osho e la meditazione oshoLa meditazione Osho è tra le più conosciute in Occidente dopo l’exploit del maestro indiano negli ultimi decenni, come del resto quella buddista, scopri come la meditazione buddista può esserci utile.

Ma chi era veramente Osho? Com’è arrivato ad elaborare il suo percorso spirituale?

La storia di Osho

Nato a Kuchwada, in India, l’11 dicembre 1931, Osho Rajneesh è ufficialmente considerato tra i più influenti maestri spirituali della nostra epoca.

Il suo vero nome, Chandra Mohan Jain, gli fu dato dai genitori di religione giainista, anche se Osho visse soprattutto con i nonni materni. Curioso e ribelle sin da piccolo, Chandra mostrava un interesse spiccato per le tematiche spirituali, risvegliato da esperienze forti come la morte del nonno e della cugina. Racconta di aver sperimentato l’lluminazione a soli 21 anni, continuando però gli studi e laureandosi a pieni voti in filosofia.

Divenuto docente universitario, Chandra continuò a tenere seminari di meditazione, lasciando dopo pochi anni l’insegnamento per dedicarsi a conferenze e campi di meditazione. Sin dagli anni ’60, Chandra si fece notare anche per il modo originale con cui affrontava le tematiche sessuali, irritando non poco le autorità religiose locali per le sue larghe vedute.

Gli inizi della meditazione Osho

 

osho e la sua tecnica di meditazioneDal 1969 Osho (il cui nuovo nome, che avrebbe usato solo dagli anni 80, significa oceanico), iniziò ad insegnare tecniche di meditazione, tra cui la sua caratteristica meditazione dinamica. Stabilito un ashram a Pune nel 1974, cominciò ad insegnare stabilmente attirando anche l’attenzione dell’Occidente.

Oramai famoso in tutto il mondo, Osho si trasferisce nel 1981 in Oregon, USA, nella grande comune di Rajneeshpuram. Qui i suoi discepoli (sannyasin) indosseranno la caratteristica veste arancione, facendo crescere esponenzialmente la comunità in tutti i sensi.

Per una serie di dissidi interni, Osho si troverà tuttavia a vivere l’esperienza del carcere, tornando però a Pune nel 1986 per poi essere nuovamente espulso, e ritornare un’ultima volta nel suo vecchio ashram. Assunto il nome di Osho solo nel 1989, Chandra vivrà ancora per un anno, spegnendosi forse per avvelenamento in un clima denso di intrighi e sospetti.

La portata del suo insegnamento è ancora oggi incredibilmente vasta e ricca, e numerosi discepoli (o presunti tali) continuano ad insegnare le sue tecniche di meditazione attiva.

Controverso, scomodo, ma anche incredibilmente profondo, moderno ed attuale, Osho ha insegnato a riscoprire l’autentico slancio vitale dell’esistenza, il linguaggio del Sè fuori dalle corazze e dalle restrizioni della personalità. Le sue meditazioni sono attive e catartiche, perché nella visione di Osho l’uomo contemporaneo vive in una sorta di gabbia di cristallo, bloccato da un’educazione rigida e schematica, soffocato dalle pressanti richieste del mondo che lo vuole efficiente e meccanico.

La via, l’unica via, è ritrovare il contatto con sé stessi, quindi con la Fonte, con l’Origine.

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