meditazione buddista e sua utilitàLa meditazione è una pratica fondamentale all’interno di tutte le scuole buddiste. Per una ragione molto semplice. Scopo del buddismo è fornire un antidoto alla sofferenza umana, sofferenza di cui sono pervase tutte le cose e le esperienze perché nell’universo regna l’impermanenza e la caducità.

Questo era l’antico insegnamento del Buddha. Ma come può esserci utile, oggi la tecnica di meditazione sviluppata nelle scuole buddiste? La meditazione buddista è ancora attuale?

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Meditazione e buddismo

Se la meditazione (satipatthana) ha uno scopo, nel buddismo, questo è la liberazione: la liberazione dall’identificazione con le nostre percezioni, con i pensieri e più in generale con il nostro io, la causa principale della sofferenza. Soffriamo, secondo il buddha, perchè crediamo di avere un io stabile, ci illudiamo di essere eterni mentre la nostra vita è perenne trasformazione, ed anche il nostro corpo cambia di continuo rinnovando tutte le sue cellule.

Solo il distacco, solo l’equanimità potranno liberarci dalla sofferenza impedendoci di ritornare nella catena del samsara, la ruota delle continue rinascite. Ci accorgeremo così di essere una piccola goccia nell’infinito oceano della Coscienza.

Lo scopo della meditazione nel buddismo

 

Cosa farà il meditante buddista per liberarsi dalla sofferenza? Imparerà ad essere presente a se stesso, a sviluppare una funzione di osservatore equanime, di “occhio interiore”, uno sguardo neutro e compassionevole verso la vita.

In Occidente spesso si identifica il distacco dei buddisti con una sorta di apatia, di vuoto emozionale. Eppure non a questo mira la meditazione buddista. Anzi, essa educa l’osservatore affinché si possa sperimentare ogni cosa in modo più pieno e intenso possibile, liberi dai condizionamenti della nostra storia personale.

budda e meditazioneMeditare significa, nel buddismo, contemplare l’attività del corpo e della mente. Per farlo, si impara a mantenere una posizione del corpo stabile e comoda, con la schiena ben dritta. E si utilizza un oggetto di osservazione, il respiro, che aiuti a raggiungere una certa calma della mente.

La meditazione buddista, dunque, può tornare utile per capire e comprendere quanto siamo condizionati, quanto siamo reattivi e non attivi, quanto dipendiamo dalle cose piuttosto che determinarle.

La meditazione insegnata dai buddisti, anche nelle sue forme successive (samatha e vipassana) è un esercizio di distacco ma anche un training sull’attenzione. Non serve di certo a farci sentire dei superuomini, ma ci aiuta a sviluppare e coltivare un atteggiamento di equanimità, aprendo il nostro cuore a tutti gli esseri perchè così vicini alla nostra stessa condizione.

La pace interiore è un risultato graduale ed evidente, che si accompagna ad una maggiore capacità di comprendere le cose, tollerare i momenti difficili e gli schemi reattivi nel nostro comportamento.

La meditazione buddista, insomma, vuole semplicemente avvicinarci al vero nucleo di noi stessi.

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