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Signori Rettore, Presidente, Vicepresidente, membri della commissione, cari laureandi e ospiti, sono estremamente grata dell'onore a me conferito oggi.
La Wilfrid Laurier University è una delle migliori università del Paese: è famosa per le sue idee e per l'impegno dimostrato nei confronti dell'innovazione, della diversità e della comunità. Sono enormemente orgogliosa di appartenere a questa istituzione, simbolo di integrità ed energia.
Un proverbio irlandese recita "Triste la strada senza curve" a cui fa il verso il detto "triste il rospo senza sapienza". Vorrei citare anche un proverbio di Lao Tsu: "Un buon viaggiatore non ha piani precisi e il suo scopo non è arrivare".
Direi che questi proverbi riflettono perfettamente il percorso della mia vita sino ad oggi.
Avevo deciso di fare il veterinario, ma la musica mi ha scelto. È stata la musica a scegliermi e non viceversa. Il risultato è stato non solo uno strano rapporto con la mia "arte" ma anche che, sin da piccola, ho imparato ad essere umile: non importa quanto tu sia sicuro di quello che vuoi, il fatto è che a volte la vita ti prende di sorpresa e ti offre cambiamenti, nuove possibilità ed opportunità, persino nei momenti di maggior sconforto, e il talento e le potenzialità, le capacità di influenzare il cambiamento, possono nascondersi in posti completamente diversi da quelli in cui pensavi che fossero e, a volte, devi solo accettare quello che la vita ti offre.
Come per ogni altro viaggio, sentivo la necessità di conoscere il significato della destinazione del successo e in quali termini ero preparata ad arrivarci. Il viaggio era più importante della meta? Il successo era il posto fisico in cui godere delle cose materiali o era uno stato psicologico raggiunto nel rispetto di una serie di punti fondamentali alla base della mia vita e dei miei principi? Punti fondamentali riguardanti principi e ideali che avrei rispettato e fatti miei, che sarebbero diventati i miei consiglierei, i miei più cari amici, i miei portafortuna, che mi avrebbero accompagnato nelle varie fasi della mia carriera.
Fin da piccola ho sempre combinato qualcosa. Alimentata da un'insaziabile curiosità e da un'inappagabile sete di "fare qualcosa"... come una ragazzina scalmanata dai capelli rossi vagabondavo tra i cortili pieni di cianfrusaglie e le rotaie della ferrovia della piccola cittadina di Morden, a Manitoba... arrampicandomi su case costruite sugli alberi e, solitamente, dando fastidio ai ragazzi appena ne avevo l'occasione.
Sotto molti punti di vista fu un'infanzia splendida, con due genitori modello. Mia madre era un'infermiera e mio padre gestiva una propria attività nel settore della vendita di bestiame. La comunità era talmente piccola che tutti conoscevano tutti e si prendevano cura degli altri. Come ogni altra comunità rurale, era in qualche modo autosufficiente e provvedeva ai propri bisogni.
Uno dei ricordi più belli della mia infanzia riguarda mio padre: era marzo, c'era una bufera e gli venne chiesto aiuto per trasportare una donna in stato interessante all'ospedale. Alla fattoria avevamo ancora una slitta e dei cavalli e, dopo aver accompagnato la donna all'ospedale, lo vidi ritornare a casa alla guida della slitta e mi ricordo di quanto fossi orgogliosa di lui.
Ricordo anche diverse occasioni in cui, nel periodo natalizio, andai con mia madre a visitare gli anziani e le persone più povere, portando loro cibo e una ventata di gioia. Diverse volte nel corso degli anni, la nostra famiglia fu oggetto di manifestazioni di generosità, in periodi di difficoltà e in periodi più sereni. Si trattava di piccole cose e questi semplici e spesso spontanei gesti di gentilezza sembravano più una estensione del proprio senso d'onore che altro.
Da una parte sono solo ricordi meravigliosi. Dall'altra, sono episodi che influenzano e modellano la mia vita e che costituiscono le fondamenta di comunità forti, comunità che si assumono la responsabilità di loro stesse e del loro benessere, credendo nell'idea che i nostri destini e la nostra sopravvivenza dipendono dalla nostra capacità di prenderci cura degli altri, applicando il principio del "Preferisco essere responsabile del mio destino piuttosto che dipenderne".
Ho imparato che la volontà di assumersi la responsabilità del proprio destino non è risultata solo utile ai fini della mia carriera, ma è forse anche il supporto basilare di una sana società democratica.
E se è vero che la democrazia ha vari livelli, sicuramente quelli più sani sono quelli in cui i cittadini assumono il ruolo di partecipanti e non di spettatori. Pensavo che tutto ciò che avrei avuto dalla mia vita, dalla mia carriera o dalla mia società sarebbe stato direttamente proporzionale al contributo che io offrivo.
Le cose buone della mia vita non sono cadute semplicemente dal cielo o sono accadute solo perché io le volevo o credevo di averne diritto. Ho dovuto lavorare sodo, essere paziente e prepararmi al meglio per cogliere ogni opportunità che mi si presentasse.
Ritengo che il mio successo nella musica sia come una sorta di terzo talento, un terzo lavoro duro e un semplice terzo colpo di fortuna. Nel 1985 ho inciso il primo disco dopo aver chiesto in prestito i soldi ai miei genitori che li avevano messi da parte per gli studi universitari, che non ho mai intrapreso.
Ho registrato il primo disco in una settimana (quanto vorrei poterlo fare anche ora) prodotto circa 30 cassette e dopo averne regalate alcune ad amici e familiari, ho deciso di esibirmi al mercato di St. Lawrence a Toronto, per cercare di vendere le altre cassette.
Per quattro anni, ogni venerdì sera, ho caricato la mia arpa nella mia Honda Civic, guidato da Stratford fino a Toronto dove mi sono fatta ospitare da un amico in modo da poter scendere presto al mercato e cercare di occupare il miglior posto dove potermi esibire.
Scoprii che questo ed esibirmi nel Harbourfront park di Toronto, di domenica pomeriggio, erano attività molto redditizie: potevo guadagnare circa 700-800 dollari a week-end.
A volte avevo l'impressione di essere giudicata alla stregua di una mendicante, mi sembrava solo un modo diverso per chiedere l'elemosina. Ricordo che una volta vidi una mia amica di Winnipeg, che non vedevo da molti anni, scoppiare in lacrime in mezzo a una folla di gente e chiedermi "Oh, Loreena, come è potuto succedere?". "Per fortuna che è successo", le ho risposto raccogliendo i miei soldi. Nell'arco di quegli anni avrei messo da parte i soldi guadagnati esibendomi per strada in modo da poterli investire in un disco o in un tour.
Nel 1991 sono così riuscita a finanziare i miei dischi ottenendo un contratto abbastanza insolito con la Warner Music per tutelare l'autonomia creativa del mio lavoro. Grazie a quella collaborazione, i miei dischi sono stati distribuiti in oltre 40 Paesi del mondo e ho ottenuto un tipo di successo materiale e creativo decisamente superiore a quanto potessi sperare.
Tuttavia, il destino ha deciso della mia vita non solo per quanto riguarda la musica. Nell'estate del 1998, il mio compagno, insieme a suo fratello e ad un suo collega di lavoro, sono morti in un incidente in barca nella Georgian Bay.
Insieme alle nostre famiglie, abbiamo deciso che non avremmo permesso che tale sacrificio fosse stato inutile.
Abbiamo cercato di cogliere l'occasione insita nella circostanza più tragica della nostra vita. Sicuramente il più grande omaggio che avremmo potuto riservare a questi ragazzi sarebbe stato quello di fare il possibile per evitare il ripetersi di tragedie simili.
In tale occasione è nato il Cook Rees Memorial Fund for Water Search and Safety. Attualmente, il fondo ha generato tra i 3 e i 4 milioni di dollari e riveste un ruolo attivo nell'ambito della sicurezza in acqua in Canada.
La vita è davvero imprevedibile e curiosa: se nel 1992 qualcuno mi avesse detto che nell'arco di poco più di dieci anni sarei stata la proprietaria di una scuola che ospita un centro per le famiglie, avrei avuto sicuramente dubitato della sua salute mentale. Nel novembre del 2000, temendo che fosse definitivamente demolito, spinta da un atto di fiducia incondizionata e da una completa perdita di buon senso, ho acquistato un edificio scolastico di sei aule risalente al 1929 circa a Stratford. Grazie a un notevole intervento di ristrutturazione è stato poi donato ad uso della comunità come centro per le famiglie.
Anche se per molti anni ho avuto una passione per le opere d'architettura antichi, spesso adorando e meravigliandomi di fronte alla profondità dell'impegno umano in esse racchiusa, sono le loro storie che mi hanno affascinato, come una sorta di legame di continuità che ci racconta chi siamo e da dove veniamo.
Con l'evolversi della mia carriera, ho capito che il mio successo non era legato a un singolo sforzo, ma, spesso, a un insieme di fattori che hanno richiesto la collaborazione, il contributo e la buona volontà degli altri, di molti altri. E immagino che in tutto ciò che farete voi nella vostra vita, vi ritroverete nella stessa situazione.
Per tale motivo sono enormemente riconoscente a coloro che, spesso in maniera discreta, hanno sostenuto le mie aspirazioni. Sono stati davvero molti, a partire dai miei genitori e dalla mia famiglia, dai miei più cari amici fino alla mia comunità e fino ai molti altri di cui non saprò mai il nome, che spesso hanno contribuito in maniera decisiva per permettermi di godere un'esistenza di alta qualità e di cogliere le occasioni che ho avuto il privilegio di trovarmi di fronte.
Ho cercato di imparare a sfruttare al massimo le mie capacità e aspirazioni restando sempre consapevole dei miei limiti e dei miei punti di forza.
Ho imparato che una persona non sempre ottiene ciò che desidera di più e che i periodi di sconforto e disperazione sono molti. Ma tutto ciò fa parte del viaggio: non ottenere ciò che vuoi, a volte, ti conduce più vicino a ciò che sei.
Sono giunta a questo punto della mia vita intraprendendo un viaggio che, a prima vista, è molto diverso da quello che la maggior parte di voi ha intrapreso. Però, credo di avere con voi molte più cose in comune di quante ne possiate immaginare.
La prima cosa che ci accomuna è l'essere qui oggi a condividere questo momento: abbigliati allo stesso modo e uniti in un rituale di riconoscimenti e riflessione.
La laurea che riceviamo oggi rappresenta molte cose.
Rappresenta tutto ciò che abbiamo appreso nelle nostre classi, ma anche quello che abbiamo imparato dall'amicizia, nel corso delle conversazioni, nei lunghi momenti di riflessione su idee o problemi, nei collegamenti che abbiamo imparato a tracciare tra il nostro istinto, l'educazione e il mondo che ci circonda.
Rappresenta i nostri valori e quelli delle nostre famiglie, che hanno permesso a ciascuno di noi di godere del privilegio di apprendere. Ci chiama ad essere cittadini responsabili del mondo, che possono partire per un viaggio che potrà assumere diverse forme.
È un viaggio che è meglio intraprendere con grande apertura mentale: per vedere, comprendere, fare esperienza, dobbiamo mettere da parte le barriere del cinismo, del pregiudizio e dei preconcetti e procedere guidati da un senso di curiosità, globalità, diversità e amore.
Vi auguro di poter imparare il più possibile dal vostro viaggio.
Spetta a noi immaginarlo... e viverlo.
Grazie.
Tratto da: http://www.loreena.terrediconfine.net
Un grazie particolare ad Alessandro Musarra (bilber@email.it) per averci segnalato questo testo.