Quale connessione c’è tra meditazione e terzo occhio? Esistono tecniche meditative in grado di “aprire” il terzo occhio? Ma soprattutto, cosa significa veramente aprire il terzo occhio? Cerchiamo di rispondere con calma a tutte queste domande.

La meditazione in questi ultimi anni si sta sempre di più accostando alla medicina tradizionale, e viceversa, leggi tutto sulla meditazione in rapporto alla scienza medica.

Meditazione e terzo occhio: ecco il segreto

la meditazione e il terzo occhioBasta una veloce ricerca sul web per capirlo: tutti parlano di terzo occhio, propongono tecniche speciali e formule per aprirlo in poche mosse. Ma si tratta davvero di un argomento così alla portata?

Sappiamo che il terzo occhio non è un occhio a tutti gli effetti, ma una sorta di occhio spirituale, metafisico.

Il luogo del corpo fisico dove si collocherebbe il terzo occhio è tra le sopracciglia, all’altezza del cosiddetto plesso cavernoso. Per la fisiologia mistica indù questa è la sede di Ajna chakra, il sesto chakra.

Il terzo occhio viene descritto anche come “occhio di Shiva“, l’occhio della visione spirituale. Ad esso si collega la funzionalità della ghiandola pituitaria (ipofisi), ma altri connettono le funzionalità di Ajna anche alla ghiandola pineale (epifisi).

La meditazione che lavora sul terzo occhio produce delle modificazioni anche misurabili nell’attività di queste ghiandole, modificazioni che si traducono in facoltà come la chiaroveggenza.

Cosa significa, dunque, aprire il terzo occhio? Attenendoci alle descrizioni di chi dice di averlo sperimentato, l’apertura del terzo occhio pare corrisponda all’acquisizione di una “nuova visione”, intuitiva e chiaroveggente, diversa da quella ordinaria e più penetrante.

Con il terzo occhio sarebbe possibile vedere i mondi spirituali, l’aura, “sbirciare” nel passato o nel futuro, guardare dentro il corpo e attraverso gli oggetti, ascoltare i pensieri degli altri e molti altri “poteri” del genere.

Anche la scienza sembra fornirci alcune prove relative all’esistenza del terzo occhio. Vitaly Pravdivtsev, scienziato russo, ha dimostrato che alcune persone possono irradiare immagini cerebrali dal punto situato tra le sopracciglia, come si trattasse di un occhio a tutti gli effetti.

Il terzo occhio secondo Pravdivtsev è un organo realmente esistente, seppur embrionale, un organo con i suoi fotorecettori e le sue cellule, che spunta nel feto durante i primi due mesi per poi sparire. L’epifisi, la misteriosa ghiandola pineale, sarebbe così il residuo di questo antico retaggio.

Le meditazioni per il terzo occhio

 

meditazione e terzo occhioEsistono diverse meditazioni in grado di agire sul terzo occhio. Tutte hanno alcuni elementi in comune:

– Fanno uso della visualizzazione, dell’immaginazione creativa o semplicemente dell’attenzione (ad esempio focalizzando l’attenzione tra le sopracciglia, anche senza ricorrere a visualizzazioni);

– Utilizzano come base di partenza gli accorgimenti classici per la meditazione (trovare un luogo tranquillo, sedere con la schiena dritta ecc.);

Si tratta di meditazioni anche piuttosto semplici, ma la cui pratica richiede costanza ed attenzione. E’ preferibile, infatti, essere seguiti da un insegnante specializzato o di effettuare queste tecniche all’interno di un preciso percorso spirituale.

Alcuni maestri spirituali, ad esempio, consigliano di praticare esercizi sul terzo occhio solo all’interno di un vero sentiero spirituale, quando la motivazione è alta e l’esperienza con i mondi sottili è maggiore. Inutile, infatti, cercare di aprire il terzo occhio senza aver risanato gli squilibri energetici dell’intero organismo.

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