La meditazione Osho non è soltanto un tipo di meditazione: è soprattutto un approccio, un modo di lavorare con i blocchi emotivi e caratteriali, un bagaglio originale di tecniche e strumenti.

Osho Rajneesh, carismatico maestro indiano morto nel 1990, ha lasciato un’eredità “importante” per chi si occupa di spiritualità ed evoluzione interiore. Il suo approccio alla meditazione, infatti, un pò rovescia i modelli tradizionali e fa uso della follia controllata, della rottura di schema, della provocazione, del movimento liberatorio, oltre che di altre tecniche mutuate dalla spiritualità orientale ed occidentale.

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Meditazione Osho: dal caos allo sguardo interiore

meditazione osho per guardare dentro se stessiOsho Rajneesh descrive l’uomo ordinario, specie occidentale, come “addormentato”, ovvero immerso nell’identificazione con i contenuti della mente, e totalmente succube del movimento incessante dei pensieri.

La mente, questo mulinello che lavora senza sosta, è per Osho il fattore che più impedisce il contatto con il Divino, con il nostro Sé profondo. Se la meditazione ha un obiettivo, dunque, è anzitutto quello di mettere a tacere la mente, di renderla tranquilla, o più semplicemente di sviluppare una consapevolezza profonda rispetto all’attività della mente stessa. Cosa significa esattamente?

Vuol dire che bisogna educarsi ad uno sguardo interiore, che riesca a cogliere la complessità e la caoticità del nostro mondo interno. Uno sguardo che, lentamente, prenda le distanze dal flusso mentale fino a mantenerci in una condizione di presenza, di ascolto di noi.

Su questo aspetto la meditazione Osho ricorda molto da vicino gli approcci di diverse tradizioni spirituali. Su tutte pensiamo al sistema di G. I. Gurdjieff, ma anche alle provocazioni di Krishnamurti, all’attenzione per il mentale dei buddhisti, all’abrasività della psicoterapia della Gestalt.

Ritrovare la calma con la meditazione Osho

 

buddha e meditazione oshoLa meditazione Osho lavora con il caos per ritrovare la calma. Conduce all’estremo il corpo per aprire uno spazio di ascolto, di quiete interiore. Crea le condizioni affinchè, dopo esserci svuotati dalle energie ristagnanti, possiamo guardare dentro di noi, “sentire” profondamente la presenza del nostro intero essere.

La meditazione Osho vuole farci sentire totali, monolitici, non come accade nella vita ordinaria quando siamo “dispersi” in tanti piccoli “io”.

La via alla consapevolezza passa attraverso un momento di caos: solve et coagula dicevano gli alchimisti, ovvero prima dissolvi blocchi ed impedimenti, poi consolida il nuovo stato, trova una nuova sintesi.

Come nella psicoterapia, nella meditazione Osho il percorso che conduce alla guarigione passa attraverso una catabasi, un viaggio negli abissi, dal quale risalire vestiti con un abito nuovo, un abito di consapevolezza.

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