Buongiorno a tutti!

Questa mattina mi sono svegliata con in mente una bellissima canzone dei Cramberries “Animal Instinct”, il cui video, che vi linko alla fine di questo articolo, mi ha fatto riflettere sulle relazioni tra madri e figli, relazioni importanti, a dir poco complesse e viscerali, che, purtroppo, a volte finiscono con l’influenzare alcuni ambiti della vita dei figli.

madre e figlie

Relazioni tra madri e figli

Può capitare, infatti, che una madre non riesca a farsi da parte nel momento in cui il proprio figlio/a ha bisogno di differenziarsi dal genitore, per poter, non solo vivere la sua vita da adulto/a, facendo le proprie scelte e commettendo i propri errori (senza i quali non potrebbe crescere…), ma anche per crearsi una propria identità.

Molte madri considerano i propri figli come loro “emanazioni”, come prolungamento della propria personalità, e, per questo, cercano di controllare in maniera quasi ossessiva, ogni loro scelta. Esse intervengono, in modo “invischiante” nella vita dei loro figli pretendendo di dettare legge su cosa è giusto o sbagliato per loro, non lasciando alcuna libertà di espressione per permettere loro, di fare le giuste esperienze.

Queste donne, calate nel personaggio di “madre”, rinunciano spesso all’essere donna. Per questo è interessante, per dare alcune risposte sul comportamento di queste donne, conoscere un po’ di…. mitologia.

Tempo fa ho proposto un laboratorio esperienziale sulle “Dee nelle Donne”, (che andrò a riproporre a breve), dove si prendevano in considerazione i 7 archetipi delle Dee greche; gli archetipi sono modelli di comportamenti istintuali contenuti nell’inconscio collettivo e sono responsabili delle principali differenze che distinguono le donne fra loro; ogni donna è il personaggio principale nell’intreccio rappresentato dalla storia della propria vita.

Il mito della “madre” è individuato in Demetra, dèa delle messi, nutrice e madre.

Demetra, dèa delle messi, nutrice e madre

Demetra, dèa delle messi, nutrice e madre

L’archetipo rappresenta l’istinto materno che si realizza nella gravidanza o nel dare agli altri nutrimento fisico, psicologico o spirituale. Chi incarna questo ruolo è impaziente di diventare madre. L’archetipo materno spinge la donna ad essere nutrice, generosa e disinteressata, e a cercare la propria soddisfazione nel curare e accudire gli altri. Se l’archetipo Demetra cade in depressione immediatamente sospende il contatto emotivo con il figlio o il compagno, il quale si sentirà abbandonato, ma essendo dipendente da lei potrà incontrare difficoltà gravi a livello psicologico.

Altro attributo è la perseveranza, infatti rifiuta di darsi per vinta quando è in gioco il benessere dei figli. Quando questo archetipo è predominante in una donna, e se lei non riesce a gestirlo, può cadere in depressione al momento in cui i figli se ne vanno, (sindrome da “nido vuoto”), e sentirsi inutile.

Generalmente questo tipo di donna predilige uomini che appaiono immaturi ed insicuri, su cui lei può esercitare le sue cure, però poi molto spesso diventano completamente dipendenti da lei, si crea un legame amante-figlio e frequentemente lei è cronologicamente più grande. Nei suoi aspetti negativi, questo archetipo, manifesta vittimismo, potere e controllo, lasciandosi andare a manifestazioni di rabbia e depressione, tendendo a creare rapporti di dipendenza.

Generalmente esercita un controllo eccessivo sull’altro e crea attorno a sè insicurezza e inadeguatezza. Per evolversi, questo tipo di donna, dovrebbe “lasciare andare e lasciare crescere”.

Dovrebbe, altresì, accettare di chiedere aiuto quando si trova in difficoltà, ammettendo che non è in grado di gestire la situazione, imparando a diventare madre di se stessa, chiedendosi cosa è meglio per lei.

Come ci ha svelato il segreto dell’archetipo, queste madri “più madri che donne” sono quelle che rinuncerebbero a qualsiasi cosa per il bene (o meglio, ciò che credono sia il bene) dei figli, creando una confusione tra quello che è il loro vero modo di essere e il proprio.

A esempio, quando si prodigano per sfruttare le doti, intellettive, sportive o quant’altro dei loro figli, lo fanno per una forma di loro gratificazione, dando vita così ad una particolare tipologia di dominio del genitore sul figlio, chiamata “abuso narcisistico”.

Questi comportamenti, se non arginati, avranno l’effetto di produrre una mancanza di autostima nei figli, che dovranno fare i conti, oltre che alla sensazione di inadeguatezza, anche di azioni (da parte della madre) di avide richieste di riconoscimento e frustrato bisogno di amore.

Le peculiarità e le doti dei figli (ammesso che siano realmente corrispondenti alla loro identità) sono dunque orientate a rispondere alle aspettative di una madre che abusa del suo ruolo; i figli cercheranno, in tutti i modi, di accrescere queste qualità per meritarsi un amore che purtroppo sarà destinato a rimanere insoddisfacente perché non rivolto alla loro persona per quello che è, ma all’immagine, idealizzata, creata dalla madre.

L’ “abuso narcisistico”, come scrive la dr.ssa Mazzilli, per un figlio è sempre un “abuso di identità” proprio perché ai piccoli non solo viene costretta in una posizione che non gli appartiene, ma vengono spogliati della loro specifica identità proprio da colei che dovrebbe aiutarli a costruirla.

I bambini, alla nascita, vivono una condizione di assoluta, anche se transitoria, dipendenza dalla loro madre;devono fare affidamento sull’adulto per qualsiasi necessità. Se all’inizio questa relazione simbiotica è indispensabile, in seguito potrebbe assumere delle sfumature negative o addirittura dannose se non contenuta e progressivamente allentata.

Alcune donne hanno difficoltà ad includere, all’interno della relazione con i propri figli, anche il partner che viene visto come “ostacolo”. Quando la relazione tra la madre e i propri figli diventa esclusiva e totalizzante, rischia, infatti, di prendere il posto di altre relazioni che sono fondamentali per la crescita e costruzione della loro identità.

Mentre per i maschi la figura materna è “diversa” da loro, per le femmine è “simile” e il tipo di dipendenza assume una risonanza maggiore. La ragazza avrà bisogno di compiere il passaggio da figlia a donna (cioè essere sessuato) e recuperare uno spazio libero dai condizionamenti materni. In questo momento delicato, molte madri si sentono escluse dalla vita della figlia, mettendo in atto meccanismi che possono ritardare o addirittura ostacolarne la crescita, intromettendosi nei suoi rapporti e mantenendo così il controllo con la scusa di proteggere la figlia da pericoli e devianze. In questo caso, il dominio materno, si esprime nella sua caratteristica più prepotente: il rifiuto della separazione.

Tutto quello che può “minacciare” il rapporto madre-figlia viene attaccato, allontanato, con tutti i mezzi a disposizione tra cui il “senso di colpa”, che diviene l’arma principale. Ogni volta che la figlia tenterà di ribellarsi o allontanarsi, per andare a vivere per conto proprio oppure andare a studiare o lavorare fuori città, pagherà questa sua decisione, con una angoscia violenta che le costerà sofferenza e che non le darà tregua anche per gli anni a venire. La madre invischiante, le rinfaccerà tutto quello che ha fatto per lei, tutti i sacrifici e le cose di cui si è privata, per il “suo bene”, soffocando con il senso di colpa, ogni azione volta all’indipendenza..

Un altro problema è che è possibile che una ragazza che ha subito una madre ‘opprimente’ e ‘gelosa’ lo diventi a sua volta, con le proprie figlie. I figli fanno esattamente quello che imparano dai loro genitori; con una madre possessiva la figlia, qualora riesca a sottrarsi alle sue grinfie, non ha certo vita facile, lo spazio psichico dove muoversi è molto angusto, sempre in bilico tra il polo dell’identificazione (assomigliare sempre di più alla madre) e il polo della differenziazione (fare scelte opposte alle sue).

Entrambi gli estremi portano con sè il rischio di costruire una identità poco autentica, un “falso Sé”.
Là dove una madre non è in grado di dare amore, inevitabilmente la figlia (anche se bambina) cercherà con tutti i suoi mezzi di farsi carico della madre: diverrà la madre di sua madre.

“Non voglio assolutamente assomigliare a mia madre!”…le donne che cercano ostinatamente di differenziarsi dalla loro madre, spesso sono quelle che paradossalmente le assomigliano sia fisicamente che psicologicamente. Si sforzano di dare alla propria figlia tutto ciò che non hanno avuto nel rapporto con la propria madre, rischiando così di cadere nell’eccesso opposto. Le madri
“più madri che donne”, quando hanno sofferto per una mancanza di affetto, tendono a dare alla figlia ciò di cui esse stesse hanno bisogno ma non quello di cui ella ha effettivamente bisogno.

E più la figlia rifiuta queste sproporzionate attenzioni, più la madre gliene offre, logorando così il rapporto.

Per una relazione madre-figlia “sufficientemente buona” è necessario che la figura del terzo (padre- marito) non venga esclusa. Il terzo è un separatore, incaricato di evitare la confusione delle identità e contemporaneamente di mediare il rapporto perché contrasta il dominio della madre sulla figlia o della figlia sulla madre.

Nel prossimo articolo vi parlerò, invece,  delle madri, “più donne che madri”; l’archetipo che le riguarda è Era (o Giunone).

Barbara


Il video dei Cramberries; in questo caso l’istinto “animale” viscerale e protettivo di una madre per i suoi figli, la porta comunque a ribellarsi ad una situazione ingiusta, affrontandone le conseguenze:

http://www.youtube.com/watch?v=pbhbBcWxD4M

Questo video, invece, di Eros Ramazzotti, è un bellissimo esempio del ruolo del genitore: “Ci parliamo da grandi” è il titolo della canzone; notate come, alla fine il padre disegnerà la porta dalla quale il figlio uscirà con la sua valigia, piena di tutti gli strumenti che gli serviranno per affrontare la sua vita da adulto.

http://www.youtube.com/watch?v=60briLsPg6U

1 Commento

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  • Daniele B

    Ho letto l’articolo a mia mamma, specialmente il pezzo sull’abuso narcisistico e lei mi ha risposto: ” arrangiati a studiare (mangiare, dormire, camminare, ecc..)”
    ..penso che l’abbia presa bene.. giusto?

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