Il tema della comunicazione non verbale viene trattato in diversi campi: psicologia, public speaking, recitazione, linguistica e neurolinguistica… ma che cos’è nella pratica?

Capire la comunicazione non verbaleDetto brevemente si tratta di un processo di comunicazione che concerne l’invio e la ricezione di messaggi senza parole (da qui il nome di comunicazione non verbale).

Tali messaggi possono essere comunicati attraverso il gesto, il linguaggio del corpo o la postura, l’espressione del viso e il contatto visivo; altri elementi che rientrano nella classificazione sono poi l’abbigliamento o l’acconciatura.

L’interesse che ruota intorno alla comunicazione non verbale è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni.

Questo grazie a numerosi studi che hanno dimostrato quanto sia fondamentale nelle relazioni interpersonali: solo il 17% della comunicazione fra umani infatti passa per la parola, tutto il resto viene invece trasmesso attraverso il linguaggio non verbale, influenzando in modo del tutto inconsapevole gli interlocutori.

Quando si parla (o si ascolta), la nostra attenzione è focalizzata sulle parole piuttosto che sul linguaggio del corpo, ma il nostro giudizio si sviluppa elaborando sia i segnali verbali sia quelli non verbali e attribuisce a questi ultimi un’importanza di gran lunga maggiore: se vi è una certa incoerenza tra comunicazione verbale e non verbale, chi vi ascolta sarà portato a credere ai vostri gesti più che alle vostre parole.

Immaginate per esempio un oratore sul palco davanti a voi che armeggia con penna e cartelletta. Fissa i suoi appunti, aggrotta la fronte leggermente e, con le spalle incurvate dice con voce monotona e flebile, “Sono entusiasta di essere qui con voi oggi. Stiamo per partecipare a una conferenza emozionante, ci divertiremo un mondo”.

Quale sarebbe la vostra reazione? Sareste eccitati o cerchereste l’uscita più vicina?

La comunicazione non verbale può interagire con quella verbale in cinque modi diversi

  1. usando dei gesti per rafforzare un messaggio verbale, per esempio indicando l’oggetto di cui si sta parlando;
  2. in modo conflittuale o contrastante, come il caso dell’oratore del nostro esempio. Una persona può esprimereChe cos'è la comunicazione non verbale verbalmente una dichiarazione di calma e, fisicamente, mostrare irrequietezza contorcendosi le mani o respirando affannosamente; oppure, evitando il contatto visivo, può trasmettere un messaggio ambiguo al suo interlocutore. In generale, i messaggi contrastanti derivano spesso da sentimenti di incertezza o frustrazione e, quando si verificano, la comunicazione non verbale diventa lo strumento principale che gli interlocutori utilizzano per chiarificare la situazione;
  3. in modo complementare, ossia quando la comunicazione verbale e quella non verbale si completano a vicenda. In questo caso la corretta interpretazione del messaggio è assicurata e le informazioni inviate all’interlocutore verranno ricordate molto meglio;
  4. in sostituzione alla comunicazione verbale. Il comportamento non verbale è usato come unico canale per la comunicazione del messaggio: le persone imparano a collegare alcune espressioni facciali, movimenti o posizioni del corpo con sentimenti e intenzioni specifiche. Un sorriso a trentadue denti mostra subito che l’interlocutore è contento di vederci, senza bisogno di dirlo;
  5. in modo “regolamentare”, secondo alcuni comuni segnali, condivisi dai parlanti, durante la conversazione. Ad esempio, un interlocutore che tocca il braccio del parlante può voler dire “dopo voglio dire la mia”, o può essere un segnale di volontà di interruzione immediata del parlante.

La prossima volta che incontrerete qualcuno quindi, ricordate che se la comunicazione non verbale non sarà coerente con il vostro discorso, chi vi sta davanti non crederà a una sola parola di quel che dite.

Allo stesso modo, cercate di osservare meglio chi vi sta intorno: se il vostro partner dice di amarvi guardando in aria e scostandosi da voi, forse è arrivato il momento di fare un discorsetto.

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