struttura della dieta a zonaLa dieta a zona è uno dei regimi alimentari più pubblicizzati e seguiti degli ultimi anni. Dalla sua prima apparizione a metà degli Anni ’90, questa dieta è diventata famosa per l’entusiasmo dei suoi fan e l’acredine di chi la critica. Difficilmente troviamo, nella storia dell’alimentazione umana, un regime alimentare che abbia scatenato più polemiche della dieta a zona.

La nostra alimentazione vive molto spesso di squilibri nelle proporzioni tra i tre macronutrienti, ovvero proteine, carboidrati e grassi. Mangiamo senza sapere cosa c’è nel nostro piatto, e poi ci stupiamo se ingrassiamo, anche se apparentemente mangiamo sano. Il biochimico Barry Sears ha ricondotto gli squilibri nelle proporzioni tra proteine, carboidrati e grassi ai picchi di insulina che sperimentiamo quando mangiamo e, a loro volta, questi picchi all’ingrassamento.

La dieta a zona ha riscosso negli anni un notevole successo e non c’è dubbio sulla sua efficacia, nonostante questo però la dieta che meglio si accosta alle esigenze del singolo individuo è quella personalizzata; ecco la dieta personalizzata per tornare in forma.

La dieta a zona e il riequilibrio dei macronutrienti giornalieri

Ha quindi studiato un piano alimentare che dovrebbe riequilibrare le dosi giornaliere dei macronutrienti, per limitare le fluttuazioni dell’insulina, e ridurre quindi il rischio che le cellule accumulino grasso. Vale la pena ricordare come, a livello di consapevolezza alimentare, gli Stati Uniti siano in una situazione che potremmo definire disastrosa, e la dieta a zona è stata ed è tuttora un valido supporto per sviluppare una coscienza alimentare in persone non abituate, molto spesso, ad avere un rapporto con il cibo che vada oltre il preconfezionato.

Questo non toglie che anche nel nostro Paese, per una serie di fattori, si sta perdendo la cultura del mangiare sano e una dieta come quella a zona può aiutarci a rientrare nei ranghi. Ma cos’è e dove si trova questa zona? La Zona, nello studio condotto da Sears, è il momento di equilibrio tra insulina e glucagone, i due ormoni che gestiscono la fame e le scorte di grasso corporeo. Se questi ormoni sono in equilibrio si scatena una reazione che produce un antiinfiammatorio naturale, l’eicosanoide, che è legato, secondo gli studi di Sears, a una condizione di salute e benessere generale.

La dieta a zona non è però facile da seguire. Come ogni regime alimentare strutturato ha molte regole da seguire, conteggi da fare e porzioni da controllare perché le teorie di Sears possano dare un qualche frutto. Di conseguenza potrebbe non essere adatto a tutti. Le linee guida principali sono simili ad altre diete: si tratta di aumentare il consumo di verdura e frutta fresca, scegliendo quella con un indice glicemico più basso, e ridurre il consumo di tutti quei cibi a base di cereali raffinati (pane bianco e pasta principalmente), riducendo ovviamente anche i dolci.

La regola: 40-30-30

 

come gestire le quantitàA queste regole sul cibo si aggiunge una proporzione precisa da seguire quando si compone il piatto: 40% in carboidrati (da trovare più nella frutta e nella verdura che nei cereali raffinati), 30% di proteine (con carne magra) e 30% di grassi (scegliendo gli insaturi). Possiamo vedere come la dieta a zona non elimini del tutto i grassi perché ne riconosce comunque il valore nell’ambito della nostra alimentazione. Quello che fa è dare una struttura da seguire per contrastare il mangiare disordinato.

Quando si parla di diete da seguire si parla spesso anche di calorie ma la dieta a zona si concentra più su un altro sistema di calcolo: i blocchi. Un pasto costruito secondo i principi della dieta a zona è costruito infatti trattando i cibi come blocchi. Il numero di blocchi totali necessari alle diverse corporature e stili di vita ovviamente cambia ma, per usare un sistema di calcolo cui siamo tutti un po’ abituati, diciamo che il limite minimo si aggira intorno alle 1100 calorie al giorno se il nostro intento è dimagrire.

Per non entrare in complicati calcoli di percentuale e far funzionare lo stesso la dieta a zona possiamo adottare il calcolo del piatto. Per preparare un pasto in linea con la dieta a zona immaginiamo di dividere il piatto in tre parti uguali disponendo un blocco di proteine grande come il palmo della nostra mano, un blocco di carboidrati composto di verdure, legumi e cereali integrali e un blocco di grasso con un filo d’olio di oliva. Visivamente il terzo dedicato ai carboidrati deve essere un po’ più ricco e grande degli altri per mantenere il rapporto 40-30-30.

Oltre a decidere cosa mangiare, la dieta a zona, basandosi sui cicli dell’insulina e del glucagone, disciplina anche gli intervalli di tempo tra un pasto e l’altro e il numero di pasti in un giorno. Secondo Sears vanno creati intervalli di massimo cinque ore tra i pasti principali calcolando che la colazione deve avvenire entro un’ora da quando ci alziamo e la cena al massimo due ore prima di andare a dormire sempre in base ai principi biologici su cui è costruita la dieta a zona.

0 Commenti

Lascia un commento

Lascia il tuo commento

Lascia un commento