengono tramite diversi canali: quello dello sguardo, grazie al quale si aggancia l’interlocutore; della prossemica e della postura, che delimitano lo spazio personale, e ancora attraverso la mimica facciale, la prosodia e la musicalità vocale si stabilisce quel contatto personale, che è indispensabile in qualsiasi tipo di comunicazione strategica.

Attualmente la comunicazione strategica rappresenta la migliore eredità dell’antica arte della retorica, evoluta e perfezionata secondo i moderni schemi sociali.

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