tecniche della meditazione buddistaLa meditazione è uno dei cardini della pratica buddista, ossia di quell’insieme di strumenti e tecniche grazie ai quali monaci e fedeli buddisti vivono la propria spiritualità. Il termine sanscrito per indicarla è dhyāna, che fa riferimento al contempo ad una tecnica contemplativa e ad uno stato di coscienza raggiunto dal meditante.

Ricordiamo che il Buddismo si sviluppa, nel corso della sua storia, lungo 3 direttrici principali: la scuola Theravada, per intenderci la più ortodossa; la scuola Mahayana, più orientata anche alla pratica dei laici, e la scuola Vajrayana, di orientamento tantrico. In queste 3 correnti la meditazione viene intesa e praticata con tecniche talvolta diverse, pur mantenendo obiettivi sostanzialmente comuni.

Vediamo come funziona la meditazione nel buddismo; conosci già il funzionamento della meditazione nel buddismo? Allora potrebbe interessarti Osho, la meditazione per aprire il terzo occhio.

La meditazione buddista: alcune premesse

Per comprendere la meditazione buddista dobbiamo capire esattamente a cosa serve, quindi qual’è la sua funzione nell’economia della vita di un praticante. Buddha parlò di 4 nobili verità in riferimento alla condizione umana: tutto è dolore (1), e il dolore (2) si origina dal desiderio (brama); è possibile che questo dolore cessi (3), ed esiste un percorso, una via che consente di emanciparsi da esso (4). Questa via è l’Ottuplice Sentiero.

meditare nel buddismoSi tratta di un insegnamento enunciato dal Buddha che contempla 8 parti, 8 aspetti di cui tener conto per vivere in modo perfetto raggiungendo la liberazione dal dolore, quindi il nirvana (cessazione). Prima vengono i perfezionamenti morali: la retta parola, la retta azione ed i retti mezzi di sussistenza. Poi tocca ai perfezionamenti meditativi: retto sforzo, retta presenza della mente e retta concentrazione. Infine ci sono i perfezionamenti della saggezza, ovvero retta visione e retta intenzione. La retta presenza mentale richiede la capacità di esercitare distacco dalla tṛṣṇā, ovvero il desiderio. La padronanza interiore, invece, si raggiunge con la “visione”, ovvero dhyāna.

Obiettivo finale delle pratiche buddiste è la cessazione (nirvana) o liberazione (vimutti), definita anche come “risveglio” (bodhi).

La meditazione buddista: tipologie e funzionamento

Nel buddismo la meditazione è una via verso il risveglio, la possibilità di acquisire consapevolezza dissolvendo le illusioni che ci trattengono nella sofferenza.

I buddhisti riconoscono due principali tipologie di meditazione: Samatha, o le meditazioni di concentrazione, e Vipassana. Samatha è la tipologia base, che richiede l’osservazione del flusso spontaneo del respiro per ottenere uno stato di perfetta concentrazione, al fine di purificare la mente da ciò che la disperde o distrae. Grazie a diversi “stati di assorbimento”, il meditante può raggiungere la pace interiore, propedeutica all’esercizio nella meditazione Vipassana.

A differenza di Samatha, la meditazione Vipassana non prevede l’esercizio della concentrazione in un punto, ma piuttosto il totale espandersi dello stato attentivo a tutti gli stimoli interni ed esterni, un lavoro dedicato allo sviluppo della consapevolezza totale.

Nei prossimi articoli scopriremo nel dettaglio come funziona la meditazione buddista.

 

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