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Il tema del crepuscolo degli dei, o Ragnarok, è chiaramente assimilabile al Kali-yuga, l'età oscura di cui parlano i testi sacri dell'antica India; inoltre non è molto lontano dal mito greco dell'età del ferro. Il concetto di crepuscolo degli dei indica in realtà il tramonto del divino e della trascendenza rispetto all'orizzonte umano.
La metafora della luce del nord descrive una fonte spirituale ancor più vicina alla Tradizione primordiale e alle origini iperboree della civiltà.
La luce del nord indica la spiritualità eroica tipica del mondo nordico, soprattutto dell'area germanica e scandinava, che conserva il retaggio della mitica Iperborea, e dell'Età dell'oro.
Il concetto di spiritualità affermativa, virile ed eroica, rappresenta forse l'insegnamento più rilevante del ciclo nordico, ideale proprio dell'Età dell'Oro e dell'Età dell'Argento, ma i cui riflessi dovettero perdurare nell'età del bronzo, una parentesi di riscossa prima della definitiva vittoria del piano umano sul mondo degli Dèi. Nelle saghe del Nord non si parla esplicitamente di età del ferro ma di epoca del Lupo, definita nell'Edda "Tempi dell'ascia e della spada, tempi del vento, tempi del Lupo, prima che il mondo sprofondi ".
I tempi dell'ascia segnano l'avvento di forze ancestrali e occulte, che succedono agli Asi, stirpe divina formata da dodici dèi e da diverse dee e spiriti minori. Il pantheon germanico conosceva poi i Vani, giganti ribelli corrispettivi dei Titani della mitologia greca. Il mito del crepuscolo degli dèi racconta che è la tracotanza della componente titanica, rappresentata dai Vani, giganti demoniaci figli della Terra, a sconvolgere l'ordine costituito dagli Asi e a prepararne il declino.
Con la caduta di Wotan o Odino, e la morte di Thor ad opera del veleno instillato dal lupo Fenir, si realizza la fine dell'età divina.
Il "destino" o "tramonto" - rok - degli Dei è simboleggiato dalla distruzione
dell'arco Bifröst che collegava cielo e Terra, uomini e Dei, trascendenza
e immanenza, e dalla rivolta dei Vani. La Terra è così abbandonata, privata
di un contatto di qualche tipo con la realtà divina. Dalle ceneri di un
mondo aureo sorge <
L'interpretazione autentica della spiritualità nordica va sottratta del tutto alla concezione romantico-decadente e alle risonanze tragiche e visionarie associate in genere al tema del crepuscolo degli dei. Si tratta in sostanza di quell'eroismo tragico che va da Goethe a Wagner, definito efficacemente da Spengler come faustismo. Il faustismo non rappresenta un tratto fondamentale dell'interpretazione moderna della civiltà nordica, anzi mistifica l'essenza stessa della spiritualità nordica, verso un nazionalismo messianico fondato irrazionalisticamente sui miti di terra e sangue.
Qualsiasi interpretazione della Luce del Nord è fortemente condizionata dall'impossibilità di risalire all'essenza autentica della spiritualità germanica.
Il ciclo nordico è diretta emanazione della leggendaria tradizione iperborea ma non è identificabile con essa, se non per un indirizzo spirituale di base che ha ben poco in comune con quella sensibilità a tinte fosche, da invasamento demoniaco, derivante da una equivoca lettura degli echi di quel che si legò alla tragica fine di una civiltà primordiale.
L'espressione Ragnarok, "crepuscolo degli dei", è una suggestiva espressione poetica, che potrebbe anche essere resa come oscuramento del divino.
L'oscuramento del divino non riguarda solo il ciclo nordico, ma è dominio di una più ampia Tradizione spirituale, in cui la concezione ciclica della storia assolveva un ruolo determinata, peculiare, fra l'altro, di due mondi religiosi molto diversi, come quelli dell'India e della Grecia, però collegati dalla comune matrice indoeuropea.
Non si tratta di una concezione "locale", ma di una visione del mondo che rinvia ad ancestrali dottrine relative alle quattro età del mondo. Così l'età del ferro di cui parla Esiodo nella Teogonia, raccogliendo un mito che presenta una sorprendente e già sottolineata analogia con l'età del Lupo della saga nordica.
Le tradizioni collegate al tema del crepuscolo degli dei non esauriscono tutti gli aspetti della Luce del Nord. È rintracciabile una più alta verità, un'ethos eroico e una forma particolare di spiritualità che lo avvicina senz'altro ai Grandi Misteri della tradizione greca, cioè al culto degli Dèi olimpici. I caratteri originari della Luce del Nord vanno distinti dalle scorie accumulatesi via via, per ragioni contingenti. Connessa ad altre tradizioni, quella nordica esprime dei significati in fondo olimpici in virtù dell'ispirazione virile della sua intrinseca e spesso non riconosciuta spiritualità.
Occorre quindi rileggere in chiave di continuità piuttosto che di contrapposizione i rapporti tra ciclo mediterraneo e ciclo nordico.
L'identità pagana, di diretta derivazione indoeuropea, appartiene anche alla tradizione germanica riflessa nell'Edda e in altre saghe.
Il ciclo nordico interpreta una spiritualità solare e virile, paragonabile a quella olimpica greca, la quale pone in primo piano una stirpe di divinità maschili e guerriere, da Apollo a Zeus e Ares, che hanno il loro corrispettivo in tutti i vari pantheon indoeuropei.
In particolare, i diversi archetipi e miti legati alla luce, riflettono una dimensione spirituale pura, come testimonia ad esempio la descrizione del Walhalla nordico, sorta di paradiso per i guerrieri morti in battaglia, una montagna dalla vetta coperta di ghiacci, che luminosa splende di eterno chiarore di là da ogni nube, oppure la reggia dorata di Gladsheim, "più lucente del sole" o il divino castello di Oegier, dove dimorano gli Asi e nel quale l'oro, simbolo universale di incorruttibilità, regalità e solarità, emana una luce di fuoco.
Altra sede celeste la fortezza di Gimle, <
Domenico Turco
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