coaching seminari maura rossi parroni

 

 

 

Possiamo essere liberi dai problemi?

Possiamo essere liberi per affrontare dei problemi?

Posso risolvere i miei problemi,se non sono libero da essi?

 

ANCHE QUESTO E’ COACHING

 

 

 Libertà di agire in quanto l’uomo è libero nelle sue scelte

(A.Manzoni 1805)

Come posso capire me stesso, se prima non comprendo la strada   

 (Sant. Agostino 400)

Il cervello è condizionato ,da tutta questa cultura dei problemi

(j.krishnamurti 1985)

 Tante parole da uomini diversi in epoche diverse,per una parola che sembra di oggi:

DECONDIZIONARSI 

Da chi ? da che cosa? io? loro?

                                                                 

a) non riesco mai a fare niente,che mi piace,perchè ho un mucchio di cose da fare,ed è un problema.

b)se mi liberassi di tutti i problemi che ho,farei una vita migliore

c) aggiusti un problema ne arriva sempre un altro.

Perchè il sig. a)Non riesce mai a fare niente che gli piace?Il suo problema è che non ha tempo o non è capace di trovarlo?

Tutto il suo tempo è occupato  da cose ,che non gli piacciono?

il sig b)dice che se si liberasse di tutti i suoi problemi,avrebbe sicuramente una vita migliore.Conosce tutti i suoi problemi?Sono i suoi problemi che gli impediscono di di fare una vita migliore? Se non avesse tutti i suoi problemi ,farebbe una vita migliore?

il sig.c)parla di un problema risolto ed un altro in arrivo.Ma il suo primo problema è stato risolto definitivamente? Quanto tempo passa tra un problema e l’ altro? C ‘è mai stato un periodo della sua vita senza problemi? 

Come potremo vedere le tre situazioni in maniera diversa?

Provando a trovare un metodo comune,che ci aiuti ad uscire dalle affermazioni fatte,spostando la nostra prospettiva, dal problema a noi

                                                      ASCOLTO ATTIVO

Cosa ci stanno dicendo realmente i signori a)b)c)
 
  QUANTO POSSO FARE PER USCIRE DAI CONDIZIONAMENTI?
  SE NON SONO LIBERO DI USCIRE DAGLI SCHEMI
  POSSO GUARDARE I MIEI PROBLEMI
  DA UN ALTRA ANGOLAZIONE?
  LA SOLUZIONE NON EFFICACE DI UN PROBLEMA,
  PUO’ INNESCARE LA CATENA DEI PROBLEMI?
 
Quando “ascolti” un tuo problema come lo pensi?
DENTRO DI TE?
FUORI DI TE?
INSIEME AGLI ALTRI?
INSIEME A QUALCUNO IN PARTICOLARE?
IN UNA PRECISA SITUAZIONE?
IN UN LUOGO?
li potremo definire piani di appartenenza
secondo te,su che piani sono i problemi
dei signori a)b)c)
il sig.a) definisce il suo problema ,il fatto che non riesce mai a fare
cose che gli piacciono,dove lo sente il suo problema?dentro di lui ?
fuori di lui? attraverso quanto ci dice ,sappiamo molto poco
non ci sono ne le relazioni ne i contesti.
Il sig.b)su un piano emotivo,sente la possibilitàdi migliorare la sua vita
 che già gli piace,se non avesse tutti i suoi problemi ,sappiamo per 
affermazione,indefiniti,per numero e per natura
,non sappiamo con chi e in quale situazione siano

 il sig. c)ci racconta di un problema a cui segue subito un altro 

percepiamo la catena dei problemi ,ma ,non , ne conosciamo la natura

dove nascono dove crescono

 

COME ABBIAMO POTUTO VEDERE PER CONOSCERE LE SITUAZIONI ESISTE UN PASSAGGIO PRIMARIO

 

 CHE E’ LA NOSTRA CAPACITA’ DI

DECONDIZIONARSI

DAI PRECONCETTI DALLE INFORMAZIONI VAGHE 

DALLA NOSTRA RIGIDITA’ MENTALE

DALLE PAROLE VUOTE

 DALLE VERBALIZZAZIONI

NON LEGATE AI FATTI

DALL’ ATTEGGIAMENTO NEGATIVO CHE PORTIAMO NEI NOSTRI DISAGI

 PER I NOSTRI LAVORI IN CORSO

 affronteremo nel prossimo incontro

 

 la visione dei nostri problemi 
    attraverso le “due scatole mentali
  “positiva e negativa :
per il nostro percorso verso il cambiamento attivo  

 

 

 

 

 

 

 

                                             

 

 

     

 

 

 

 

            

 

 

 

 

 

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

5 Commenti

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  • claudio

    Salve Dottoressa
    grazie per avermi risposto e per aver aperto una speranza su quello che sento come un tunnel senza uscita,mi ha sorpreso quando ha parlato di aprire il dolore e di farlo insieme e mi sono sentito meno solo e quando ha detto di ascoltare il mio dolore come dice lei senza giudicarmi mi sono sentito accompagnato dalla persona giusta.
    Le rinnovo i mie più sinceri complimenti per quello che scrive e per quello che sta facendo,ho fatto leggere i suoi articoli ad altre persone ,crediamo di poter come dice lei parte attiva in questo viaggio,attendo i suoi prossimi articoli od altro
    Ringraziandola ancora tanto
    claudio

    Rispondi
  • claudio

    SALVE DOTTORESSA,NON AVEVO VISTO CHE ERA GIà PRESENTE ,LA SECONDA PARTE DEL SUO ARTICOLO
    LA MIA ATTESA NON è STATA MOLTO LUNGA…..
    LEI PARLA DI DECONDIZIONARSI,VOLEVO PORLE UN QUESITO,IO MI TROVOIN UN MOMENTO MOLTO DIFFICILE DELLA MIA VITA,STO ATTRAVERSANDO UNA DOLOROSA SEPARAZIONE,CON GRANDE SOFFERENZA PER ME E MIA FIGLIA,MA MI SONO RESO CONTO ,CHE COME DICE LEI NELLA PRIMA PARTE DEL SUO ARTICOLO UN PROBLEMA
    PUò ESSERE ANCHE UN OCCASIONE PER VEDERE LE COSE DIVERSAMENTE,LA DOMANDA è QUESTA SI PUò USCIRE DA UN DOLORE?E COME SI PUò DIVENTARE?
    ATTENDO CON GRANDE PIACERE UNA SUA RISPOSTA,O COMUNQUE UNA SUA VISIONE DEL DOLORE.
    RINGRAZIANDOLA LE FACCIO ANCORA I MIEI COMPLIMENTI

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    • maura rossi parroni

      Buon giorno
      Claudio scusami il ritardo con cui ti scrivo,ma mi sono presa una pausa estiva,che è servita anche a ricaricarmi ed a trovare nuove idee per il percorso che sto facendo con voi e con piùchepuoi,ho trovato il tuo commento al mio ritorno e anche la tue domande,non poteva essere più gradito,si un problema per una persona allenata ,può essere una risorsa
      quando si parla di allenamento si parla anche della grandissima capacità di decondizionarsi,di cui ho parlato nel mio 2° articolo,la separazione oltre ad essere ,un problema è anche ,un profondo dolore
      quando poi ci sono degli affetti come i figli ,diventa anche ,una responsabilità,ma può sicuramente darci la motivazione ,di essere centrati dentro il problema,si ,si può uscire dal dolore,intanto conoscendo il proprio dolore,trovando il focus e lavorando sulle nostre risorse,un dolore deve cambiare è anche la sua funzione,ma il cambiamento deve essere rivolto verso l’ azione ,un azione consapevole,sicuramente io ho una visione del dolore ,come tutti gli esseri umani ho provato dolore varie volte nella mia vita,però nella mio lavoro di coach, non posso permettermi di avere una mia idea devo essere capace ,di aprire la scatola del dolore,insieme a te,e ascoltare il tuo dolore senza pregiudizio o giudizi,verso un cammino scelto esclusivamente da te.
      Grazie di avermi scritto,e di esserti reso parte attiva ,in questo viaggio……..
      Anche questo è coaching
      a presto
      maura

  • monica

    Mi piace anche questo articolo, Maura, perchè segna il secondo passaggio necessario per un vero cambiamento, decondizionarsi quindi liberarsi da un preconcetto o un pregiudizio, sicuramente comodo ma rigido. Mettersi fuori dal problema e ripartire da noi, io l’ho trovato faticoso ma liberatorio, la sensazione primaria che mi ricordo è stata quella di grande leggerezza; come poter ricominciare da capo, da zero su una pagina bianca e ridisegnare i ruoli (il mio e quello degli altri)e decidere come e da dove guardare IL problema di quel momento. E’ come fare stretching, o allenarsi: è dura ma la gratifica dopo è di gran lunga maggiore della fatica. Grazie per avermi fatto conoscere questo prezioso strumento che è il coaching. Buon lavoro e al prossimo articolo.

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    • maura rossi parroni

      GRAZIE Monica,sento che stai dentro il cambiamento ,come movimento,percependone tutti gli aspetti
      il problema nella tua e-mail è già alle spalle o comunque circoscritto.La sensazione che descrivi è proprio fisica
      quando parli di fatica di liberatorio,parli di impegno di responsabilità verso noi stessi,te e gli altri,non più confusi
      le tue decisioni decondizionate, libere ,si allenamento verso il cambiamento attivo.
      Si al prossimo articolo, ma anche alle vostre idee e proposte da aprire insieme.
      Anche questo è coaching
      maura

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