Le basi della comunicazione non verbaleSia nelle conversazioni a due che in quelle in gruppo, o davanti ad un uditorio, la comunicazione non verbale acquisisce un’importanza pari – se non maggiore – a quella verbale. Uno scambio di messaggi infatti risulta spesso incompleto se vengono mancare i segnali che il corpo (ma non solo) è in grado di inviare all’interlocutore, e il processo di interpretazione ne subisce le conseguenze negative; da questo è facile capire l’importanza di una comunicazione non verbale che sia efficace.

La comunicazione non verbale, insomma, è parte integrante della comunicazione in generale. Al fine di esprimere veramente se stessi e trasmettere un messaggio corretto al destinatario è necessario tenere in considerazione anche ciò che le parole non dicono ma che invece espressioni, gesti e tono della voce riescono a far trapelare.

I quattro campi della comunicazione non verbale

Sebbene molto spesso i termini “comunicazione non verbale” e “linguaggio del corpo” vengano usati come sinonimi, bisogna fare attenzione e non sovrapporre del tutto i due concetti: con linguaggio del corpo si intende un insieme di segnali puramente fisici, come un modo particolare di gesticolare o di muovere gli occhi, mentre nella comunicazione non verbale si situano segnali che vengono inviati (e percepiti) attraverso tutti i cinque sensi.

I principi della comunicazione non verbale affondano le proprie radici in quattro “campi”: udito, vista, tatto e ambiente.

Come funziona la comunicazione non verbale?Udito – L’intonazione in un discorso ha un ruolo chiave per quel che riguarda la corretta interpretazione del messaggio. Basti pensare a tutti i modi in cui si può pronunciare una parola, anche semplice, come “sì”: cambiando semplicemente l’intonazione o il tono di voce si può esprimere rabbia, eccitazione, felicità, tristezza, paura, dubbio, stupore… Il messaggio verbale è sempre lo stesso, ciò che cambia va a situarsi nella sfera della comunicazione non verbale.

Vista – Aspetto fisico, smorfie, movimenti degli occhi, postura, gestualità… sono tutti strumenti di comunicazione non verbale. Tutti noi, infatti, siamo in grado di interpretare un messaggio in modo corretto grazie ai segnali del linguaggio del corpo. Le azioni parlano da sole durante una conversazione: alzare le mani, sollevare le sopracciglia, mantenere un contatto visivo diretto o, al contrario, sfuggire allo sguardo dell’interlocutore sono tutti fattori che influenzano il messaggio verbale inviato.

Tatto – L’uso di azioni che coinvolgono la sfera tattile sono sporadiche all’interno delle conversazioni, ma molto efficaci. Accarezzare la schiena, dare un bacio, sfiorare la spalla o il braccio dell’interlocutore inviano un forte segnale di intimità  che, se non accolto, potrebbe risultare inopportuno. E’ molto importante quindi inviare segnali di tipo tattile solo in situazioni in cui il rischio di interpretazioni fuorvianti è molto basso.

Comunicare nello spazio

Ambiente – Il concetto di spazio nella comunicazione non verbale viene utilizzato per definire il territorio, proprio e dell’interlocutore. Questo territorio non ha confini fissi, ma cambia a seconda del tipo di rapporto che si ha con chi si trova davanti. Con un amico si può camminare a braccetto senza problemi, mentre se un estraneo “invade” il nostro spazio superando il limite consentito ecco che subito si avverte una sensazione di disagio.

Anche gusto e olfatto rientrano certamente tra i campi in cui la comunicazione non verbale opera, ma la loro incidenza è minore: sebbene non sia piacevole comunicare con una persona che, per esempio, emana cattivo odore, o che ha un profumo troppo intenso, difficilmente questo fattore porta a problemi di interpretazione.

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