albert-einsteinMi è capitato spesso di riflettere su come siamo tendenzialmente portati a pensare che essere molto razionali e logici, magari culturalmente molto preparati e con un Quoziente di Intelligenza  molto elevato, siano sinonimi di soddisfazione ed appagamento dei nostri bisogni. Nel corso di un’analisi un po’ più approfondita dell’argomento, mi sono poi chiesto: come mai  molti di noi che presentano le caratteristiche su indicate, non riescono a gestire e/o cambiare comportamenti ed atteggiamenti, ovvero a mantenere relazioni soddisfacenti e a lungo termine nei vari ambiti della propria vita con l’applicazione della logica e della razionalità? Come mai ci troviamo in una società culturalmente più elevata rispetto a trent’anni fa, ma che presenta delle sofferenze evidenti in diversi ambiti sociali?  Come mai la nostra società, “apparentemente” soddisfatta e sorridente, giornalmente fa registrare fatti importanti che dimostrano totalmente il contrario di quello che nella facciata esteriore vogliamo lasciare intendere che sia?

La riprova la troviamo  nei fatti documentata da tv e giornali  i quali evidenziano diversi disagi sociali, abbassamento dell’età in cui si inizia a far uso di droghe (11 anni), dall’alcol al fumo a quelle sintetiche e più aggressive per la psiche e per il fisico;  stessa cosa per quanto riguarda il primo rapporto sessuale, che avviene sempre più frequentemente nelle prime classi della scuola media inferiore, senza parlare degli abusi tra minori e di quelli praticati nei loro confronti da adulti. Ma anche la necessità gratuita di esercitare la violenza sul prossimo, sia tra i più giovani, che nelle fasce adulte. Posso continuare questo elenco parlando delle problematiche legate agli aspetti nutrizionali, dove troviamo molte persone, in particolare giovanissimi e non solo, che soffrono di anoressia o bulimia; altro dato importante sono i crescenti cambi  dell’umore che alimentano paure incontrollate fino a portare le persone verso stati depressivi e/o di forte eccitazione e attacchi di panico; la mancanza di autostima; il desiderio di emozioni forti: come il caso di quei ragazzi che per provare qualcosa di particolarmente emozionante si divertivano ad attraversare un tratto di autostrada pericolosissimo ad alta densità di traffico veloce. Una volta pizzicati nella loro bravata, gli stessi confermavano che per loro era solo un gioco pensato per divertirsi. Posso accennare anche alla qualità dei rapporti coniugali che sono sempre più in crisi; la crisi del nucleo familiare e  la mancanza della propria identità in questo primo ed importante gruppo “socio solidale”, da cui dovremmo trarre sicurezza, protezione, condivisione, alleanza, fiducia, appartenenza.


Credo sia sotto gli occhi di tutti, il panorama sociale da me su descritto, eppure, laddove in molti per non dire quasi tutti,  siamo pronti ad affermare che questo esiste, se dovessimo pensare di tentare di cambiare lo stato di cose attuale, lo faremmo basandoci esclusivamente su pensieri logico/razionali, evitando di lavorare sugli aspetti emotivi che hanno creato tali comportamenti straordinari.

Mi spiego meglio. Se prendiamo ad esempio il problema dell’assunzione e dello spaccio di stupefacenti tra i giovani, potremmo pensare di arginare tale problematica attuando un controllo costante sugli stessi ragazzi e sulle loro amicizie, applicando altresì pene esemplari per recidività e a scopo rieducativo.
Ma questo problema, visto da vicino, ci fa scoprire che dietro un comportamento straordinario di un minorenne (ma anche di un adulto), esistono spinte emotive diverse che lo indirizzano a pensare e fare determinate azioni.
Il ragazzo ha probabilmente necessità di identificarsi in un gruppo e sentirsi accettato da esso, condividerne le regole; ha l’esigenza di sentirsi stimato all’interno del gruppo in cui vive; ha bisogno di sfogare la sua rabbia interiore attraverso emozioni forti, quali il rischio di essere scoperto nel fare qualcosa di vietato o l’esigenza di scaricare la sua emotività attraverso la violenza sugli altri; ha l’esigenza di dimostrare a se stesso (ma forse ancor di più a qualcun altro) di sentirsi grande, responsabile e sicuro di ; ha forse bisogno di far pagare a qualcuno, attraverso il suo comportamento straordinario,  quello che non riceve e che vorrebbe da un punto di vista affettivo;  ha bisogno di evadere da ciò che vive nella sua esistenza, rispondendo a stimoli interiori con l’assunzione di droghe per anestetizzare la sofferenza che prova.

Come abbiamo visto possono essere tante (quelle citate sono solo un esempio parziale) le cause che portano una persona, in questo caso il giovane, ad assumere un atteggiamento specifico sia nel suo mondo immaginario (aspetto cognitivo/pensiero) che nella sua realtà (azione/comportamento).
Ma al di la degli aspetti immaginari e/o reali, tutto ciò che nell’esempio su indicato il giovane fa, se dovessimo chiedergli perchè lo fa, molto probabilmente riceveremmo le seguenti risposte:

1) Come potrei comportarmi diversamente, questa è la società in cui vivo. Cos’altro mi offre questa società;

2) Gli altri lo fanno (es. mio padre, mia madre, i miei amici, i politici, ecc.)  perchè non dovrei farlo io?;

3) Quello che faccio è sotto il mio controllo. Posso smettere quando voglio;

4) Non ho alternative, opportunità diverse;

5) Mi piace farlo perchè è emozionante, mi da una scarica di adrenalina;

6) So che è un rischio ma la società non mi aiuta (oppure….. il bello del rischio sta proprio nel rischiare di fare qualcosa che non andrebbe fatta);

ecc. ecc…….

In sintesi troverebbe tante giustificazioni che implicano sempre  la scelta di una risposta razionale, logica e conseguenziale, ovvero, andrebbe alla ricerca di una motivazione che giustifichi  la/le  sua/sue  scelta/e.

Ma anche se dovessimo  incontrare la volontà da parte del ragazzo di voler cambiare il suo atteggiamento rispetto a ciò che  non vuole più accettare nel suo comportamento (in questo caso uso e/o spaccio di droga), il solo fatto di razionalizzare gli aspetti negativi di quanto è nelle sue azioni, servirebbe a ben poco, se non  si  crea un collegamento comunicativo anche con la sua parte emotiva, quella che lo spinge appunto verso la creazione del comportamento identificato come straordinario.  Come abbiamo visto sopra, esistono aspetti motivazionali abbastanza forti che inducono la persona a mantenere quel comportamento straordinario (uso o spaccio di droga) per cui gli è impossibile generare comportamenti alternativi ed ordinariamente appaganti con l’esclusivo uso della sua parte logica.

C’è sicurmaente da considerare chi sostiene che, nel caso di utilizzo di stupefacenti, subentri anche il fattore dipendenza dal prodotto assunto, per cui ne consegue che esiste, secondo alcuni, una maggiore difficolatà nel cambiamento di questo tipo di comportamento (smettere di assumere droghe).

Allora mi chiedo anche, come spieghiamo la riuscita da parte di molte persone che di punto in bianco cambiano un abitudine forte e che crea loro dipendenza, come quella del fumo, senza creare altri atteggiamenti compensatori, come quello ad esempio di sfogarsi nel cibo, nello sport eccessivo, o in tante altre situazioni ?

Se provassimo a chiedere a queste persone che sono riuscite a cambiare registro  da un giorno all’altro (mi è capitato di parlarci ed approfondire il discorso),  ci accorgeremmo che esse attribuiscono il loro successo ad un fattore esclusivamente razionale: “un giorno ho deciso e ho detto basta con il fumo”.

Anch’esse quindi sintetizzano lo stato finale di una esperienza  affermando che “un giorno hanno deciso di dire  basta”, inconsapevoli del fatto che in realtà la decisione di cambiare rotta nella loro vita  è avvenuta nel loro sistema emotivo nel sistema limbico, il quale ha captato qualcosa di molto forte  creando una neuroassociazione con la sofferenza che proverebbero nel continuare a fumare (o fare qualsiasi altra cosa considerata improduttiva e nociva per se stesse e per la quale hanno effettuato il cambiamento).

Chissa quante volte queste persone sono state invitate da altre a smettere di assumere nicotina perchè questa  fa male e uccide e chissà quante volte hanno provato sofferenza ogni qualvolta ascoltavano la predica.

Un bel giorno invece, è successo, quasi per “magia”, che la loro razionalità gli ha fatto pensare che potevano dire basta al fumo.

Strano no?   Perchè questa incongruenza nei comportamenti?

Semplice…..perchè la razionalità non governa i nostri comportamenti, ma l’emotività SI!!!

Dal mio personale  punto di vista, vedo la nostra società razionale ed iper intelligente, come la maschera di Pierrot, un personaggio apparentemente divertente, ma concretamente triste  e malinconico.
Credo che il risultato di quest’immagine “incongruente” del contesto in cui viviamo, sia frutto di un’ostinata attenzione verso un altrettanto ostinato atteggiamento mentale schematico, concreto, razionale, logico, sequenziale, tangibile, analitico, temporale, sul quale tendenzialmente basiamo troppo le nostre aspettative e azioni per ottenere il risultato desiderato in relazione a rapporti con:

•    Familiari;
•    Studio;
•    Lavoro;
•    Divertimento/svago/gioco;
•    Sesso;
•    Affetti;
•    Finanze;
•    Amicizie;
•    Corpo;
•    Mente.

Siamo diventati una società prettamente intelligente e razionale che si affida quasi esclusivamente al pensiero logico, tralasciando le potenzialità di un’altra intelligenza di cui siamo dotati: l’intelligenza emotiva.
Eppure è proprio da questa nostra intelligenza, da noi meno sfruttata, che possiamo trarre risorse necessarie a soddisfare tutti i nostri bisogni nelle aree relazionali su indicate in elenco.
I risultati evidenti che dimostrano una spiccata tendenza a privilegiare lo sviluppo dell’intelligenza logico/razionale, sono comprovati da ciò a cui assistiamo giornalmente e di cui tv e giornali ci riportano continuamente fatti e disfatti largamente già evidenziati all’inizio di questo articolo.
Il grande affidamento esclusivo alla nostra parte razionale e logica, ci fa quindi affermare con convinzione che ogni atteggiamento e comportamento possono  essere modificati  esercitando la sola volontà di farlo, cioè razionalizzando il cambiamento stesso.

Il risultato di tutto questo?

•    Scarichiamo i nostri insuccessi (sofferenze) su noi stessi o altri, spesso chiudendoci dentro il nostro guscio o attaccando obiettivi (cose e/o persone) da noi considerati motivo di irritazione e/o addirittura la causa di quanto ci accade o ci è accaduto;

•    Rimandiamo qualsiasi progetto di cambiamento continuamente ad una data che non arriverà mai, anche perché, guarda caso, ci sarà sempre qualcosa o qualcuno che ce lo impediranno (scarico di responsabilità verso altri o altro);

•    Ci sentiamo impotenti nei confronti di un’eventuale cambiamento, perché dopo averci provato molte volte, finiamo per farcene una “ragione”, accettando  lo stato di cose ottenuto e manifestando verbalmente una convinzione dello stesso stato pur sapendo interiormente che le cose sono diverse da come vorremmo lasciarle intendere;

•    Compensiamo ciò che razionalmente vogliamo cambiare, con la creazione di  comportamenti alternativi che però non ci soddisferanno pienamente, per cui o ricadiamo nei vecchi comportamenti, o ci ostiniamo a cercarne continuamente di nuovi basandoci esclusivamente sull’analisi razionale e logica dei fatti.

Sicuramente ognuno di noi si sarà trovato nella propria vita davanti a situazioni in cui ci rimaneva difficile cambiare qualcosa che ritenevamo razionalmente controproducente per noi e/o per gli altri, in particolare nelle relazioni più intime fin’anche a quelle sociali e più allargate, con il risultato di una conseguente insoddisfazione a cui poi tendiamo, causa un modello sociale conclamato di riferimento su cui ci basiamo, a trovarne i motivi  che possono averla provocata, sempre però da un punto di vista razionale.

Questo è quello che ci accade perché trascuriamo una parte di noi molto importante:

L’INTELLIGENZA EMOTIVA.

Secondo Howard Gardner (psicologo) esistono ben nove categorie di intelligenza, da quella Logico/Matematica a quella Linguistico/Verbale; dall’Intelligenza Visivo/Spaziale a quella Cinestesica; dall’Intelligenza Musicale a quella Inter/Intrapersonale; arrivando infine alle Intelligenze Naturalistica ed Esistenziale.
Questo elenco potremmo dividerlo in due MACRO AREE del pensiero umano:

•    INTELLIGENZA LOGICA/RAZIONALE
•    INTELLIGENZA EMOTIVA/OLISTICA

In particolare, in qualità di esseri umani e dotati di un bio-computer (il cervello) che ha le funzioni di sviluppare pensieri logici ed emotivi, ci affidiamo troppo spesso, per non dire sempre, frutto  di una convinzione che abbiamo sviluppato nel corso della nostra esistenza, alla sola parte logica del nostro apparato pensante, trascurando la realtà di una forza di pensiero che, attualmente è stato dimostrato, governa tutta la nostra vita e quindi anche la nostra spiccata razionalità.

Trovo significativo quanto disse Albert Einstein: “L’immaginazione è molto più importante della Conoscenza”. Pensate che questo scienziato, se non avesse utilizzato la sua creatività (l’intelligenza emotiva) per sviluppare teorie fantastiche, sarebbe arrivato ad ottenere il suo premio nobel per la Fisica nel 1921?

Come l’Esimio Professore, molti altri personaggi della nostra società, compreso me e te, ogni qualvolta abbiamo ascoltato e utilizzato la nostra Intelligenza Emotiva, magari senza rendercene razionalmente conto, abbiamo ottenuto il vero Piacere, evitando con decisione e naturalezza la Sofferenza e questo può esserci accaduto in ogni ambito: Familiare; Studio; Lavoro; Divertimento/svago/gioco; Sesso; Affetti; Finanze; Amicizie; Corpo; Mente.

Massimo Catalucci

7 Commenti

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  • luigi sardo

    Ciao Massimo,
    concordo pienamente con te.
    Io ti aspetto a Firenze. Sarà un vero piacere poterti incontrare e discutere con te.
    Buon lavoro

    Luigi

    Rispondi
  • luigi sardo

    Ciao Massimo (mi permetto di darti del tu)
    ho visto il sito e l’ho trovato molto ricco di contenuti e molto ben strutturato.
    Sarebbe veramente molto interessante discutere di persona di questi argomenti.
    Mi auguro che quando sarai a Firenze potremmo incontrarci.
    Un caro saluto
    Luigi

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Ciao Luigi, è sicuramente meglio la comunicazione meno formale. Quindi meglio darci del “Tu”.
      Spero che quando verrò a Firenze avrò il tempo di incontrarti. Spesso arrivo la sera e riparto il giorno dopo o due giorni dopo appena finito il mio intervento e di solito mi sposto con il treno. Ma voglio pensare che riusciremo ad incontrarci. Intanto rimaniamo in contatto. Io ogni tanto andrò a sbirciare nei tuoi siti così mi tengo informato sulle tue attività.

      A presto risentirci.
      Cordialmente

      Massimo Catalucci

  • luigi sardo

    Io continuo a conferirLe il titolo poichè Lei è certamente un professionista.
    Può comunque chiamarmi semplicemente Luigi. Come dico sempre qui siamo tutti amici.
    L’articolo l’ho trovato veramente interessante e con ottimi spunti di riflessione.
    La ringrazio per il calibro che mi attribuisce e mi auguro di poter avere il piacere e l’onore di incontrarLa a Firenze.
    Buon lavoro

    Luigi

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Grazie Luigi. Sarà un onore e un piacere anche per me incontrarTi e scambiare personalmente due chiacchiere con Te e poi chissà…..magari nasce qualche collaborazione professionale tra di noi. Se non l’hai ancora fatto Ti invito a visitare il sito web della’Ass. I.N.S.E.U. ( http://www.inseu.it ) di cui sono il presidente. Insieme ad altri amici professionisti stiamo attivando una serie di importanti iniziative, tra queste è già in piedi la scuola di Counseling accreditata alla SIAF.
      Un Cordiale Saluto.
      Massimo Catalucci

  • luigi sardo

    Egr. Dott. Catalucci

    volevo esprimere i miei più sinceri complimenti per il bellissimo articolo. Non solo bello ma interessante, stimolante, profondo, chiaro, semplice.

    La Sua analisi del disagio sociale è perfetta. In poche parole è riuscito a descrivere in maniera molto chiara e incisiva una situazione complessa a cui credo si dedicano discussioni, convegni, ecc. Lei in maniera molto fluida e semplice ha saputo delineare un quadro molto preciso.

    E’ un articolo da stampare e portare sempre con sè. Ogni volta che in televisione si ascoltano notizie del genere che Lei ha illustrato occorrebbe rileggere l’articolo e riflettere.

    Condivido pienamente il concetto di intelligenza emotiva. Ho letto anche qualche lavoro di Daniel Goleman sul tema e l’ho trovato molto interessante.

    Sono fermamente convinto dell’importanza di capire a fondo le nostre emozioni poichè ritengo che esse rappresentano la parte più vera di noi e possono quindi diventare la nostra guida se impariamo a leggerle in maniera corretta.

    Però, come Lei giustamente sostiene, abbiamo un’impostazione logica. Inoltre trovo molto accurata la Sua analisi sul bisogno di identificazione e della ricerca di emozioni forti.

    Le rinnovo ancora i miei complimenti per la profondità analitica e per la chiarezza espositiva.

    Saluti

    Luigi

    Rispondi
    • massimo catalucci

      Gent.mo Dott. Sardo,

      La ringrazio per il titolo che mi ha riconosciuto ma, sperando di non deluderLa, Le dico che sono un semplice Counselor Trainer, tra l’altro iscritto alla SIAF ( http://www.siafitalia.it – Società Italiana Armonizzatori Familiari, Counselor, Counselor Olistici e Operatori del Benessere) che ha sede proprio nella città di Firenze, dove credo Lei viva e lavora. Tra l’altro mi capita di venire a Firenze per tenere delle Lezioni nei corsi di Counseling presso l’Istituto IBA del Dott. Valerio Sgalabro.
      La ringrazio naturalmente anche per aver gradito la mia esposizione ma soprattutto sono onorato che un professionista del suo calibro possa esprimere approvazione e condivisione per quanto da me descritto in questo articolo.
      Cordialmente
      Massimo Catalucci

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