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La Leadership Emozionale

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Scritto da Più Che Puoi in Leadership, con 1 commento.


Intelligenza emozionale e leadership sono due concetti che viaggiano a braccetto e che, se fusi tra loro, possono portare a grandi successi in ambito non solo lavorativo. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Le caratteristiche della leadership emozionaleLa leadership è quella qualità che porta un individuo ad essere il centro propulsore di un gruppo, colui al quale tutti i gregari fanno affidamento, in grado di trascinare, motivare e organizzare gli altri elementi.

L’intelligenza emozionale dall’altro lato è un tipo di intelligenza che ha la sua base sulla conoscenza e comprensione delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti propri e altrui.

Caratteristiche satellite di una persona con una spiccata intelligenza emozionale sono per esempio il riuscire ad auto-motivarsi, l’essere in grado di dare un nome alle proprie sensazioni e la capacità di tranquillizzarsi e non farsi prendere dal panico.

Come si intrecciano questi due concetti? Molto semplice

Il leader emozionale

Un buon leader, dotato di carisma, competitivo e soprattutto con ottime capacità di comunicazione, non può che essere una persona con un alto quoziente di intelligenza emozionale.

Chi ha un’intelligenza emozionale sviluppata infatti è in grado di percepire lo stato d’animo dei propri collaboratori senza nemmeno bisogno che questi ultimi aprano bocca: basta una piccola smorfia del viso o un improvviso, anche se brevissimo, cambiamento di atteggiamento, per intuire che qualcosa non va.

Il leader emozionaleGrazie a questo tipo di “sensibilità” è possibile giocare d’anticipo e intervenire nelle situazioni prima che diventino incontrollabili. Inoltre, mostrando un atteggiamento empatico, il leader emozionale viene percepito come comprensivo, fidato, in una parola, “umano” e quindi molto più ben voluto dal gruppo.

Ma l’intelligenza emozionale è anche un valido strumento per la motivazione e la creazione di un gruppo affiatato. Chi possiede questo tipo di intelligenza è infatti in grado di auto-motivarsi e di muoversi nella vita con un atteggiamento il più positivo possibile. Ed è proprio quest’ultima caratteristica la chiave per la formazione di una strategia e un team vincente.

Il contagio del leader

Le emozioni che proviamo sono contagiose: se passiamo il pomeriggio con un amico che non fa altro che lamentarsi e piagnucolare, a fine giornata tenderemo ad essere di cattivo umore. Al contrario, una serata passata in mezzo a persone allegre e sorridenti solitamente lascia addosso una scia di entusiasmo e di energia positiva anche a chi inizialmente si sentiva un po’ fiacco.

Funziona e ha sempre funzionato così: la rabbia chiama rabbia, il rancore chiama rancore e la gioia chiama gioia. Per questo il pilastro di qualsiasi buona leadership è la capacità di generare emozioni positive e di rifletterle e diffonderle a tutto il gruppo.

Il leader è colui che per primo deve sentirsi motivato e credere fortemente al progetto a cui sta lavorando, ma non solo.

Grazie alla sua intelligenza emozionale e a qualità tipiche di qualsiasi buona leadership, comunicative e strategiche, sarà in grado di contagiare tutto il team con il suo entusiasmo, diventando il vero e proprio fautore del successo del gruppo.




1 commento /

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    Con questo spirito ho progettato questo corso sui gruppi, intesi più come stato d’animo e come modo di pensare che come oggettiva presenza di pluralità umane. Per iniziare una marcia di avvicinamento alla mentalità di gruppo, che è una mentalità an-autoritaria, soggettiva e plurale occorre mantenere in sospeso il più possibile (del tutto non è possibile) la nostra mentalità valutativa che tende a valutare prima di percepire, in modo da percepire solo quello che si ritiene “giusto” (possibile? vero? lecito? ecc.), costituendo così la prevalenza di una mentalità etica e colpevolizzante, eliminando come soggettiva tutta la realtà non gradita dal potere vigente. Questo è stato per millenni il dispositivo mentale dell’autoritarismo, cioè del sopruso e del dominio dei pochi nei confronti delle immense maggioranze assoggettate, manipolate ed impaurite. La paura ha costruito la colpevolezza e la colpevolezza ha permesso la paura, da cui il mantenimento del sopruso nei millenni. Per arrivare ad una simile consapevolezza, così spiccatamente difficile ancor oggi nel mondo del lavoro, dobbiamo lentamente ragionare assieme ed imparare proprio questa abitudine: il pensare assieme, che potremo più in là denominare pensiero collettivo, o soggetto plurale. Questo ragionare assieme propongo di definirlo come il rifiuto di quella concezione del pensiero come fatto puramente individuale e solitario e come la costruzione di un’idea di pensiero che si estenda oltre i confini individuali e comprenda il gruppo (group thinking, pensiero di gruppo) e l’irrazionalità (l’intelligenza emotiva o il linguaggio emotivo).

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