In quest’ articolo ci occuperemo di analizzare le molteplici sfaccettature che riguardano il ruolo della leadership aziendale. Nella societa’ attuale, essere un leader rappresenta sicuramente un vantaggio non indifferente. Il termine leader deriva direttamente da to lead, che nella lingua inglese fa riferimento al concetto appunto di guidare o dirigere, quindi e’ facile capire come quest’ ultimo deve essere in grado di guidare un dato numero di collaboratori.

In tal senso l’ uso di questo termine e’ diffuso in molteplici ambiti dal settore dell’ aziendale, a quello delle arti, alla politica, etc. Proprio in tal senso bisogna sempre connotare l’ ambito di azione del leader stesso, in quanto quest’ ultimo in una data situazione e’ in grado di agire in maniera attiva ed in altri contesti puo’ essere un semplice gregario.  Da quanto espresso e’ facile comprendere come non e’ possibile essere leader in maniera assoluta e globale anche perche’ questa figura, durante la sua vita muta lacune delle sue capacita’, esperienze, modo di fare, etc.

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La leadership: dove, come, quando

L' azienda e la leadershipPrimo aspetto che riguarda il leader, e’ la  leadership, ovvero la potenzialita’ di dare il meglio di se’ in diversi ambiti.  In tal senso quindi consideriamo che la leadership non rappresenta quindi la padronanza e l’ esperienza in un dato ambito, ma diversamente un modo di fare che e’ possibile estendere ad ampio spettro.

A questo punto sarebbe opportuno introdurre il concetto di autorita’ ed autorevolezza nell’ ambito di riferimento. In particolare, se consideriamo il concetto di autorita’, esso e’ spesso sovrapponibile ad un atteggiamento di eccessiva tirannia nei confronti dei propri collaboratori, diversamente il concetto di autorevolezza e’ innato, permettendo di avere sicuramente una certa autorita’ in merito ma con ottimi risultati finali in termini emozionali e sociologici per tutta il gruppo di lavoro.

Il capo puo’ essere sicuramente inteso come un autorita’, chiamato ad eseguire degli ordini in modo categorico nei confronti dei suoi collaboratori, diversamente il leader e’ autorevole e non ha bisogno di alzare il tono della voce o di mostrarsi eccessivamente rigido, perche’ le sue idee, le sue decisioni, verranno sicuramente accettate di buon grado dai suoi collaboratori, in quanto questi ultimi hanno molta fiducia nei suoi confronti.

Il leader in sostanza ha una ferrea fiducia nelle proprie potenzialita’, non ha dubbi sia sul risultato da raggiungere che sul modus operandi da seguire, un dubbio o incertezza dimostra debolezza, o insicurezza nel suo modo di fare. Spesso, nella vita quotidiana abbiamo a che fare con figure animate da profondi complessi di inferiorita’, lacune e insicurezze. Questi soggetti spesso chiamati a dirigere dei contesti inadeguati alle loro capacita’, si sentono letteralmente schiacciati dalle responsabilita’ di cio’ che fanno. Questo in sintesi, il risultato dei compromessi e delle situazioni in cui sussistono le italianissime raccomandazioni . 

In altre parole, il leader deve essere quantomeno credibiletale da conquistarsi la fiducia degli altri nei suoi confronti.  Egli possiede inoltre quella assertivita’, tale da riuscire a comprendere e comunicare in modo adeguato con gli altri.  Molte di queste abilita’ risultano essere innate, ma e’ possibile acquisirle.

Altro aspetto fondamentale riguarda la capacita’ di riuscire a capire come indirizzare nel miglior modo le potenzialita’ e gli obiettivi di ogni elemento del team di lavoro, al fine di creare una sorta di fiume unico evitando le perdite e i piccoli affluenti, per poter massimizzare le risorse.

Il leader e il suo stile

 

La leadership e il suo stilePossiamo sinteticamente ipotizzare tre stili predominanti per il leader:

1) Il duce (o dittatore),  il quale  si impone in modo categorico ed univoco sugli altri. In questo caso predomina in assoluto la forza.

2) Il democratico, che chiede la compartecipazione da parte dei suoi collaboratori. In questo caso predomina la psicologia e la sociologia di gruppo.

3) Il delegante o sperimentatore, il quale da autonomia ai suoi collaboratori dopo una fase di formazione. In questo caso predominano l’ attenzione e il controllo.

La migliore soluzione risulta essere quella trasversale, ovvero adottare i 3 stili in funzione delle varie situazioni, poiche’ la mononota porterebbe ai seguenti risultati: nel caso 1 si viene defenestrati al primo insuccesso, nel caso 2 si viene rimpiazzati nel momento in cui il gruppo si diversifica, ed infine nel caso 3 si viene messi da parte essendo rimpiazzati.

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