In questo articolo ci occuperemo di approfondire come la comunicazione sia realmente inevitabile, ed in particolare come alcuni effetti della comunicazione siano realmente inevitabili, come per es. l’ effetto persuasivo che ne deriva.

Usare la persuasione come un mezzo per raggiungere determinati obiettivi, necessita sempre di alcune cautele tali da non rendere l’ argomentazione demagogica oppure addirittura paradossale. Questo, in dettaglio riguardera’ il nostro lavoro di approfondimento.

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La comunicazione per persuadere

Come comunicare e persuadere Partiamo da uno dei principi della comunicazione di Paul Waztlawick, che riguarda la comunicazione e consiste nell’ impossibilita’ di non comunicare.  Bisogna tuttavia ricordare che lo quest’ ultimo, corredava la piu’ famosa e diffusa affermazione con un ulteriore aspetto nascosto, per il quale la comunicazione e’ legata alla persuasione e quindi alla capacita’ di influenzare gli altri per quanto riguarda una data opinione.

Il punto da chiarire consistera’ nel capire se la capacita’ persuasiva ha realmente effetti sugli altri, e quanto conta appunto influenzare gli altri per poter raggiungere un determinato risultato, ed inoltre quali sono gli aspetti etici legati a tale considerazione.

Gia’ nel VII sec. a.C., presso la citta’ di Siracusa, per alcune dispute giudiziarie risultava fondamentale costruire delle valide argomentazioni a sostegno di una delle parti in causa riuscendo a convincere la controparte. Da allora l’ arte della retorica riesce a svilupparsi mediante l’ abilita’ dei Sofisti,  che avrebbero dato origine ad una tradizione che dalla civilta’ greca si sarebbe protratta alla civilta’ di Roma.

In tal senso Platone ammirava ma osteggiava il principio della strada concettuale unica, cioe’ dell’ esistenza di una verita’ assoluta e imprescindibile.  Infine, Aristotele, Cicerone e Quintiliano portando avanti tali riflessioni, erano attenti al capire i meccanismi dell’ arte di scoprire la metodologie di persuasione.

Estinta l’ epoca Romana e il relativi pilastri della tradizione classica, possiamo sicuramente affermare che l’ arte di persuadere fu ereditata ed utilizzata nella religione, ed in particolare negli studi teologici. I dogmi della fede, le immagini forti prodotte nell’ ambito della pittura e scultura fornivano assieme all’ incontrovertibile argomentazione un macigno concettuale impossibile da spostare e tentare di modellare.

E’ strano come paradossalmente, per dimostrare un dogma assoluto, si debba avere la necessita’ di dover persuadere  il piu’ scettico degli uditori.  Sappiamo bene come il concetto di persuasione, per alcuni secoli si sia legato ad un aspetto inquisitorio di totale fermezza nei confronti di ogni voce fuori dal coro.

Un periodo successivo, riguarda una piu’ ragionevole comunicazione a beneficio dello studio scientifico, con validi esponenti quali Cartesio,  con la sua idea di verita’ ed evidenza, che curiosamente introduce un principio di non verita’ assoluta. Successivamente, Popper nel suo approccio epistemiologico pone le basi stesse della filosofia nell’ approccio scientifico, chiarendo la necessita’ di avere prove a sostegno o meno di un determinato fenomeno o affermazione.

Tuttavia, studiosi piu’ recenti dimostrano come l’ affermazione di validita’ di un dato principio, non sia puramente dettato da risultati incontrovertibili, ma anche da un certo apporto di tipo culturale che con una serie di usi, convenienze, ed altri aspetti permettono di rendere piu’ o meno ragionevole o plausibile una data teoria scientifica.

Un altro aspetto che sicuramente non e’ da scartare riguarda l’ importante contributo degli studi contemporanei di Austin, Grice, e Searle,  i quali aprono un varco alla pragmatica. In altre parole, possiamo affermare che nella struttura stessa del linguaggio e’ presente un contenuto persuasorio, per quanto esso possa apparire morbido e non autoritario.

Perelmann e gli uditori universali e particolari

 

persuasione e comunicazione Lo studioso Perelmann, infine ci da un validissimo contributo a partire da un’ attenta rielaborazione della produzione aristoteliana in merito ai Topici, introducendo una nuova prospettiva sull’ argomentazione e persuasione.  Persuadere e convincere sono quindi i due elementi che l’ autore analizza, in relazione alle caratteristiche di un uditorio.

Diremo allora che un uditorio si dira’ universale, quando e’ legato al concetto di convincere, nel modo piu’ autoritario e forte che possa essere impiegato, con un contenuto assoluto nel tempo e nello spazio di tipo incontrovertibile.  Diversamente, potremmo parlare di un un uditorio particolare,  quando e’ legato ad un concetto di persuasione piu’ morbido.

Possiamo affermare che non puo’ mai esistere un uditorio universale, ci troveremo sempre davanti diversamente degli u. di tipo particolare, dotati cioe’ di un proprio bagaglio culturale, di conoscenze ed opinioni.  La persuasione allora diverra’ uno strumento per convincere le masse di tipo non violento, non repressivo, ma diversamente rispettoso dell’ individualita’. In conclusione, la comunicazione ci  permette di dosare il grado di persuasione degli altri.

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