Esiste una meditazione cristiana? Troviamo davvero qualcosa di simile alla meditazione orientale nelle scritture cristiane o nella tradizione dei Padri della Chiesa? Per comprenderlo dobbiamo dare uno sguardo più attento ai Vangeli. Ma non solo.

Oltre la meditazione cristiana esistono altri diversi tipi di meditazione, tra cui la meditazione yoga, ecco come funziona ai giorni nostri.

Che cos’è la meditazione cristiana?

la meditazione cristiana ecco cosa èLeggendo i Vangeli non troviamo nessuna descrizione accurata di tecniche psicofisiche, in stile Yoga e affini. Piuttosto, molti passi evangelici sono dei riferimenti espliciti all’introspezione ed all’indagine interiore.

Luca, ad es., riporta le parole di Gesù sul fatto che il Regno dei Cieli sia “dentro di noi”.  San Paolo, invece, parla di “uomo interiore” o della necessità di “destarsi” dal “sonno dei morti”.

Nei Vangeli notiamo anche che Gesù, in alcuni momenti, si ritira a pregare “nel segreto”, in solitudine, ma soprattutto nel segreto della propria interiorità. Oltre a queste allusioni, i riferimenti all’indagine interiore sono pochi.

La parola meditazione, invece, comparirà solo nel seno della tradizione monastica, alcuni secoli più tardi, con un significato totalmente diverso. Essa infatti verrà definita come un momento della lectio divina, la lettura dei testi sacri scandita nelle 4 fasi della lectio, della meditatio, dell’oratio e della contemplatio.

L’etimologia parla chiaro: il latino meditari deriva infatti dalla radice ma- (misurare, oppure pensare) e fa riferimento ad un’attività riflessiva, del pensiero.

Esempi di meditazione cristiana

 

Ma la tradizione cristiana, dalle origini ai giorni nostri è piuttosto corposa. Così incontriamo svariati esempi di esercizi spirituali e tecniche che somigliano molto da vicino alla meditazione orientale. Oppure di tecniche che richiamano esercizi spirituali in uso nel mondo greco, soprattutto tra filosofi stoici, epicurei e neoplatonici.

L’attenzione all'”uomo interiore”, ad esempio, fu coltivata dalle sette gnostiche, che proposero un cristianesimo sincretistico e velato di orientalismi, ricco di strane tecniche psicagogiche.

Restando nell’Ortodossia, invece, grandi padri della Chiesa come Clemente Alessandrino hanno più volte evidenziato l’importanza di esercitare il distacco e la contemplatio, per avvicinare l’uomo a Dio.

Distacco, appunto, è la parola chiave della spiritualità cristiana. La troviamo nei padri del deserto, i monachos, che attraverso il distacco fisico dal mondo allenavano l’uomo interiore. Oppure la incontriamo all’interno di una teologia apofatica, negativa, dove  l’unico modo per avvicinarsi al Divino è “togliere”, esattamente come fa lo scultore con le sue opere.

Sono evidenti qui i parallelismi con la meditazione orientale, basata anch’essa sull’allenamento alla “distanza” dalle cose, alla non identificazione.

la meditazione nel cristianesimoTra i mistici renani, come Meister Eckhart, troviamo sorprendenti vicinanze con l’attitudine dei meditanti indiani. Per avvicinarsi a Dio l’uomo ha bisogno di liberarsi da tutti i condizionamenti, trascendendo il mondo sensibile delle dualità. E’ questa la vera “povertà di spirito” : solo facendo il vuoto dentro di sé è possibile sentire la presenza imperiosa del Divino.

Volendo cercare paralleli tra la meditazione cristiana e le tecniche orientali, troviamo numerosissimi agganci con personaggi appartenenti a diverse epoche della storia del Pensiero.

Impossibile non citare, tra questi, anche Ignazio di Loyola, l’autore degli “Esercizi Sprituali”, un vero manuale di tecniche interiori cristiane che include l’esercizio della rammemorazione, dell’esame dei pensieri, dell’immaginazione creativa.

Ed oggi? Nel 1989 il Sant’Uffizio ha redatto un documento (Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su Alcuni Aspetti della Meditazione Cristiana) per specificare, eliminando le ambiguità, le differenze tra meditazione cristiana e meditazioni orientali. All’interno del testo è l’invito a non mescolare stili diversi, per non abbandonare il costante riferimento a Cristo della pratica cristiana e soprattutto evitare che la meditazione diventi auto-estaltazione, aspirazione a stati estatici o alterati.

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