Lo sviluppo della comunicazione nei bambiniAnche se un neonato non ha ancora il modo per esprimersi attraverso un linguaggio ordinato e di senso compiuto, la sua comunicazione è composta da vocalizzi, strilli, pianti ed espressioni facciali. I genitori, dopo qualche tempo, si abituano talmente tanto a questo personalissimo modo di “parlare” che riescono a distinguere senza troppo difficoltà i significati di ogni tipo di verso emesso dal piccolo: c’è il pianto disperato che significa “ho fame”, oppure “cambiami!”, quello per attirare coccole e attenzioni della mamma, quello per esprimere fastidio e così via.

Dall’altra parte, la comunicazione del genitore, per essere compresa dal neonato, deve basarsi su elementi paralinguistici, come il tono della voce, il linguaggio del corpo, le espressioni e le carezze, quindi in definitiva si tratta di comunicazione senza parole, è possibile?

Comunicazione e crescita dei bambini

Quando il bambino impara a parlare, spesso la comunicazione a parole provoca un impoverimento di quella “silenziosa”, che tende a diventare d più difficile interpretazione. In questa particolare fase tuttavia bisogna fare molta attenzione ai messaggi non verbali che vengono inviati. Un bambino può infatti comunicare in modo chiaro bisogni e desideri come “ho fame”, “ho sete”, “voglio uscire”, “ho sonno”, ma può avere più difficoltà nel rispondere a domande come “com’è andata la tua giornata?”, perché non possiede ancora strumenti cognitivi e vocabolario adatti.

In questo periodo il genitore deve quindi continuare a tenere le antenne ben alzate, così da poter ascoltare e capire anche ciò che il bambino non riesce ancora ad esprimere a parole. Solo così si possono evitare incomprensioni e ambiguità interpretative. Inoltre, è importante per il piccolo avere la certezza di venire capito dai genitori, così da poter sviluppare sicurezza in sé stesso e autostima: qualunque cosa dica, o cerchi di esprimere senza parole, deve percepire che qualcuno lo sta ascoltando.

Comunicazione e bugie: come comportarsi?

 

Bambini, comunicazione e bugieCrescendo, il bambino impara sia a parlare sia, purtroppo, a mentire. Si tratta spesso di bugie innocue, o di storie inventate per ottenere rassicurazioni e protezione dai genitori: a chi non è mai capitato di vedere il proprio piccolo correre nel lettone perché nella sua cameretta “ci sono i mostri”? Mai interpretare queste incursioni notturne come semplici capricci! Si tratta nella maggior parte dei casi di richieste di attenzioni più che giustificate: il bambino vuole avere la certezza di non essere abbandonato.

Queste storie inoltre sono un espediente che il bambino utilizza – in modo inconsapevole – per allenare la sua creatività. Meglio quindi non essere troppo severi, e accettarle con indulgenza, pur rimanendo entro certi limiti. Sgridare troppo bruscamente un bambino quando racconta una bugia innocente può avere ripercussioni anche gravi nella formazione della sua personalità, andando ad incidere negativamente sull’autostima.

La comunicazione per i bambini è una scoperta ogni giorno più incantevole. Il ruolo del genitore è quello di accompagnatore e guida in questo viaggio attraverso le parole, non quello di censore.

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