meditazione  terzo occhio e benessereAbbiamo sicuramente già sentito parlare di “Terzo Occhio”, ovvero del cosiddetto “occhio spirituale” o “occhio dell’anima”.

Al di là di favolistiche aspirazioni all’illuminazione veloce, cosa possiamo farcene delle teorie sul terzo occhio? Esiste una meditazione sul terzo occhio davvero efficace? E che effetti può garantire?

Se hai deciso di dedicarti a queste tecniche meditative per fini esclusivamente riferiti allo stare bene, scopri come la meditazione buddista è utile per ritrovare il benessere.

Meditazione e terzo occhio: ecco la tecnica

Chi pratica meditazione sa che l’apertura del cosiddetto “terzo occhio” è conseguente ad un aumento della consapevolezza, quindi ad un profondo lavoro su di sè.

Il terzo occhio è definito proprio come un centro energetico (corrispondente alla posizione del 6° chakra, ajna), la cui apertura garantirebbe una visione profonda non solo interiore, ma addirittura esteriore, con la capacità di acquisire alcuni “poteri” come la chiaroveggenza e la visione dell’aura.

Secondo alcuni studiosi l’apertura del Terzo Occhio richiederebbe un lavoro sul cosiddetto segmento oculare, l’armatura oculare individuata nella terapia caratteriale di W. Reich. Più in generale, aprire quest’occhio significa intervenire in un’area del campo energetico normalmente “chiusa” o atrofizzata, che implica dunque un lavoro di riattivazione.

Il noto maestro indiano Osho Rajneeesh ha parlato più volte di terzo occhio e meditazione sul terzo occhio, indicando anche una via pratica per raggiungere la sua “apertura”. Nel libro “la verità che cura”, Osho suggerisce di trovare anzitutto una postura comoda, la base per ogni tecnica di meditazione. Fatto questo, consiglia di massaggiare lo spazio tra le sopracciglia con l’incavo del nostro palmo della mano, per 3 minuti, con un lento movimento antiorario che sia anche uno sfregamento verso l’alto.

Osho indica, se la tecnica sembra inefficace, di provare con il movimento inverso, ossia verso il basso.
Al movimento andrebbe abbinata la visualizzazione di un punto di luce, proprio all’altezza dell’occhio interiore.

Anche nel “Libro Arancione”, un classico per i seguaci di Osho, troviamo alcune info molto importanti sulle tecniche di meditazione per il Terzo Occhio. Qui Osho sostiene che, solo fissando una fiamma (di candela) per un’ora al giorno, ed insistendo per mesi con la tecnica, il terzo occhio inizierà a funzionare correttamente.

Ma Osho non è stato l’unico maestro contemporaneo ad occuparsi di terzo occhio. Molto interessanti, ad esempio, sono gli esercizi di O.M.Aivanhov o le tecniche suggerite da Douglas Baker.

Letture su meditazione e terzo occhio

 

meditare terzo occhioPer capire cos’è e come funziona il terzo occhio possiamo fare qualche lettura valida, stando attenti a non cascare in libri ambigui o dalle prospettive un pò fantasiose. Un classico del settore è “il Terzo Occhio” di Lobsang Rampa, più un racconto che un manuale, da prendere con le pinze ma piacevole per immergersi nelle atmosfere del “magico” tibetano. Molto validi sono “lo Yoga” di Mircea Eliade, trattato completissimo, o “Il Terzo Occhio” di Douglas Baker.

Più di recente è uscito “Come aprire il terzo occhio” di Harald Wessbecher, manuale pratico dedicato proprio alle tecniche che consentirebbero di agire sull’“occhio interiore”.

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