Con il concetto di leadership emozionale, si fa riferimento ad aspetti fondati su concetti nell’ ambito neurologico, come gli stati d’animo e le emozioni del leader e i relativi comportamenti trasmessi ai suoi collaboratori che nel 90% dei casi dipendono dal primo.

Gli studiosi Richard Boyatzis, Daniel Goleman e Annie McKee hanno elaborato la tesi per cui:   “la grandezza di una leadership si fonda sulla capacità di far leva sulle emozioni”  e sulle potenzialita’ di orientare chi sta intorno. Il sistema limbico, conivolto nella sfera emozionale, agisce in modo che ogni soggetto sia in grado di percepire influssi esterni che vadano in risonanza con le proprie emozioni.

In base a quanto detto, un leader deve rappresentare un importante punto di riferimento in grado di esercitare la propria autorevolezza sugli stati d’ animo e sui comportamenti altrui. Vediamo meglio il concetto di leadership emozionale. 

La leadership agisce in tutte le sfere cognitive dell’uomo, da quella emozionale fino a quella a relativa al lavoro, ecco la leadership negli ambiti aziendali.

La leadership emozionale, Annibale ed Obama

Elementi emozionali nella leadershipIl condottiero cartaginese Annibale, nel 218 a.C., durante la campagna di conquista alla volta di Roma, pronuncio’ la frase per cui, loro avrebbero trovato una strada per attraversare le Alpi, oppure ne avrebbero aperta una. 

Da quanto espresso emerge come sia fondamentale il modo di guidare i propri collaboratori nella maniera piu’ adeguata.  In queste parole, si comprende come si possa entrare in sintonia dal punto di vista emozionale e motivazionale.

In particolare, 4 aspetti fondamentali riguardano quest’ affermazione:

1) L’ ottimismo per per il futuro e il risultato;

2) Le potenzialita’ di poter portare a termine una determinata operazione, e che quest’ ultima risulta essere nelle mani del gruppo;

3) La capacita’ di prendere decisioni ed iniziative in modo sicuro;

4) L’ uso del plurale, inteso come valorizzazione delle potenzialita’ comuni.

Anche Obama, negli ultimi anni famoso per la sua affermazione “Yes, we can“, cosi’ come Annibale ha sicuramente maneggiato la sfera emozionale dei suoi elettori.

In tal senso, secondo gli studiosi Richard Boyatzism, Daniel Goleman e Annie McKee hanno formalizzato l’ esigenza da parte del leader di mettere in azione convinzioni ottimistiche e positive a vantaggio del proprio gruppo di lavoro, fondamentale a fornire le necessarie spinte emozionali ai propri collaboratori.

Parleremo in tal caso di risonanza  diversamente dalla dissonanza, nella quale il leader stesso manifestando insicurezza, malessere, incapacita’ di fare il proprio lavoro trasmettera’ della negativita’ ai propri collaboratori.

Altro aspetto che riguarda il leader e’ centrato sulle capacita’ di tipo sia personali che sociali/relazionali. Quest’ ultimo deve essere in grado quindi, sinteticamente di aver un buon rapporto con se’ stesso, avere chiari gli obiettivi da perseguire, riconoscere i propri limiti, avere la consapevolezza di lavorare su questi ultimi, massimizzando gli aspetti favorevoli, avere chiaro il modus operandi da seguire ed essere in grado di riuscire a stabilire un ottimo rapporto relazionale con i suoi collaboratori.

Cosa deve fare il buon leader

 

Il capo e il leader Il leader deve essere in grado di riconoscere e saper agire sui propri stati emozionali interni, in particolar modo su quegli aspetti deleteri e ostacolanti. Deve riuscire a mantenere lucido il proprio comportamento e le proprie reazioni in funzione della sollecitazioni esterne e gli ambiti.

Il leader riesce ad essere un’ autorevole guida tale da poter influenzare positivamente il contesto cui appartiene, potendo massimizzare le opportunita’ esistenti e trasformando i vincoli in opportunita’. In tal senso egli deve agire e credere in cosa sta facendo.

Egli e’ colui che e’ capace di conoscere se stesso e di conseguenza gli altri, a costo di modificare vecchie abitudini e di uscire da errati schemi mentali.

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