Leadership: il modello relazionaleTra i diversi modelli di leadership, quello relazionale ha dimostrato di avere numerosi vantaggi, in particolare rispetto a stili più classici (e sorpassati), come quello autoritario. La differenza sostanziale sta nel fatto che, mentre nella maggior parte degli altri modelli di leadership il punto di partenza è una visione personale, che viene poi “inculcata” negli altri membri, in quello relazionale lo scopo è creare una visione socializzata, un obiettivo comune che tutti i componenti possono (devono) contribuire a raggiungere.

Il suo scopo ultimo non è creare una distribuzione gerarchica di ruoli, ma unire le persone, portarle ad avere una visione condivisa che sproni il gruppo a lavorare in collaborazione.

Esiste poi un altro tipo di leadership, basata su un meccanismo di premio punizione, si tratta della leadership transazionale.

La leadership relazionale ha alla sua base l’idea del miglioramento

Questo miglioramento ha però una doppia valenza: da un lato, è il tipico (e auspicato) miglioramento delle prestazioni del gruppo nel suo complesso, dall’altro significa invece cambiamento positivo del singolo individuo. Attraverso una partecipazione attiva e costante, infatti, ogni membro del gruppo ha la possibilità di imparare e migliorarsi e, in questo modo, di aumentare la sua soddisfazione personale..

La leadership relazionale: come funziona?Aiutare i membri a raggiungere il loro pieno potenziale è, insomma, uno degli obiettivi del leader relazionale.

La partecipazione attiva di tutti i membri è una componente essenziale di questo tipo di leadership. Per poter creare un ambiente in cui davvero ognuno possa dare il suo contributo è importante che il leader riesca a comunicare in modo efficace e particolareggiato sia l’obiettivo che si vuole raggiungere sia ciò che si aspetta da ciascun membro del gruppo..

Questo atteggiamento si dimostra inoltre un enorme vantaggio in termini di prospettiva: se ad ogni membro viene data la possibilità di esprimersi liberamente, è possibile che suggerimenti e idee brillanti scaturiscano anche dalla persona più insospettabile.

Quando le cose non vanno bene

Le tensioni interne vanno tenute il più lontano possibile. Uno dei pilastri a cui si appoggia il concetto di leadership relazionale è infatti l’inclusione: ogni membro deve sentirsi benvoluto, a suo agio e ascoltato.

Per ottenere questo risultato è importante che il leader sia un ottimo motivatore, che sappia incoraggiare i suoi collaboratori e che dia loro l’opportunità di poter sviluppare al meglio le proprie capacità.

Nel caso in cui dovesse presentarsi qualche dissapore, sarà compito del leader affrontare subito la questione parlandone con il diretto interessato, e cercando di riportare la tranquillità. Anche in questo caso bisogna fare molta attenzione all’approccio comunicativo da attuare: niente umiliazioni, urla e offese gratuite. Anche nella peggiore delle situazioni il leader deve riuscire a mantenere i nervi saldi e muoversi in modo strategico, evitando ogni tipo di estremismo.

La leadership relazionale non è un modello semplice da mettere in atto: ogni membro del gruppo può avere pareri e punti di vista diversi, ed evitare lo scontro non sempre è possibile. Tuttavia, i vantaggi possono essere incalcolabili. Il potere di una leadership individuale non sarà mai forte come quello di un gruppo unito.

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