
Quello di Gurdjieff non era una sapere dogmatico, ma piuttosto una tecnica pratica per conseguire il sapere, da lui inteso come risveglio o illuminazione secondo i dettami della tradizione esoterica o mistica.
Gurdjieff non inventò nulla di originale, il che potrebbe sembrare a prima vista un demerito, in un’epoca afflitta da una parossistica ansia del nuovo come la nostra; in realtà è esattamente il contrario: il suo pensiero è radicato nella tradizione, e come tale non può essere identificato con l’attualità di teorie astratte, di carattere filosofico, ma con la perennità di una prospettiva di autoconsapevolezza spirituale che è patrimonio della coscienza planetaria.
Il fatto di privilegiare i temi tradizionali non è segno di reazione, ma
di reale evoluzione dell’uomo, che solo ritrovando le ragioni del mistero
di cui parlano tutte le antiche religioni e dottrine può far ritorno in
sé stesso.
L’insegnamento di Gurdjeff riguardava i vari aspetti della realtà psichica
e metafisica, compresa l’esistenza di tutti i giorni, che intendeva liberare
dalla dimensione inautentica che imprigiona l’uomo in una meccanica routine
negatrice del valore profondo della vita.
La quarta via gurdjieffiana consiste nella sintesi di diversi atteggiamenti e prospettive spirituali, al fine di raggiungere la meta di una liberazione dalle influenze fuori e dentro di noi.
Area realizzata da Italo Pentimalli e Domenico Turco