osho meditazione benessereOsho Rajneesh, all’anagrafe Chandra Mohan Jain, insegnò un particolare stile di meditazione noto come meditazione dinamica.

Il nome della meditazione Osho già tradisce l’intento anticonformista: ossia sviluppare una tecnica di meditazione imperniata non sulla stabilità fisica, come avviene ad es. nello yoga o nella Vipassana, ma costruita sul movimento e l’esigenza di “sbloccare” il corpo dalle sue corazze.

Se conosci già questo tipo di meditazione impara tutto sulla meditazione zen, ma a cosa può servire?

La Meditazione Osho

La meditazione dinamica è sicuramente la più nota tra le tecniche meditative insegnate dal guru indiano. Per questa ragione è anche nota come “meditazione Osho“, anche se furono diverse le tecniche utilizzate nei suoi ashram.

Nella meditazione dinamica si persegue un obiettivo specifico: mettere a tacere il mentale, raggiungere la “non mente”, che coincide con uno stato di piena presenza, non turbato dall’incessante lavorìo psichico.

Per farlo, Bhagwan (soprannome di Osho – significa divino) utilizzò un metodo dinamico e catartico, che invita alla manifestazione somato-emozionale ed alla totale disinibizione, prima di sperimentare il vero raccoglimento meditativo.

Il principio della meditazione Osho è dunque semplicissimo: per  mettere a tacere la mente bisogna prima sfinire il corpo, dargli libera espressione, scioglierne i nodi e le tensioni. Poi, finalmente, potrà emergere una presenza pura, uno stato di quiete interiore non turbata dai psichici ordinari del quotidiano.

Le fasi della meditazione Osho

 

la meditazione ed oshoLa meditazione Osho, ovvero la meditazione dinamica, si articola in 4 fasi. Ogni fase fa da premessa a quella successiva, per una durata complessiva di circa 1 ora.

Fase 1: è la fase della respirazione caotica. In questa fase, sottolinea Osho, bisogna “combattere contro la civiltà”, nel senso di utilizzare una respirazione furiosa e incontrollata, liberandosi dalla pressione dei condizionamenti e dell’addomesticamento culturale. Per 10 minuti, dunque, il meditante respirerà (in piedi) in modo scomposto, aiutandosi con la mimica.

Fase 2: la pazzia. In questa fase il meditante letteralmente “esplode”, lasciando che il suo corpo si contorca, urla, salti, rida, pianga, senza alcun controllo della propria parte vigile.

Fase 3: il mantra. Dopo i 10 minuti di follia si comincia a saltellare, ripetendo il mantra “hu!” ed aiutandosi con un movimento delle braccia.

Fase 4: lo Stop! Questa fase richiede necessariamente la presenza del maestro. Egli, infatti, utilizzerà un comando di “stop!” per bloccare istantaneamente tutti i meditanti nella posizione esatta in cui si trovano. La tecnica, mutuata dal mistico armeno Gurdjieff, ha l’obiettivo di renderci testimoni di quel che accade in tutto il nostro essere, ovvero corpo, emozioni e pensieri. E’ qui che può manifestarsi un momento di presenza, un barlume di vita oltre l’incessante alternarsi delle nostre maschere.

15 minuti di immobilità, poi la celebrazione: la meditazione termina con una libera danza celebrativa, per accogliere il dono ricevuto dall’esercizio.

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