La meditazione e la scienza

Negli ultimi anni si moltiplicano gli studi scientifici sulla meditazione e lo yoga, che avvicinano la scienza medica ad una codifica esatta dei benefici di queste pratiche.

È dagli inizi del ‘900, con qualche eccezione nei decenni precedenti, che l’Occidente si interessa a yoga e meditazione. Basti pensare che J.H. Schulz, l’inventore del training autogeno, prese molte delle sue tecniche dal Raja Yoga. O che elementi dello yoga tradizionale confluiscono nel Pilates.

Studi più accurati in campo medico-scientifico sono possibili con l’utilizzo dell’ECG (elettrocardiogramma) e dell’EEG (elettroencefalogramma), che consentono di monitorare letteralmente il meditante e lo yogin.

Scpri tutto sulla meditazione trascendentale per aprire il terzo occhio.

La scienza medica studia yoga e meditazione

Nelle prime indagini scientifiche sullo yoga è stato appurato che la pratica riduce il ritmo del respiro, rallenta il battito cardiaco e rende più facile il rilassamento, seppur in condizioni cerebrali diverse da quelle del sonno. Tomo Hirai, uno psichiatra giapponese, negli anni ’60 monitorò diversi monaci zen verificando l’aumento delle onde alfa nel cervello e la diminuzione del consumo di ossigeno.

Gli studi più recenti, spesso pubblicati su prestigiose riviste scientifiche, si muovono in numerosi altri ambiti per verificare i reali benefici della pratica meditativa.

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Psychotherapy pochi anni fa evidenzia le caratteristiche comuni a tutti i tipi di meditazione, ed utilizzabili anche in un ambito terapeutico: il miglioramento della capacità di concentrazione e rilassamento, l’accento sull’autoesplorazione, la modificazione degli stati di coscienza ordinari e la possibilità di interagire con la psicoterapia.

la meditazione e la scienza medicaAltro esempio: un esperimento della York University di Toronto ha visto 22 donne affette da fibromialgia praticare 2 volte a settimana, per 8 settimane, lo yoga integrale con asana, pranayama e dhyana (meditazione). I risultati? Un evidente miglioramento ed un aumento della produzione di cortisolo.

Il cortisolo, appunto. Perchè il rapporto tra meditazione yoga e scienza medica si può tradurre anche in una indagine più precisa sulle modificazioni ormonali dopo la pratica meditativa.

La meditazione, infatti, consentirebbe di regolare la produzione dell’ormone cortisolo, da alcuni definito come l’”ormone antistress”. Inoltre è in grado di aumentare la produzione di melatonina, del neurotrasmettitore serotonina e dell’ormone DHEA, inibendo invece il neurotrasmettitore noradrenalina responsabile di molti stati di stress.

Meditazione, scienza e psicologia

Anche in ambito psicologico la meditazione trova un’ampia gamma di applicazioni. La meditazione della mindfulness, nata con J.K. Zinn, è in realtà un tentativo di rendere laica e monitorabile sul piano scientifico la pratica meditativa. Secondo gli ultimi studi la mindfulness aiuterebbe la liberazione di dopamina, neurotrasmettitore importantissimo per il nostro buon umore, il che la rende particolarmente utile nel trattamento di stati depressivi ed abbinata ad un percorso di psicoterapia.

0 Commenti

Lascia un commento

Lascia il tuo commento

Lascia un commento