Hugo Boss nazista (la griffe fa ammenda, ma era così difficile?)

Comunicazione, Formazione, Leadership, Sviluppo Personale
Italo Pentimalli
Italo Pentimalli

Qualche giorno fa è apparso sui giornali un articolo dal titolo “Hugo Boss nazista: la griffe fa ammenda“.

Un mea culpa accorato e sentito.

Lo fece solo per salvare l’azienda“, dichiarano.

Da una ricostruzione su documenti storici inoppugnabili  (rif. “Hugo Boss, 1924-45″, scritto dallo storico Roman Koester) si evince  non solo che il fondatore dell’odierna griffe fu un fervente nazista , ma anche che negli anni della guerra sfruttò nella sua azienda di Metzingen 180 prigionieri (140 francesi e 40 polacchi).

Il piatto in gioco

Fermiamoci un momento a pensare. Caliamoci nell’epoca storica.

Già nel 1933 la compagnia di Hugo Boss era il fornitore ufficiale delle divise del partito nazionalsocialista tedesco (più tardi, nel 1938, iniziò anche a produrre le uniformi per l’esercito e per le Waffen SS).

Il piatto in gioco era grande: vivere o morire? Proliferare o cadere nella povertà più assoluta?

Quale piatto è in gioco nelle tue scelte?

A volte le scelte sono difficili

Conoscendo a posteriori tutto quello che è accaduto, oggi non abbiamo dubbi: nulla può essere messo in confronto all’atrocità di tutto quello che è successo.

Però diciamocelo, a volte le scelte sono difficili. Non è sempre facile dire no.

Probabilmente sarà accaduto anche a te vero? Magari per delle scelte professionali, o personali.
Magari nei confronti di collaboratori, del tuo capo, di amici, partner, dei tuoi figli.

Quante volte non si riesce a dire no e si finisce per fare cose che in realtà non si vorrebbero fare?

Il problema è che spesso ignoriamo le conseguenze.

E le conseguenze, quando c’è di mezzo la tua libertà personale, hanno sempre un valore molto alto.

“Il valore delle decisioni dipende dal coraggio che occorre per assumerle” – Napoleon Hill

A presto.
Italo

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(Italo Pentimalli)
– Roma 1 Ottobre 2011

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  1. max formisanoNo Gravatar scrive:

    bellissima riflessione,
    grazie Italo
    max formisano

  2. gianniNo Gravatar scrive:

    Io credo che la verità sia una diversa ancora e si chiama indottrinamento. Indottrinare significa insegnare i princìpi fondamentali di una dottrina, di un’ideologia, generalm. politica, spec. in modo dogmatico. E chi non era indottrinato ai quei tempi in Germania? Nessuno.
    Quindi, anche tanti noti, anzi notissimi marchi tedeschi erano fornitori di mezzi di Hitler ma anche di motori di aerei e carri armati in cambio di perseguire quello che era stato inculcato. E lo stesso si può dire dei russi Staliniani…. dei rumeni di CeauÅŸescu (alcuni in romania oggi rimpangono quei tempi… e mica lo fanno perchè erano stati costretti a seguire il dittatore controvoglia, vivere o morire, ma perchè indottrinati a farlo)… altri rimpiangono il Che Guevara, altro dittatore… e un giorno altri rimpiangeranno Castro, sempre perchè indottrinati, questo perchè ogni dittatura da a chi vuole lei, ai suoi fedelissimi. Questione di vita o di morte? Io porto il caso di una donna che rimpiange CeauÅŸescu perchè dava lavoro a suo marito il quale era un fervente comunista zerbino volontario del dittatore…. e loro ai tempi avevano soldi a non finire.
    Poi ci sono i casi di vita o morte, ma spesso il 99% dei danni li fanno gli indottrinamenti spesso se recepiti a giovane o giovanissima età.

  3. GiancarloNo Gravatar scrive:

    Le opinioni sono assolutamente libere, ma definire Che Guevara un dittatore, è assolutamente falso e fuori luogo. Premetto che non sono un suo “fans” ma basta leggere la storia per evidenziare che il “Che”, al contrario di Castro, non ha mai perseguito fini dittatoriali, ne è mai stato un “capo di Stato” e conseguentemente lo si può a buon titolo definire “rivoluzionario” o “ribelle” ma non certo dittatore.

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