Non sono una catastrofista, e quando ho letto, anni fa, La profezia dei Maya ho adottato le stesse contromisure di quando ho letto La fine del lavoro di Rifkin: un barattolo di Nutella vicino da usare come antidoto nei passaggi peggiori.

Né, per chi segue i miei articoli sull’I Ching, ho ricevuto profezie sulla fine del mondo.

Recentemente ho avuto molte occasioni si stare in mezzo alla gente e, complice un mio stato d’animo di minor pazienza del solito, ho notato maggiormente come sia facile mettere in atto, quotidianamente, una personale Apocalisse: la catastrofe della Comunicazione. ed è di questo che voglio parlarvi.
Nella nostra, personale, fine del mondo della comunicazione quotidiana ci siamo dotati di 4 Cavalieri dell’Apocalisse:

  • Rabbia,
  • Paura,
  • Invidia
  • Ansia.

Ciascuno di loro è apportatore di calamità specifiche.
La Rabbia pone davanti agli occhi un filtro rosso, collegabile agli istinti primordiali.
Tutto ciò che sentiamo è filtrato da una negatività di aggressione, e rispondiamo con parole in libertà, anch’esse aggressive. Il canale di comunicazione è aperto, ma assolutamente distruttivo.
La Paura ci immerge nel colore nero, colore del buio.
Riusciamo a sentire solo in parte ciò che viene detto: percepiamo solo la comunicazione verbale perché siamo completamente ciechi rispetto a quella non verbale, e non riusciamo a rispondere, o quanto meno le risposte sono enormemente rallentate. Siamo quasi incapaci di parlare.
Rabbia e Paura vengono in genere riconosciute, almeno quando sono allo stato puro, sia da noi stessi che da chi ci sta vicino. Spesso se ne fraintende l’origine, o ciò che le ha scatenate, ma sappiamo cosa sono e quali sono le conseguenze.

Invidia e Ansia sono più subdole!
L’invidia è particolarmente insidiosa per chi ha avuto un’educazione cattolica
. Infatti siamo abituati a considerare l’Invidia, uno dei sette vizi capitali, come una forma di perfetta cattiveria che ci fa desiderare il male altrui: vi ricordo che Dante definisce gli invidiosi come coloro che gioiscono delle disgrazie degli altri.
In realtà esiste una forma lieve di invidia, che sicuramente non merita punizione divina, ma che crea non pochi danni a chi la prova.
È definibile invidia quella modalità di pensiero che induce a ritenere l’altro, che ha ottenuto risultati che noi stessi vorremmo, ma che raramente abbiamo cercato, non in virtù di fatiche che non abbiamo voluto fare, ma solo grazie a qualcosa che loro hanno e noi no.
L’invidia è chiaramente collegata con il colore verde, che pone un filtro molto particolare nella nostra Comunicazione.
La conversazione con questi invidiosi soft spesso è divertente, se siamo dotati di senso del ridicolo. Qualche esempio? (vi assicuro che sono presi dalla realtà, per quanto assurdi)
Beata te che hai i soldi per fare dei bei viaggi! ”
“Guarda che non è una questione di scelta. Il mio viaggio in Namibia è costato sicuramente meno della tua vacanza in Liguria. Te lo dimostro: facciamo i conti.”
“Sì, va bene, ma è stato un caso. Io so bene che viaggiare costa e tu puoi permettertelo, io no.”

“Beata te che hai tempo per leggere.”
“È  una mia scelta. Tu preferisci andare al cinema o a cena con gli amici, io amo stare in casa a leggere. Sono più di sei mesi che non metto piede in un cinema ed è più di un mese che non vado a cena fuori. So che tu sei andata fuori a cena sia sabato che domenica, e domenica eri a vedere il nuovo film appena uscito.”
Mi avevano regalato i biglietti, dovevo buttarli via?”
“Certo che no. Ti sto solo dicendo che io non ho più tempo di te, solo lo impiego diversamente.”
“Vedi che sei più fortunata di me?”

Beata te che sei sempre così serena e forte. Io sto attraversando un periodo nero.
Non sono sempre serena, anch’io ho momenti neri, come tutti. Cerco di reagire.
Già, tu sei tanto forte. Sei fortunata!
Non direi che sia proprio fortuna, forse volontà. Sai benissimo che ho avuto la mia dose di disgrazie.
Certo, molto peggiori delle mie, soprattutto quelle avute nell’infanzia. Vedi che capisci cosa intendo? Tu hai avuto la fortuna di avere delle disgrazie che ti hanno insegnato ad essere forte.

Vi confesso che come coach evito di permettere questi ragionamenti, usando ampiamente tecniche di comunicazione, ma come libero cittadino trovo queste conversazioni spassosissime.
L’invidia, quella soft, impedisce di fare una corretta e spassionata valutazione di se stessi e quindi di migliorare. Si blocca totalmente la comunicazione interiore, e quella con gli altri diventa paradossale.

L’ansia ci immerge in una spessa coltre bianca.
Vivere l’ansia è come vivere in una nebbia fittissima. L’ansia ci rende sordi: percepiamo dei suoni di cui non comprendiamo appieno il significato, e rispondiamo a casaccio, in base a quello che pensiamo di aver, forse, sentito.
Inoltre l’ansia crea anche una coltre lattescente interiore, impedendoci di aver accesso alle risorse di cui disponiamo. A differenza della paura, sotto ansia siamo in grado di parlare. A differenza della rabbia l’ansia non ci fa accedere agli istinti primordiali.
Quando siamo in ansia parliamo, ma perdiamo buona parte delle nostre capacità: siamo totalmente sordi a noi stessi e agli altri.
Esistono modi per contrastare queste emozioni negative?
Assolutamente sì, ed è forse più facile di quanto pensiate.

La vera difficoltà sta nel riconoscerle e, soprattutto, nel riconoscerne i prodromi, cioè quei segnali che ne preannunciano l’arrivo.
Perché i 4 cavalieri dell’Apocalisse della Comunicazione non vanno combattuti,  vanno evitati.
Se permettete loro di arrivare all’interno della vostra comunicazione, la lotta diventa molto difficile: va bloccato loro l’accesso.
Esistono numerose strade percorribili per evitarli, e moltissime sono descritte in varie pagine di questo sito.

2 Commenti

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  • Mario

    Ho trovato particolarmente azzeccato quanto scrivi sull’invidia: facendoci caso, trovo sia diffusissima quella “soft”, forse non ne siamo esenti appieno nessuno…

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    • carla fiorentini

      Grazie Mario, e concordo con te: quasi nessuno è totalmente esente da questo tipo di invidia. A volte per sopravvivenza: è così bello pensare che se altri hanno di più, o ottengono di più, sia per caso o per fortuna, e che noi bnon possiamo fare altrettanto per motivi indipendenti da noi. Vivere con consapevolezza è bello e utile, ma a volte è davvero TANTO faticoso.
      Io credo che riconoscere il meccanismo sia importante, ma credo anche che a volte possiamo (e dobbiamo) essere tolleranti con noi stessi.

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