Giù la maschera. Nessuno ha il coraggio di dirlo poiché si ha paura di essere impopolari di fronte all’opinione pubblica. Invece lo sanno tutti, è ormai divenuto puro buon senso, tutti l’hanno capito ma nessuno lo dice. Io ho il coraggio di dirlo:
La scuola così come è, non serve a nulla. Anzi ci sta rendendo sempre più poveri ed ignoranti.
L’attuale sistema scolastico è semplicemente anacronistico, strutturato per essere perfetto in una situazione sociale in cui si passava dall’analfabetismo all’alfabetizzazione del nostro paese, dall’era agricola a quella industriale, dalla forte presenza di piccoli paesi e comuni alla creazioni di grandi metropoli.
D’altronde all’epoca le esigenze erano diverse da quelle attuali. Ci stavamo trasformando e quindi serviva una ristrutturazione delle classi sociali. Servivano ingegneri per costruire le nuove città, avvocati per curare gli interessi della nuova classe media, architetti per progettare, dottori per gli ospedali pubblici e privati, operai per le nuove fabbriche che crescevano e producevano, diplomati per i posti da impiegato per le tante aziende del nord.
Insomma c’erano troppi lavoratori della terra e pochi lavoratori dell’intelletto, troppi mestieri che oggi definiremmo artigiani che dovevano trasformarsi in nuove professioni.
Ma che senso ha utilizzare uno schema del passato per le attuali esigenze?
Ecco alcune cose che sono cambiate:
Oggi non esiste più il posto fisso per tutta la vita. E’ molto probabile che la carrriera lavorativa sia costellata da esperienze diverse. Da questo punto di vista formare i nostri ragazzi con una formazione specialistica non è affatto strategico. L’apprendimento continuo, la creatività e l’adattamento dovrebbe essere il nuovo pilastro della formazione futura. Da questo punto di vista è strategico raggiungere la Sicurezza Finanziaria piuttosto che la Sicurezza del Lavoro.
Con l’innalzamento dell’età media di vita e con il basso tasso di nuove nascite, qualcuno ancora pensa che il tenore di vita futuro per chi andrà in pensione sarà lo stesso di quello attuale? Ognuno deve già preoccuparsi da solo per le future condizioni di vita e quindi comportarsi in maniera strategica durante la vita lavorativa. E questo andrebbe spiegato a scuola.
Insegnare come gestire le proprie finanze, aiutare le nuove generazioni a creare delle attività proprie ed innovative, educare le massse alla gestione del debito, spiegare la differenza tra debito pubblico, spesa pubblica e debito privato. Insomma reimpostare l’educazione di base nelle scuole per insegnare ai nostri ragazzi che nessuno può gestire meglio di loro i propri soldi. Aggiungo anche il rispetto del nostro pianeta che è attualmente basso ma che può diventare alto se l’educazione partisse dalle scuole.
Al contrario la scuola ci propone materie importanti ma non vitali e strategiche. Capire come in futuro dovrò gestire il mio denaro è più importante che sapere a memoria centinaia di poesie. Educare al senso civico ed al funzionamento della nostra democrazia è diventato più importante che studiare la storia e la filosofia. I nostri ragazzi conoscono ciò che è successo nel passato ma non sanno affrontare l’OGGI.
Ecco cosa ci serve: la CONOSCENZA PRATICA.
Bisogna quindi fare una grossa distinzione tra quello che oggi si definisce ‘educazione’ e quello che invece vorrei intendere io per questo termine. In questa sede l’argomento di cui tratteremo è la ‘conoscenza pratica’ ovvero quel tipo di educazione che permette non solo di conoscere le cose ma anche di metterle in pratica. Siamo nell’anno 2010 ed oggi la nostra società attribuisce all’educazione il seguente significato:
“Andare a scuola per imparare delle materie che ci serviranno per trovare un lavoro in futuro”
Non ho nessun problema con questa impostazione ma vorrei semplicemente dire che tutto ciò è completamente fuori dal tempo.
I nostri nonni avevano una grandissima CONOSCENZA PRATICA ed una scarsa COMPETENZA SPECIALISTICA. Oggi invece abbiamo una scarsa CONOSCENZA PRATICA in tempi in cui ce ne sarebbe veramente tanto bisogno.
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11 Gennaio 2010 alle 12:55
Sono d’accordo. La scuola così com’è non ti insegna nemmeno a tenerti aggiornato nella materia che stai studiando … figuriamoci a capire cosa ti aspetta dopo. Il posto fisso per molti significa sicurezza, ma come si può essere sicuri se il nostro futuro dipende dalle decisioni del datore di lavoro e non dalle nostre? Siamo entrati in una forma di pigrizia e di “tutto ci è dovuto”: perchè faticare ancora dopo la scuola? Non abbiamo già trascorso molti dei nostri anni a sudare sui libri? E anche pensare di essere noi a decidere della nostra vita: ci spaventa, nessuno ce lo ha insegnato! Ecco, credo siano queste le cose da combattere: pigrizia e paura. Ma se non ci buttiamo, se non lottiamo per avere quello che ci spetta e se non lo facciamo NOI per noi stessi, chi altri potrà farlo? E’ davvero semplice incolpare sempre gli altri (scuola compresa) di quello che non va: se ognuno si prendesse la responsabilità di sè stesso, delle proprie decisioni e volesse ogni giorno fare un po’ meglio del giorno precedente, credo che allora molte cose cambierebbero.
11 Gennaio 2010 alle 12:57
Scusami, ma tu chi sei, cosa ne capisci di scuola e di educazione per fare delle affermazioni così pesanti?
Non so da quanto tempo non entri in una scuola di qualsiasi ordine e grado, ma ti assicuro che tutto è cambiato da quando andavo a scuola io da studente, circa venti anni fa e adesso che la frequento da insegnante. Il discorso da fare è lunghissimo e probabilmente non vale nemmeno la pena perderne per cercare di spiegare una cosa tale a te che prima di fare titoloni e scrivere fesserie non ti documenti. Posso essere d’accordo con te che bisognerebbe insegnare ai ragazzi ad avere spirito pratico, ma ti assicuro che si fa anche questo anche se non è istituzionalizzato
11 Gennaio 2010 alle 14:32
per Marisa:
in effetti l’aspetto individuale e la continua ricerca del miglioramento personale è molto importante.
per Filippa:
prima di rispondere al tuo commento, vorrei premettere due cose:
1) spero che ogni cittadino libero possa esprimere la sua opinione su un argomento come la scuola senza essere il provveditore agli studi o un insegnante.
2) sapevo di non essere popolare a lanciare un argomento del genere. Ma le cose scritte sopra rispecchiano il mio pensiero.
Se sei un insegnante sicuramente hai più contatto diretto con la situazione rispetto a me. Io sono un imprenditore e mi occupo di investimenti finanziari.
Infatti se non ti avesse così tanto infastidito il titolo che ho utilizzato avresti potuto leggere con attenzione su quali aspetti mi sono soffermato, in particolare: insegnare la gestione del denaro nelle scuole, diffondere la cultura del crearsi il ‘posto di lavoro’ (rinnovo della classe imprenditoriale), insegnare le dinamiche dominante ed il senso pratico delle discipline piuttosto che l’aspetto nozionistico.
Magari da quando andavo a scuola io è cambiato tutto ma senza dilungarmi troppo cerco di chiarire il punto con delle frasi sintetiche:
La scuola insegna le materie ma non le dinamiche dominante delle materie. Insegna le poesie ma non a diventare ‘poeti’, insegna la filosofia ma non a diventare ‘filosofi’, insegna la ragioneria ma non a diventare ‘imprenditori’.
Insegna la storia ma non insegna il funzionamento delle nostre istituzioni (e quindi i ragazzi non sanno neanche come si fanno le leggi), in poche parole insegna materie importanti ma non strategiche.
Cosa peggiore (per questo affermo che la scuola ci rende più poveri) se a scuola non ti insegnano come funziona il sistema economico, come gestire i propri soldi, che cos’è il debito pubblico, che cosa significa praticamente “inflazione” come è possibile che le generazioni future siano consapevoli, libere e finanziariamente prospere? Saranno per sempre soggiogate dalle istituzioni e dagli operatori che conoscono questi concetti.
La scuola forma i ragazzi per le professioni ma questo non è più sufficiente. All’estero (USA, Francia, Scandinavia e Inghilterra) esistono delle società di Private Equity (Fondi di Investimento Privati) che investono sulle idee degli studenti che formano delle società e assumono i propri colleghi di corso di studi.
Nella Silicon Valley e al MIT i ragazzi non si chiedono: “Con quale azienda andremo a lavorare?”
Ma si fanno questa domanda: “Quale delle nostre idee ci facciamo finanziare?“
Concludo dicendo che sono consapevole che esistono ed esisteranno delle oasi felici anche all’interno del nostro sistema scolastico, ma per come la penso io bisogna cambiare proprio la cultura di fondo della nostra scuola a prescindere dei programmi.
Insegnare le dinamiche dominanti e non le nozioni
Educare i ragazzi ad essere e non solo a sapere
Conoscere la storia ma diffondere le regole della nostra società (politica ed economia) per fare la storia
Educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente fin dai primi anni di vita
sono andato troppo lungo ed ho saltato anche il pranzo, caspita.
;)
11 Gennaio 2010 alle 15:46
Mi è piaciuto l’articolo.
Anche io sono stata insegnante di scuola primaria per 35 anni. La scuola così com’è mi è sempre stata un po’ stretta, in particolare i programmi da rispettare!!! le schede quadrimestrali dove si diceva tutto e niente al contempo!!
Ho sempre percepito il bisogno dei bambini di muoversi, di imparare sperimentando, di scoprire il piacere di “fare”, di essere capaci di creare!! di imparare a gestire i conflitti e ad essere, quindi, più sereni, più partecipi, più empatici. Per molti anni sono andata contro corrente ed ho anche dovuto scontrarmi, non poche volte, con chi pensava che il mio compito fosse soltanto quello di trasmettere nozioni; ma sono andata avanti per la mia strada utilizzando metodi “diversi”, ma che si sono rivelati estremamente efficaci. Insegnavo italiano ed utilizzavo la scrittura creativa in modo che i bambini imparassero divertendosi ed acquisissero il piacere dello scrivere; avevo istituito una giornata di ascolto ed era uno spazio in cui ogni bimbo poteva sentirsi legittimato ad esprimere le sue emozioni senza giudizio sentendosi ascoltato ed eventualmente aiutato a superare difficoltà. Insieme organizzavamo spettacoli teatrali, ma erano spettacoli creati dai bambini stessi e, sulla scena, venivano portate le loro emozioni e i loro vissuti; quando emergeva il bisogno, inserivo momenti di rilassamento e sovente utilizzavo musiche rilassanti come sottofondo alla lezione. Ho ottenuto grandi soddisfazioni, gli alunni acquisivano autostima, amavano scrivere e studiare.
Potrei dire ancora molto, ma posso terminare esprimendo la mia gratitudine per chi finalmente porta allo scoperto il tarlo arcaico che fa ancora parte dell’istituzione scolastica.
GRAZIE
11 Gennaio 2010 alle 16:46
Caro Federico, dici delle cose sacrosante. Il tuo e’ di certo un punto di vista moderno, riferito al tuo lavoro.
Nella scuola italiana ricorda che gli investimenti sono ZERO, gli insegnanti pagati poco, e anche ovviamente, poco preparati. Per insegnare concetti e materie così specifiche occorre gente che SA e che SA FARE … solo io faccio corsi gratis a scuola … ;o)
13 Gennaio 2010 alle 13:15
Hai scritto un bel titolone per fare colpo, ma questo titolo è assolutamente offensivo per chi a scuola lavora e dà l’anima, soprattutto se viene da uno che non conosce nulla di scuola
La scuola non serve a niente??????? Rende più poveri=?????? Siamo alla follia! In questo mondo di complessità crescente l’unico modo per sopravvivere è essere preparati, saper affrontare qualsiasi tipo di evenienza.
Quanto al trding on-line… Tanta gente lì si è veramente impoverita!
Se poi tu hai strumenti e suggerimenti concreti e fattibili con i mezzi a disposizione della scuola per migliorare fattivamente la preparazione dei ragazzi, aiutarli a trovare lavoro più facilmente e renderli più ricchi, ti prego, DAMMELI!
I corsi gratis a scuola li faccio anch’io e non sono la sola.
18 Gennaio 2010 alle 12:35
per Filippa:
Ma sei ancora rimasta al titolo?
Voglio dirti che ho scritto un intero articolo e dei commenti di risposta al tuo post. All’interno ci sono idee, pareri e agomenti molto precisi.
Mi sembri il classico politico italiano che invece di entrare nel merito delle cose dette la butta sui personalismi e sulle fazioni per evitare il discorso.
Se mi scrivi:
“Se poi tu hai strumenti e suggerimenti concreti e fattibili con i mezzi a disposizione della scuola per migliorare fattivamente la preparazione dei ragazzi, aiutarli a trovare lavoro più facilmente e renderli più ricchi, ti prego, DAMMELI!”
vuol dire che non hai letto quello che ho scritto sopra. Te lo ripeto allora:
‘aiutarli a trovare lavoro’: sopra ho scritto che bisogna realizzare un sistema scolastico che educhi gli studenti a crearsi la propria azienda e non a cercare lavoro presso un’azienda esistente (rinnovo e specializzazione della nuova classe imprenditoriale). Invece di insegnare la mera ragionaria educare a diventare imprenditori.
‘renderli più ricchi’: Cosa peggiore (per questo affermo che la scuola ci rende più poveri) se a scuola non ti insegnano come funziona il sistema economico, come gestire i propri soldi, che cos’è il debito pubblico, che cosa significa praticamente “inflazione” come è possibile che le generazioni future siano consapevoli, libere e finanziariamente prospere? Saranno per sempre soggiogate dalle istituzioni e dagli operatori che conoscono questi concetti.
Erano cose scritte sopra.
19 Gennaio 2010 alle 14:18
Ciao Federico,
sono in linea con te.
Ho scritto diverse volte su questo argomento che mi sta molto a cuore.
La scuola è borbonica senza voler offendere nessuno.
Offre ai ragazzi degli strumenti e dei sistemi ormai superati da almeno 20 anni.
Non li aiuta a credere veramente in loro stessi ed uscire dal percorso di studi con le idee chiare.
Le metodologie utilizzate, e lo scrivo da trainer, sono pochissimo all’altezza e non coinvolgono.
Ci sarebbe da mettere mano veramente al sistema.
ti ringrazio
Luigi
25 Gennaio 2010 alle 22:08
Per la mia esperienza con il sistema scolastico attuale concordo con Federico. Come prima cosa voglio spezzare una lancia nei confronti degli insegnanti e degli educatori che sicuramente sono persone preparate e competenti. Lo vedo ogni giorno con mio figlio che va a scuola e ha 12 anni.
Il problema non sta nelle persone che insegnano ma nel modo in cui sono “costretti” a educare oggi.
Ci sono molti modelli educativi a cui fare riferimento nella storia; il nostro è più che evidentemente obsoleto per le ragioni esposte ampiamente da Federico.
Dal mio punto di vista dovremmo tornare ai modelli educativi dell’ antica Grecia dove il rapporto con l’ insegnante (filosofo) era più stretto e si prendeva in considerazione la “natura” e l’ “essere” di ogni discente. Quest’ ultimo punto, quello della “personalizzazione dell’ educazione” è andato perso procurando i guasti a cui assistiamo tutti i giorni, dove assistiamo allo spettacolo dei nostri giovani che non solo non trovano lavoro (e non sanno crearselo) ma addirittura non sanno che lavoro fare…in altre parole non sanno quale potrebbe essere la missione della loro vita.
Quante anime perse !!
26 Gennaio 2010 alle 18:46
Se il Dr. Federico Pacilli avesse letto anche “La Verità vi renderà liberi” di Davide Ike e avesse fatto qualche corso pratico di trader on line, si sarebbe reso conto che il mercato di Borsa non è affatto libero, che siamo tutti in mano a ladri con i guanti bianchi, i quali lasciano entrare sul mercato il popolo bue e dopo intervengono facendone strage. Probabilmente è in buona fede, almeno Glielo auguro. Comunque se non volete farvi spennare come polli stare alla larga dalla Borsa. E badate bene che chi scrive è un ex funzionario di banca con circa 40 anni di praticantato e sa bene quel che dice.
20 Febbraio 2010 alle 15:07
Caro Pacilli, concordo su alcune cose ma liquidare così il sistema scolastico non mi sembra una cosa sensata, nel bene o nel male tu stesso e il successo che pensi di aver ottenuto sono il risultato del nostro sistema scolastico, a meno che tu non abbia studiato all’estero a partire dalle scule primarie. E nel tal caso non saresti in diritto di esprimere un giuduzio tout court su un sistema scolastico del quale non hai un esperienza diretta.
Permettimi di dirti che la tua affermazione sui PE americani mi fa davvero sorridere, già prima del tourndown economico mondiale i PE americani (come daltronde quelli italiani) investivano e investono in socità da centinaia di ml di euro, magari facendo pagare il costo delle stesse agli stessi azionisti delle società obiettivo. Nemmeno i Venture Capitalist investono nelle idee innovative degli allegri studentelli neoimprenditori.. scusa il cinismo.. Forse qualche business angel a livello informale può ancora farlo.. ma si tratta di casì rari così in Europa così in America.
Condivido pienamente l’idea che i giovani si debbano dare una svegliata e si redano conto che stanno vivendo il periodo della storia che presenta le più alte opportunità (io credo in gran parte condivise, almeno nei paesi occidentali) della storia dell’umanità. Quindi anzichè lagnarsi del posto fisso farebbero meglio e guardarsi in torno e decidere che cosa essere nel loro futuro.
1 Marzo 2010 alle 17:39
Gent.mo collega se da un lato “La scuola non serve a niente …. anzi ci sta rendendo sempre più poveri.”
…….dall’altro lato confido in una migliore FormAZIONE di CHI ACCEDEcome DOCENTE AL MONDO DELLA SCUOLA … per non PEGGIORARE UNTERIORMENTE LA SITUAZIONE ODIERNA . “EDUCERE = PORTARE FUORI”
MAIEUTICAMENTE , LA PARTE MIGLIORE DA NOI E DA GLI ALTRI….
GRAZIE PER LO SPUNTO …che allegherò alla mia presentazione:
Da 6 anni dopo 30 anni di insegnamento in scuola di frontiera mi è stato possibile lasciare la mia cattedra di EDUCAZIONE FISICA/SCIENZE MOTORIE ed essere nominata come docente in SUPPORTO ALLA DIDATTICA nella mia sede .
Premetto che ho sempre lavorato sullo sviluppo del potenziale UMANO a partire dal MIO e… sono certa che ogni DOCENTE attraverso la propria materia può VEICOLARE le INFORMAZIONI attraverso il MOTIVARE A MOTIVARSI E NELL’AIUTARE ad AIUTARSI …
PER QUESTO HO SCELTO ANNI FA DI FARE UN PERCORSO DI COUNSELING SOCIOANALITICO AD INDIRIZZO SCOLASTICO , RICONOSCENDO IN TALE PERCORSO IL POSSIBILE MIGLIORAMENTO DI competenze di base , già esperite sul CAMPO personalmente, per AGEVOLARE E FACILITARE LA COMUNICAZIONE ORIZZONTALE E VERTICALE IN QUALSIASI CONTESTO /SISTEMA SCOLASTICO.
Da diverso tempo metto a disposizione della scuola le mie competenze maturate in anni di formazione sul counseling scolastico.
In particolare, quest’anno il mio intervento si sta articolando in quattro progetti:
1. Sportello di ascolto;
2. Progetto Repubblica@scuola;
3. Progetto Schoolcounseling - Utilizzo del computer per motivare e motivarsi;
4. Progetto genitori Schoolcounseling - Creare e condividere una zona franca pedagogica.
Finalità e Obiettivi ? Sperimentazione di nuove modalità della didattica;
promozione dello stato di benessere dell’alunno e/o della sua famiglia;
facilitare le abilità e la sicurezza personale;
migliorare il rispetto delle regole e degli spazi scolastici;
prendere coscienza del proprio protagonismo;
raggiungimento della salute del cittadino mediante il principio dell’auto-mutuo-aiuto;
risoluzione di problemi legati allo scarso rendimento scolastico;
aumentare la consapevolezza di sé, per migliorare il livello di motivazione allo studio;
ampliamento della cognizione delle potenzialità creative personali e interpersonali nella propria unicità e irripetibilità;
approfondimento attività didattiche delle varie discipline;
tendere ad un cambiamento personale e/o sociale;
accentuare le relazioni faccia a faccia;
promuovere l’assunzione di responsabilità dei singoli.
Quindi se da un lato “La scuola non serve a niente, anzi ci sta rendendo sempre più poveri.”
dall’altro lato confido in una migliore FormAZIONE di CHI ACCEDE AL MONDO DELLA SCUOLA … e in un migliore scambio comunicativo all’interno dei rapporti comunicativi/relazionali ORIZZONTALI E VERTICALI per non PEGGIORARE UNTERIORMENTE LA SITUAZIONE ODIERNA
GRAZIE PER LO SPUNTO …che allegherò alla mia presentazione.